SOLENNITA’ DELL’EPIFANIA DEL SIGNORE

Come possiamo noi diventare lettori di segni, e non scribi sotto un cielo vuoto?
Proviamo a percorrere il cammino insieme ai Magi, come fosse una cronaca dell’ani­ma.

I. Il primo passo lo indica I­saia: «Alza il capo e guar­da!». La vita è estasi, uscire da sé, guardare in alto; u­scire dal piccolo perimetro del sangue verso il grande giro delle stelle, dalle mille sbarre dietro cui si rin­chiude e si illude il Narciso che è in me, verso l’Altro. Aprire le finestre di casa ai grandi venti.

II. Mettersi in strada dietro una stella che cammina. Per trovare Cristo occorre andare, indagare, scioglie­re le vele, viaggiare con l’in­telligenza e con il cuore. Cercare è già un po’ trova­re, ma trovare Cristo vuol dire cercarlo ancora, an­dando però insieme, come i magi: piccola comunità, solitudine già vinta; come loro fissando al tempo stes­so gli abissi del cielo e gli occhi delle creature.

III. Non temere gli errori. Occorre l’infinita pazienza di ricominciare, e di inter­rogare di nuovo la Parola e la stella, non come fa uno scriba, ma come fa un bambino. Come guarda un bambino? Con uno sguar­do semplice e affettuoso.

IV. Adorare e donare. Il do­no più prezioso che i Magi possono offrire è il loro stesso viaggio, lungo quasi due anni; il dono più gran­de è il loro lungo desiderio. Dio desidera che abbiamo desiderio di lui.

«Per un’altra strada ritor­narono al loro paese». An­che il ritorno a casa è stra­da nuova, perché l’incon­tro ormai ti ha fatto nuovo:
«Cercatore verace di Dio è solo chi inciampa su una stella, scambia incenso ed oro con un ridente cuore di bimbo e, tentando strade nuove, si smarrisce nel pulviscolo magico del deserto…» (D.M.Montagna).

Ermes Ronchi