Anno Pastorale 2025/2026

Il nuovo tratto di strada che vorremmo condividere quest’anno ci aiuterà a volgere lo sguardo verso una speranza che illumina le nubi che intralciano il cammino della nostra umanità.

“Siate lieti nella speranza”. Questa esortazione di San Paolo che vorremmo sostenesse la nostra azione a servizio del vangelo, presa dalla lettera ai Romani, si scontra con una realtà nebulosa che sembra volerla schiacciare. Perché dovremo stare lieti nella Speranza? Lo stesso San Paolo, nel cap 5,5 ci offre la risposta: perchè la Speranza non delude.
L’apostolo afferma la qualità singolare della speranza cristiana: non si tratta di una vaga attesa, ma di una certezza fondata sull’amore di Dio, effuso nei cuori dallo Spirito Santo. La speranza appartiene a un nuovo modo di stare al mondo, basato sulla consapevolezza dell’amore di Dio, già presente nella vita del credente, sempre da alimentare perché si sviluppi pienamente. Quel “non delude” nel suo etimo linguistico significa «non svergogna» o «non umilia».  

L’anno che inaugureremo domenica 28 ottobre 2025, con l’eucarestia delle 10.30, vorrebbe invitare a riposizionarci come al principio.
La riapertura della nostra chiesa parrocchiale restaurata in parte, vorrebbe aiutarci a ritornare a questo “principio”, eliminando fuorvianti incrostazioni che soffocano la verità e la bellezza della nostra storia.

Principio arché, parola di origine greca fortemente significativa, nei testi biblici ci rimanda non solo alla verità degli “inizi”, ma al contempo anche alla verità di ciò che è pieno compimento in Dio.

La speranza cristiana, che è dono del principio, non è un vago ottimismo verso il quale ‘aggrapparsi’ e tanto meno una fuga dalla realtà ma una vera e propria forza da riscoprire in noi e che come una “piccola bambina irriducibile che sta al centro, prende per mano la fede e la carità e le conduce in avanti” (Charles Peguy).
Questa bella immagine che personifica la Speranza, è come forza silente in ciascuno di noi, capace di farci guardare con occhi diversi la realtà e affrontarla. Non pensiamo ad una realtà generica in astratto, ma alla realtà della nostra Comunità parrocchiale e del nostro paese di Marrubiu.
La speranza cristiana costituisce un argine a quella forza corrosiva e malefica che induce al disfattismo, alla depressione e alla morte.

Anche nella nostra Comunità, in mezzo a tante luci, non possiamo non riscontrare evidenti segni di degrado che si evidenziano in quel senso di estraneità diffusa e nella mancanza di cura e rispetto dell’ambiente, nostra ‘casa comune’. Essa va custodita con amore, attraverso un investimento di energie che promuovano la ‘cultura del bello’ e di conseguenza della pace in tutti i settori della nostra vita.
Essere testimoni e pellegrini di speranza significa credere nella bellezza che sta ‘al principio’ della nostra storia e esserne grati a Dio.
Riprendendo un nuovo tratto di strada, affidiamo a Maria, nostra patrona, il tempo che verrà perché sia colmo di ogni attesa e fiducia.

Marrubiu, 01 ottobre 2025 

don Alessandro

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