In memoria di Sandro e Francesco. La nostra esperienza del corpo e quel bisogno di un “di più”

Cristo è risorto
dai morti,
primizia di coloro
che sono morti.
Perché, se per mezzo
di un uomo
venne la morte,
per mezzo di

un uomo
verrà anche
la risurrezione

dei morti.
Come infatti
in Adamo
tutti muoiono,
così in Cristo
tutti riceveranno

la vita.

1 Cor 15,20

Nei giorni scorsi ho vissuto con grande dolore la morte di due care persone che conoscevo: Francesco, morto a seguito di un incidente stradale mentre rientrava dal lavoro e Sandro, morto dopo appena tre settimane dal ricovero in ospedale per la scoperta improvvisa di un cancro ai polmoni.

Le morti di Francesco e Sandro, che appartenevano alla stessa Comunità,  sono state due tragedie che hanno gettato nello sconforto i familiari, i parenti e i tanti amici che hanno condiviso increduli, questo dramma. Li ho conosciuti ragazzi e hanno concluso la loro esistenza mentre stavano realizzando i loro sogni, non avendo neppure raggiunto i cinquant’anni.
Francesco aveva partecipato a due importanti missioni militari,  lontano dagli affetti più cari e a rischio della vita più volte. Sandro, da giovanissimo, dopo il diploma conseguito brillantemente, lascia il suo paese d’origine per intraprendere il suo iter professionale in un’importante azienda italiana, dove emergono da subito le sue qualità e le sue competenze, non solo professionali ma anche umane e relazionali. Ha concluso la sua vita accompagnato con affetto, giorno e notte, da amici e colleghi di lavoro che sono stati,  per Sandro,  la sua seconda famiglia.

Sono stato fortemente provato da queste due morti, conoscendo non solo le loro famiglie,  specialmente quella di Sandro,  già provata da gravi lutti, mentre con  diversi suoi  amici  ho condiviso questo atroce dolore. In questi casi non solo la mia umanità è scossa e messa a dura prova, ma anche la mia fede.

Ho trascorso i giorni di ferragosto in modo surreale, fortemente provato da queste due tragedie. Simone, un caro amico di Sandro, vicino a lui fino alla fine, mi ha comunicato la sua morte appena deceduto, con un messaggio su whatsApp, dove mi ha scritto: Sandro è appena diventato il nostro angelo. Il senso di questo messaggio manifestava il sentimento sincero e il desiderio di una comunione vera con le persone che amiamo e che neppure la morte può sopprimere. In questi momenti ci esprimiamo nei modi più diversi per manifestare e allo stesso tempo preservare la sacralità delle relazioni quali l’amicizia, e l’amore. Tentativi che manifestano il desiderio di vita piena e vita vera che neppure la morte può annientare. E’ stato bello approfondire con Simone il senso profondo di ciò che si vive e nella fede di ciò che si crede. Le nostre parole sono sempre un tentativo che vuole esprimere la grandezza dei nostri desideri più profondi. E quando oltre alle parole viviamo una reale vicinanza anche fisica con le persone ai noi care, si coglie il senso non tanto letterale ma piuttosto quel sentimento impossibile ad esprimere che le nostre parole tentano di fare.
Stavo ancora rielaborando e realizzando la morte di Francesco e, dopo appena qualche giorno, anche quella di Sandro.
In questo triste frangente, mi sono stati di grande aiuto e consolazione i testi biblici della solennità dell’Assunzione di Maria. Testi che parlano non tanto di salvezza dell’anima, ma che esaltano l’importanza del corpo in tutte le sue manifestazioni.

Non ho potuto vedere il corpo di Francesco per questioni burocratiche ma il pomeriggio di ferragosto, guardando e toccando il corpo esanime di Sandro, circondato dall’affetto dei familiari e dal meraviglioso profumo degli amici e delle amiche presenti, ho avvertito un cedimento  interiore.

Rientrato a casa, la sera di ferragosto, provato anche dalla notizia della morte di tre parrocchiani, sono andato a rileggere uno scritto di Romano Guardini sul valore del corpo, di un’attualità e consolazione straordinarie.
Scrive questo autore: “Anima e corpo non sono grandezze che si possono separare in modo assoluto. Il corpo è oggetto di costante edificazione da parte dell’anima spirituale: anzi quel che si chiama corpo, ad ogni passo e in ogni atto della struttura che gli è propria, implica l’anima così vera che, se gliela si potesse disgiungere, non ne rimarrebbe più corpo, ma una mera configurazione biologica, anzi forse unicamente un certo conglomerato di composti chimici in disgregazione” (Romano Guardini, I novissimi).
Ho riletto e riflettuto sul messaggio inviatomi da Simone, e pur apprezzando il suo grande affetto avendo seguito Sandro fino all’ultimo, ho provato anche una certa insoddisfazione nel mio cuore, quasi una ribellione interiore all’idea che i nostri cari dovessero diventare angeli. Li voglio rivedere come li ho conosciuti, uomini e donne, con la ricchezza della loro piena umanità, dove il corpo non è ornamentale o funzionale ma espressione più vera di umanità, di concretezza, di prossimità, di vita piena.

Negli ultimi giorni di vita di Sandro, più volte gli ho stretto la mano e percepivo la risposta dei suoi sensi che ricambiava questo mio gesto.
Il pomeriggio di ferragosto, nella camera mortuaria, ho ripreso e stretto la stessa mano: era fredda, gelida, rigida. Non dava segni di vita, era la mano di un morto.  Avevo con me un testo di San Paolo che intendevo distribuire agli amici invitandoli a leggere alcune forti affermazioni scritte ai cristiani di Corinto, riguardo alla risurrezione di Gesù. Sempre con Simone, amico fedele di Sandro, è nata un’improvvisa conversazione, forse un po’ accalorata da parte mia, dove alla fine abbiamo condiviso la stessa speranza. Ribadivo che non mi stava bene che Sandro fosse diventato ‘angelo’, ma per me era importante credere e sperare di rivederlo nella sua piena umanità, anche col corpo, e percepire il calore della sua persona. Così pure per Francesco, per Sara, per mio padre e per le persone care che in quel momento mi venivano in mente.

Il dogma dell’Assunzione di Maria sancito dalla Chiesa, ci ripropone proprio questa verità. L’assunzione della Vergine è la celebrazione dell’esaltazione del corpo, non tanto un evento straordinario, men che meno un miracolo, ma la logica conseguenza del cristianesimo che vede nel corpo quella forma privilegiata attraverso la quale, il Padre si è manifestato come vero Dio e vero uomo. Questa forma supera la stessa importanza degli Angeli (vedi lettera agli Ebrei).

Purtroppo, lo dobbiamo riconoscere, nonostante uno dei due pilastri del Cristianesimo sia proprio il grande mistero dell’Incarnazione di Gesù, la Chiesa, forse condizionata da una concezione della cultura greca che vedeva il corpo come la prigione dell’anima, ha sempre presentato una visione quasi schizoide della persona umana composta di corpo e anima, privilegiando una certa superiorità e importanza dello spirito rispetto al corpo.

Nel II secolo, un padre della Chiesa, Tertulliano, così si esprimeva, in modo estremamente sintetico: «caro cardo salutis» «la carne è il cardine della salvezza». Questa frase esprime, in modo magistrale, l’importanza dell’esperienza corporea nella vita di fede,  e il suo significato si chiarisce meglio appena guardiamo alla nostra esperienza umana.  Significativa proprio perché i sentimenti, le emozioni e la nostra profonda interiorità si manifestano attraverso la nostra corporeità.
Noi non abbiamo un corpo,  siamo un corpo, destinato non alla disgregazione materiale ma all’espressione massima di tutto il suo potenziale, proprio perché non solo corpo.

Davanti all’immagine, in Parrocchia, della Vergine Maria dormiente, ho ripensato al corpo morto di Sandro, al corpo devastato di Francesco  e ai corpi provati dal dolore dei familiari e degli amici. Tutti abbiamo condiviso il dolore mediante il nostro stesso corpo che ha pianto e che si è espresso negli abbracci e nelle tante strette di mano.
E’ stato bello e consolante assistere al capezzale di Sandro, alla meravigliosa testimonianza di amore vero da parte di tanti amici, della sua numerosa famiglia e, degli stessi medici, i quali edificati dalla dimostrazione di tanto affetto, hanno permesso senza nessuna rigidità di protocollo le visite contingentate a tutte le ore.
L’amore, l’amicizia, il reale e generoso interesse per gli altri sono ‘sacramenti’ di eternità e ci pongono in stretta relazione con un mistero che supera la nostra stessa umanità ma che al tempo stesso la esprime.
Ancora una volta ho avvertito la morte nemica acerrima della nostra vita, tanto che fatico a chiamarla ‘sorella’ come la definiva San Francesco di Assisi.
Ringrazio Dio che, seppur con dolore, tramite il dono della fede, ci ha resi capaci  di squarciare quella cortina terribile e misteriosa che ci impedisce di cogliere luminosi fasci di luce, anche nella morte.

Ringrazio, ancora, Dio per il grande dono degli amici e di tutte quelle relazioni belle che accompagnano la mia vita. Relazioni non omogenee o monotematiche ma fortemente diversificate, anche con  amici non credenti, molto diversi e anche lontani dai miei valori, specialmente in ordine alla fede. Tutti questi amici sono per me uno stimolo a vivere la fede e la mia umanità di presbitero in modo autentico, senza finzioni. Ringrazio Dio per la meravigliosa testimonianza degli amici di Sandro e di Francesco, che sono la prova che l’amore è più forte della morte.

L’interrogativo del come, del dove, del quando e di ogni se, ci accompagnerà fino alla fine dei nostri giorni e sarà uno stimolo per non rassegnarci ad una visione pseudo religiosa della vita, fatta di luoghi comuni e teorie spiritualizzanti che favoriscono una fuga dal reale, ma di una fede che guarda in faccia la vita e la morte, e attesta con coraggio la fede nella propria umanità protesa verso un mistero che al tempo stesso la trascende.

Riposate in pace, cari Francesco e Sandro, riposate nella pace dei Santi, degli amici di Dio, nell’attesa della ‘nuova creazione’ quando, potremo godere pienamente la grande promessa della fede cristiana: la vita per sempre, con i nostri corpi.

don Alessandro