XXI domenica del Tempo Ordinario; commento al Vangelo

Quando Dio
ci domanda:
chi sono io
per te?

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. Mt 16,13-28

Ci sono domande che bucano il cuore, che arrivano dritte all’anima, dalle quali non si può sfuggire perché sono talmente chiare e precise che non lasciano aperte vie di fuga.

Bisogna rispondere con la stessa onestà con cui sono state poste, con la stessa chiarezza e trasparenza. Non interessano i sondaggi a Gesù, non gli importa contare gli adepti o plasmare le sue parole sulle opinioni delle persone per aumentare il numero dei discepoli: no, lui non è fatto di quella pasta che si adegua alle forme più convenienti, sa bene che scontenterà molti e che le sue parole saranno giudicate sovversive e che per questo lo condanneranno.
Cerca altro Gesù: cerca un contatto, una relazione. Non vuole formule teologiche o risposte imparate a memoria: non «cosa pensi di me?», ma «chi sono io per te? Dopo il tempo passato insieme, dopo la strada, i silenzi, il pane condiviso e moltiplicato e tutte le notti, dopo le tue grida di aiuto e quei pochi momenti di abbandono fiducioso, chi sono diventato per te?».
Non è un concetto l’amore, non è una banale definizione o una vuota nozione; non chiede di essere spiegato l’amore: è vita, sangue che scorre nelle vene e nutre ogni cellula, pelle che conosce i brividi, luce che illumina il volto e l’abisso. Per questo commuove la risposta di Pietro, perché mette in campo la vita: «Tu sei il Figlio del Dio vivente».
Commuove anche Gesù che lo proclama, senza bisogno di processi canonici, “beato” e non perché ha dato la risposta esatta, ma perché quel Dio della vita scorre nella sua vita e parla con lui, si muove con lui, accarezza e ama attraverso di lui, attraverso quell’uomo fragile. «Tu sei il Cristo», «Tu sei Pietro»: sembra il dialogo tra due amici che si riconoscono, che si riabbracciano felici.
E non importa se quello stesso Pietro dopo qualche ora non capirà il discorso di Gesù che preannuncia sofferenza e morte, se dopo qualche settimana farà finta di non averlo mai conosciuto: Gesù lo sa che è una roccia fragile, che sbaglierà e piangerà per i suoi errori. Ma Lui, il Figlio del Dio vivente, non si lascia ingabbiare dal presente, Lui scorre, come la vita, nel futuro. Lo genera.

Luigi Verdi