
Da Zuradili a Marrubiu
Il paesaggio marrubiese è caratterizzato da una moltitudine di ambienti in cui uomo e natura si incontrano da millenni, che dalle grandi lagune costiere in gran parte bonificate fra gli anni Venti e Trenta, passa per i grandissimi appezzamenti di terreno coltivati a cereali, ortaggi e vite della piana, fino a raggiungere bucolici paesaggi collinari e montani del Monte Arci. Tanta ricchezza e fertilità è testimoniata, oltre che dalla presenza di strategiche realtà produttive del settore agroalimentare, da meravigliosi beni culturali come i nuraghi Ceddus e S’Omu de S’Orku, il sito romano del Praetorium di Is Bangius sede del governatore della provincia di Sardegna e Corsica, la chiesetta medievale di Zuradili, la Metropolita Ortodossa fino al sito di archeologia industriale di Sant’Anna.
L’attore protagonista del patrimonio marrubiese è senza dubbio il Monte Arci, un vulcano ormai spento, ricco di sorgenti, specie faunistiche rare e tripudio della flora mediterranea, famoso per la presenza dell’Ossidiana, la roccia di vetro usata nella Preistoria per la fabbricazione di lame e frecce, di cui rappresentò la più importante fonte di approvvigionamento del Mediterraneo Occidentale. In ogni epoca gli uomini ne sfruttarono per le rocce, gli alberi, i pascoli, la selvaggina e le acque instaurando con esso un profondo legame. che nel bene e nel male ha segnato la storia marrubiese. Anzi, l’ha forgiata.
Il rapporto indissolubile tra la montagna e i marrubiesi vive nei segni lasciati dalla storia nelle pietre, nelle caverne o nei boschi del monte e riecheggia nelle leggende e nelle tradizioni che hanno plasmato l’identità del paese, a partire dalla storia di Zuradili, il villaggio abbandonato nel Seicento da cui deriva Marrubiu.
La chiesa di S. Maria di Zuradili sorge ai piedi del Monte Arci in territorio di Marrubiu, su una collina che domina la vallata circostante e da cui, tra un albero e l’altro è possibile scorgere il vasto lunato del Golfo di Oristano, le argentee acque degli stagni, e tutti i paesi che costellano il Campidano di Oristano: dall’antica capitale del Giudicato d’Arborea fino a Marrubiu.
L’edificio, in pietra locale, ha una pianta rettangolare e nel presbiterio presenta un altare novecentesco al di sopra del quale, all’interno di una nicchia è collocata la bellissima statua della Madonna della Pace donata dai reduci della Grande Guerra nel 1938, anno in cui la chiesa fu restaurata con grande partecipazione della popolazione di Marrubiu. Nonostante l’invasività dell’intervento -gli anziani parlano di un allungamento con relativo spostamento in avanti dell’area presbiteriale- le caratteristiche stilistiche originarie, puramente romaniche, non furono cancellate. Infatti, i sette conci concavi in tufo e calcare -fino agli anni Cinquanta, erano dodici- nella facciata dovevano accogliere dei bacini ceramici vivacemente decorati, secondo l’uso delle maestranze, probabilmente toscane, che importarono lo stile romanico in Sardegna. Questo fatto suggerirebbe di datare l’edificio alla piena età giudicale, cosa che sarebbe in linea con il rinvenimento nei pressi della stessa chiesa di alcune monete genovesi risalenti al periodo compreso fra il 1139 e il 1339. Tali elementi, se osservati alla luce dei resti archeologici e dell’esistenza di una strada detta “Su mori de is Pisanus” (il sentiero dei pisani), che partendo da detta chiesa consente di penetrare all’interno della selva del Monte Arci, permettono di supporre l’esistenza di un villaggio che durante l’età medievale dovette prosperare nei dintorni dell’edificio sacro.
Al momento non conosciamo le sorti del villaggio medievale, tuttavia nel 1643 esso veniva definito “distrutto” in una lettera indirizzata al Procuratore Reale J. Castelvì da F. Lepori e P. Deidda, i rifondatori della Zuradili seicentesca.
Le fonti che riguardano il villaggio d’Età Moderna sono maggiori e legate a doppio filo con lo sviluppo della devozione nei confronti della Madonna di Zuradili.
La storia di un’antica devozione (2)

Quella alla Madonna di Zuradili è un’antica devozione che si perpetua da almeno tre secoli. Alla base sta un voto come testimonia la consuetudine: la Madonna deve essere onorata con una festa che cade sempre la prima Domenica di Maggio e che ha una ritualità stabilita, rispettata da più di duecento anni; l’arrivo del simulacro seicentesco a Zuradili deve avvenire sempre il sabato precedente e non può essere rinviato per nessuna ragione. Esso deve essere presente alle funzioni domenicali, che consistono in una processione nel recinto della chiesa e in una messa, in cui il predicatore ricorda i defunti della pestilenza, l’azione salvifica del Signore per il tramite di Maria, nonché il legame antico tra Zuradili e Marrubiu nel segno della stessa Madonna.
Ma perché accade questo? Sulla base degli studi più recenti è possibile ricostruire che nel 1656, mentre la Peste Barocca toccava il suo culmine a Zuradili, come riportano i documenti, morirono 85 persone in poco meno di due mesi. Questa tragedia insieme ad altre concause dovette spingere i sopravvissuti, nel 1659, a chiedere al Procuratore Reale di poter abbandonare l’antico villaggio per fondare Marrubiu. Fino al 2007 e oggi nuovamente con Don Alessandro, il parroco o il predicatore durante la messa della prima Domenica di Maggio a Zuradili rammenta il legame filiale tra l’antico villaggio e Marrubiu, l’azione salvifica di Maria, “rimedio d’ogni male” e ricorda i defunti della peste seicentesca. Nel 1865 Don Luigi Lixi menzionava tra le funzioni effettuate nella medesima giornata, al pomeriggio una «processione e assoluzioni in giro al Cimitero». Don Daniele Trogu nel 1930, sempre per quanto concerne la Prima Domenica di Maggio, scriveva che nel recinto della chiesa «si fa la processione ed il Parroco, prima di partire processionalmente a Marrubiu, fa delle assoluzioni ai defunti di quella ancor visibile necropoli» inoltre, ricordava che la statua della Vergine di Montserrat, oggi conservata a Marrubiu, era in origine a Zuradili motivo per cui si effettua la festa.
La tradizione orale ricorda che Zuradili fu distrutta da una pestilenza provocata da Sa Musca Macedda (non si conosceva il batterio della peste) e che il simulacro della Madonna fosse stato rinvenuto su una roccia, Sa Pedra Santa in cui ancora oggi viene poggiata all’arrivo e alla partenza, a Zuradili. Un’altra tradizione orale, collegata alle due appena menzionate, riporta che i zuradilesi «pregant sa Madonna de frimai cussu flagellu», il quale uccideva adulti e bambini, «appustis de ai sunfriu daboris in d’ogna logu cun callentura ata». Dopo le preghiere, nei giorni successivi la pestilenza dovuta anche in questo caso a Sa Musca Macedda, andò diminuendo, lo sciame de sa musca finì in un buco sigillato da una roccia sopra la quale stava la Madonna. Grazie a ciò i sopravvissuti poterono fondare Marrubiu.
Sulla base di tutti questi dati si può dire che la festa possa essere legata alle vicissitudini che nel XVII secolo portarono alla morte di Zuradili e alla nascita di Marrubiu. Alla base del voto dunque starebbe la promessa di: commemorare i defunti della peste; ricordare l’intervento salvifico di Dio per il tramite di Maria a cui i zuradilesi si erano affidati ricevendo la grazia, fatto che ha poi consentito la nascita di Marrubiu; mantenere vivo il rapporto con le origini, nel segno di Maria, patrona di Zuradili e Marrubiu.
Il 18 giugno 1820 l’Arcivescovo di Oristano attraverso un decreto formalizzò la festa e permise che a partire dall’anno 1821 si celebrasse «al solito», quindi secondo una consuetudine già nota, «nella prima [Domenica] di maggio la festa della Vergine di Monserrato». Dal 1821 in poi inizia il conteggio ufficiale delle edizioni della festa, 201 con quella del 2022. D’altra parte, se si considerano l’«al solito» usato dal decreto e l’esistenza del voto, che il Diritto Canonico definisce «promessa libera e consapevole circa un bene migliore e possibile, fatta a Dio» (Canone 1191) e cioè atto devozionale che si mantiene nel tempo perché rende al Signore quanto a lui «è stato promesso e consacrato» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2102) è probabile che le edizioni siano molte di più e che la festa sia iniziata fin dalle fasi successive alla conclusione della pestilenza barocca o dalla nascita di Marrubiu, per onorare la Vergine che aveva ascoltato le preghiere, come avvenuto a Cagliari con Sant’Efisio e nel resto dell’isola in situazioni simili. Tuttavia, il voto non venne registrato nel Seicento e fu tramandato consuetudinariamente fino alla formalizzazione della festa.
Le fonti scritte conservate negli archivi, la consuetudine, la tradizione orale e le fotografie raccontano gli ultimi due secoli di storia della festa.
Il Sabato (3)
Dopo essere stato vestito nei giorni precedenti, il simulacro della Vergine viene arricchito con corone ed ex voto, quindi portato in processione insieme al simulacro di San Demetrio, anche questo seicentesco, fino alla roccia di Pranu Cerbus che delimita la fine del paese.
Arrivati alla roccia di Pranu Cerbus, dopo la benedizione e sa ramadura, San Demetrio, anch’esso testimonianza dell’antica Zuradili, viene portato nuovamente in Parrocchia accompagnato dagli anziani e dagli infermi che non possono affrontare il lungo cammino verso il monte, per rendere anch’essi parte della festa e non spezzare mai il legame fra la madre Zuradili e la figlia Marrubiu.
Al contrario la Vergine, preceduta dal corteo e accompagnata da centinaia di fedeli viene portata a spalla o su un cocchio trainato dai buoi fino all’antico villaggio. Qui arrivata per l’ora del Vespro, viene poggiata su Sa Pedra Santa. Questa tappa ha la funzione di ricomporre la processione, togliere il simulacro dal cocchio e ringraziare il Signore per l’arrivo alla meta. In questo luogo, infatti, avviene la benedizione e un’altra ramadura, dopodiché si riparte verso la chiesetta dove la giornata si conclude con la messa.
L’unità dei cristiani nel segno di Maria

Marrubiu è sempre stata un luogo di ampi orizzonti. Nel 1956 accolse il Vescovo ortodosso Giovanni Basciu che, a pochi passi dalla Stazione, fondò la Metropolita russo-ortodossa della Madre del Perpetuo Soccorso, dopo 900 anni di assenza del rito cattolico orientale dall’Isola. In seguito, nel 2002, è sorto un monastero, stavolta greco, dedicato a Sant’Antonio Abate. La presenza di queste realtà ha comportato un arricchimento e lo sviluppo del dialogo interreligioso, che a partire dagli anni Duemila si manifesta nella preghiera ecumenica al passaggio della processione di Zuradili.
La composizione della Processione (4)
Il corteo è aperto dai cavalieri, la cui presenza è nota nei documenti sulla festa fin dal 1889, i quali sono seguiti dai trattori addobbati con fiori e oggetti dell’artigianato sardo che sostituiscono le traccas anticamente trainate dai buoi, ulteriormente seguono i devoti in abito tradizionale che cantano il rosario in sardo, la banda musicale, i sonadoris di Launeddas, la confraternita del Rosario, i simulacri e una moltitudine di fedeli provenienti da molte parti della Sardegna.
A Zuradili sale solo il simulacro della Vergine

Dal 1820, decreto di istituzione della festa, e in tutti i documenti fino al 2007 San Demetrio non ha mai superato Pranu Cerbus (Praxebus). L’eccezione è avvenuta solo una volta, per una supposizione errata di Don Daniele Trogu nel 1930 ca. Oggi si segue nuovamente la consuetudine e il senso della festa dedicata alla Vergine Maria. Il suo simulacro, opera lignea policroma del XVII secolo rappresenta una reliquia, testimone delle origini zuradilesi dei marrubiesi e per questo ritenuta fondamentale per lo scioglimento del voto.
La Domenica (5)
Questo come detto, è il giorno vero e proprio dello scioglimento del voto. Nel 1865, il Parroco Luigi Lixi scriveva: «La domenica di buon mattino si celebra la prima messa: poco prima delle dieci si fa la processione solenne, indì la messa cantata. Al dopo pranzo processione ed assoluzioni in giro al Cimitero». Oggi è ancora così, la mattina si effettua la processione nel recinto della chiesa e la messa in cui il predicatore ricorda i defunti della pestilenza, il rapporto che lega Zuradili e Marrubiu nel segno della Vergine, nonché l’essere rimedio contro i mali di quest’ultima. La conclusione della funzione è celebrata dallo scoppio di una lunga batteria di fuochi d’artificio. La festa al monte costituisce un importante momento d’incontro per tutti, le famiglie si ritrovano a pranzare insieme nel parco, qualcuno fa degli acquisti presso le bancarelle disposte lungo il circuito murario. Il pomeriggio è allietato da spettacoli, giochi per bambini mentre verso le 18 si recita il rosario.
La processione «in giro al cimitero»

Nel 1930, Don Daniele Trogu scriveva: «Ed in quel recinto della chiesa si fa la processione ed il Parroco, prima di partire processionalmente per Marrubiu fa le assoluzioni ai defunti di quella quasi ancor visibile necropoli». Oggi la necropoli non è più visibile a occhio nudo, dunque al pomeriggio non si tengono le assoluzioni. Tuttavia i defunti continuano ad essere parte della celebrazione sia perché la processione mattutina attraversa il luogo cimiteriale, sia perché vengono ricordati durante la messa.
Il Lunedì (6)
Il Lunedì è stato introdotto sul finire degli anni Sessanta, dopo un diluvio che non permise la discesa nella domenica, come invece avveniva in precedenza. Il voto era stato sciolto, i tempi erano cambiati e il ritorno domenicale, dopo le celebrazioni matutine e la camminata del giorno precedente, era divenuto pesante; dunque si poteva rinviare il rientro del simulacro. Questi tornò a Marrubiu la domenica successiva con una fiaccolata. Oggi il rientro del lunedì è divenuta una solida consuetudine, ad eccezione di eventuali diluvi che possono solo rimandare il rientro al sabato successivo. Questa giornata ripercorre il ripercorre all’inverso nel percorso e nelle modalità l’andata.
Particolarmente toccante il saluto a Zuradili, che, come all’andata, avviene a Sa Pedra Santa. Qui dopo la benedizione e sa ramadura, nonché un laconico Atrus Annus si rientra a Marrubiu, dove arrivata all’altezza della roccia di Pranu Cerbus la Madonna viene accolta dal simulacro di San Demetrio accompagnato da coloro che non erano potuti salire con lei al monte.
Ricongiunte le due processioni, dopo la benedizione e sa ramadura si rientra in parrocchia dove con la messa si conclude la festa.
L’incontro con San Demetrio

Don Isidoro Meloni, nel 2003 scriveva: «E’ sempre un bagno di folla. Il simulacro di San Demetrio attende a Praxebus la processione proveniente dal monte e, insieme si rientra in Parrocchia. La festa religiosa si conclude con la celebrazione della Santa Messa nel sagrato».
Il ruolo di San Demetrio (7)

Nel 2008 a causa della poca conoscenza del voto che sta alla base della festa, basandosi su congetture errate si decise di andare contro la tradizione, portando San Demetrio a Zuradili insieme al simulacro della Vergine. Questo atto, perpetuato per dieci anni, rischiò di cancellare il significato religioso della festa e contestualmente l’identità della comunità. La sua funzione di all’interno della festa, non è mai stata quella di comprimario. Egli ha sempre accompagnato, e accolto il lunedì, il simulacro della Madonna alla pietra di Pranu Cerbus (Praxebus nella corruzione della parlata locale) limite orientale dell’abitato. In entrambi i casi esso è accompagnato dagli anziani, dagli infermi e da tutte le persone che per un motivo o per un altro non possono seguire la Vergine fino a Zuradili. La sua è una funzione di fondamentale importanza nella struttura della festa e storicamente viene fatto uscire esclusivamente durante essa, mai nel resto dell’anno. La tradizione, le caratteristiche stilistiche (Prima metà del XVII sec.) e i documenti (Don Miguel Antonio Marras, 1839; Don Daniele Trogu 1930) testimoniano che il simulacro di questo santo arrivi da Zuradili, plausibilmente trasferito a Marrubiu insieme agli oggetti sacri della chiesetta montana, tra cui la Madonna di Montserrat, nel momento in cui venne fondata Marrubiu. Dal 1820, decreto di istituzione della festa, fino al 2007 nelle testimonianze e nei documenti San Demetrio non supera mai “Praxebus”. L’eccezione avviene una sola volta, nel 1930, a causa dell’errata lettura di una fonte ottocentesca, da parte di Don Daniele Trogu. Nel 1839, il Parroco Miguel Antonio Marras parlando di un piccolo appezzamento di terra, detto «Sa terra de Santu Demetriu», non riuscendo a spiegarsi questa circostanza ipotizzò che esso potesse essere l’antico titolare della chiesa di Zuradili. Don Daniele Trogu, in occasione della riconsacrazione della chiesetta, sfrutta quella che era una cauta ipotesi del Marras, palesemente errata -le fonti dimostrano che la titolare di Zuradili e Santa Maria- per dimostrare che San Demetrio, poiché titolare della chiesetta, doveva superare Praxebus. Fortunatamente il fatto rimase circostanziato all’occasione della riconsacrazione e negli anni successivi fino al 2007, la comunità a dimostrazione della non conformità della cosa con la tradizione, non accettò la cosa, considerata irrispettosa del voto ma anche del ruolo che San Demetrio rivestiva all’interno del panorama identitario marrubiese. Egli infatti, veniva e viene lasciato a Marrubiu a protezione di coloro che restano in paese, verosimilmente in rappresentanza del paese d’origine, di cui, insieme al simulacro della Madonna, è reliquia. Quasi a non permettere che non si tagli il cordone ombelicale tra la figlia Marrubiu e la madre Zuradili, in modo che tutti possano sentirsi coinvolti nella festa che ricorda la Pasqua delle origini marrubiesi. Da questo si comprende che la festa di Zuradili, ha sia valore religioso che civile. In essa stanno le nostre radici cristiane e laiche, la morte e la rinascita. La nostra cultura. In essa nessuno è tagliato fuori, tutti siamo parte di un corpo unico: la comunità di Marrubiu.
Cappella insigne (8)

Moltitudini di pellegrini si ritrovano a Zuradili nei giorni della festa per seguire le funzioni e affidarsi all’intercessione della Vergine, pregandola in particolare per la guarigione da un male fisico o dello spirito. A questo proposito va sottolineato come la fetta più rappresentativa sia formata da fedeli provenienti dalla Diocesi Arborense e dalla Diocesi di Ales-Terralba. Un fatto che già a suo tempo segnalava Vittorio Angius mentre compilava la scheda del suo Dizionario dedicata a Marrubiu; esito di come la devozione nei confronti di Santa Maria di Zuradili da sempre riesca ad unire in unico luogo le genti di entrambe le diocesi, ancor prima che venissero unite nella persona di Monsignor Carboni. E da questo punto di vista è significativa la visita con cui nel 2022 Sua Eccellenza, pellegrino tra i pellegrini, volle onorare la Vergine definendola Salus Infirmorum, cioè come colei che aiuta le persone in malattia a guarire, e a cui la comunità deve affidarsi con fiducia. Ed ancora più importante, l’atto con cui nel 2023 decise di riconoscere l’importanza del voto e della sua storia, consacrando la chiesa di Zuradili “Cappella Insigne” dell’Arcidiocesi di Oristano.
In conclusione
La festa della Madonna di Zuradili, rappresenta un bene culturale immateriale, allo stesso tempo laico e religioso, non soltanto della comunità di Marrubiu ma di tutta la Sardegna. Essa contiene la sintesi di numerosi elementi: la storia e l’archeologia di un villaggio medievale rifondato e abbandonato durante l’Età moderna per la Peste Barocca ed altre concause; la fede e la tradizione di una comunità che si esprimono ogni anno con la processione e il voto in onore della Vergine di Montserrat.
Questi elementi rappresentano la pietà popolare e la stessa identità marrubiese, per questo la festa ha la necessità di essere coltivata ogni anno, nonché di essere conosciuta, tutelata e valorizzata a livello regionale.
Bibliografia
Documenti:
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Immagini e fotografie:
Luca Pompianu; Archivio Gianni Pompianu (2).
A cura di Luca Pompianu

























