
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Maria di Zuradili:
non disprezzare le suppliche di noi
che siamo nella prova,
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.”
I recenti festeggiamenti di Santa Maria di Zuradili, sono stati ulteriore conferma di come quest’appuntamento annuale costituisca un momento centrale nella vita della nostra Comunità.
L’identità profonda di Marrubiu non può non far riferimento all’antica Zuradili e alla sua storia di fede. Ecco perché sono pienamente d’accordo con quanti sostengono che Zuradili è la festa di tutto un popolo, credenti e anche non credenti, distinzione troppo stigmatizzata e spesso impropriamente usata, anche se solo nella fede è possibile avvertire il forte e suggestivo richiamo interiore e non soltanto emozionale o identitario di eventi come questo.
Credo, pertanto, sia importante aprire un dialogo con la Comunità al fine di valorizzare, custodire e rispettare nel tempo questo importante appuntamento.
Vorrei iniziare toccando alcuni aspetti che credo debbano essere presi in considerazione, approfonditi e maggiormente integrati nell’organizzazione della festa.
- Il rispetto dei ruoli e la collaborazione trasversale con tutta la Comunità.
La festa di Santa Maria di Zuradili è la festa del popolo marrubiese che la riconosce come particolare patrona, così come risulta dagli atti e dalla tradizione orale. Non è solo una festa della Chiesa, in quanto tale la sua valorizzazione va gestita con tutti gli attori fondamentali che sono espressione concreta e a servizio del popolo.
Questo aspetto vede coinvolti tre importanti riferimenti:
- Parrocchia
- Comitato
- Amministrazione comunale
Trattandosi di una festa prettamente religiosa, credo sia pienamente condivisibile che, mancando uno dei due riferimenti laici, ne conseguirebbe un impoverimento della festa.
In nessun modo può però mancare il riferimento alla Parrocchia.
Di recente, anche in riferimento ad altri Comitati, specialmente nelle questioni amministrative, è stata sollevata, forse ingenuamente, l’osservazione che il responsabile principale e primo referente sia il Comitato. Questa obiezione, anche se ingenua, denota una mancanza di consapevolezza degli elementi che occorre tener sempre presenti per l’espletamento corretto delle differenti mansioni.
Non si tratta di rivendicare supremazie ma di una comprensione oggettiva e rispettosa della natura dei ruoli.
Nel 2018, mediante una pubblica Assemblea, era stata valutata l’opportunità della separazione dei diversi aspetti dei festeggiamenti: quello religioso da quello laico. Era emerso, con grande convinzione da parte di tutti, che una separazione degli ambiti della festa avrebbe diviso la Comunità con inevitabili ripercussioni negative.
Si era perciò addivenuti alla creazione di un Regolamento, approvato dalla Curia Arcivescovile, a cui la Parrocchia è vincolata.
Il Regolamento, integrato nel tempo con proposte e osservazioni, costituisce un punto di riferimento essenziale che chiarisce i diversi aspetti relativi all’organizzazione della festa.
Accanto al Regolamento parrocchiale, recentemente è stato redatto un Vademecum da parte di Luca Pompianu, nostro compaesano, che ringrazio per il prezioso contributo.
Luca chiarisce in modo rigoroso diversi importanti aspetti legati alla storia della festa e che non possiamo ignorare. Questo documento, ancora in fase di aggiornamento, in attesa di essere pubblicato, seppur con qualche necessaria integrazione, è possibile consultarlo sul sito web della Parrocchia.
Ciò che è importante ribadire è la natura del Comitato che agisce sempre su delega e per conto della Parrocchia.
I Comitati sono una grande risorsa e senza di essi credo che la festa rischierebbe, come ho sempre affermato, un impoverimento generale. Il loro servizio va sostenuto e incoraggiato poiché costituisce quel prezioso tramite per rinsaldare relazioni in seno alla Comunità.
L’importanza della distinzione dei ruoli non costituisce un limite ma favorisce ed esprime una molteplice ricchezza anche in relazioni ai luoghi e agli spazi dove si vive e si celebra la festa: il sagrato della chiesetta di Santa Maria, di competenza della Parrocchia, e il parco di Zuradili, di competenza del Comune.
Ribadire questa distinzione salvaguarda la tradizione e permette una maggiore integrazione, evitando ingerenze anche fisiche che di fatto costituiscono un forte limite perché sia rispettata la tradizione storica.
Mi riferisco alle questioni spesso sollevate in relazione al sagrato, per il quale è ribadito il divieto di installazione del palco e di manifestazioni invasive dello spazio destinato principalmente alle celebrazioni religiose. Questo nel pieno rispetto della tradizione che prevedeva che la chiesa rimanesse aperta tutta la notte.
Va anche affrontata la questione relativa all’area mercatale, che di fatto impedisce lo svolgimento della processione per lo scioglimento del voto il giorno della festa. Sarà quindi necessario un dialogo tra Parrocchia, Comitato e Amministrazione comunale per affrontare e definire una situazione che per il momento si presenta di confusa e apparentemente di complessa composizione. Complessità solo apparente perché, alla fine, confrontandosi e dialogando, l’armonia tra le parti scaturisce dal semplice buon senso coniugato alla buona volontà.
- La necessaria conoscenza della storia di Zuradili e la fedeltà al senso della vera tradizione.
La storia di Zuradili merita di essere conosciuta e approfondita.
Quest’anno, per la prima volta, il lunedì che segna la conclusione della festa, ho guidato la processione di San Demetrio, dalla Parrocchia alla pietra di PranuCerbus.
Sappiamo quanto sia storicamente significativo quel luogo e con quanto amore e sincera devozione gli abitanti di quel rione curino quello spazio.
Il lunedì conclusivo dei festeggiamenti, mentre si attendeva l’arrivo del simulacro della Vergine, un tentativo sommesso generalizzato di polemica, stroncata sul nascere dal sottoscritto, ha fatto emergere come la non conoscenza di questa storia ci porti a perpetuare modelli anche celebrativi della fede, non rispettosi della verità e del senso di ciò che si celebra.
Giustamente nel Vademecum citato è chiarito che San Demetrio attende l’arrivo della Vergine alla pietra, senza riproporre quindi la dinamica de S’incontru come nel giorno di Pasqua tra la Madonna e Gesù Risorto. Come pure il rientro in processione dalla pietra verso la parrocchiale non avviene accostando il simulacro della Vergine a San Demetrio, ma facendo seguire il simulacro del santo dopo quello della Vergine.
In questi particolari emerge la sapienza e la profondità delle nostre vere tradizioni, che per essere amate vanno conosciute anche nei significati insiti in ogni gesto all’apparenza magari irrilevante.
E’ interessante continuare in questa ricerca e conoscenza della storia anche in riferimento al ruolo di San Demetrio nel contesto dei festeggiamenti.
- Il coinvolgimento e la valorizzazione di tutta la Comunità.
Il protagonista principale della festa non è il Comitato, il quale agisce in funzione della Comunità nel suo insieme su mandato della Parrocchia. Non è neppure la Parrocchia, il cui compito consiste nel richiamare la Comunità ai valori che ci riportano alle radici della nostra storia nel segno della fede con il coinvolgimento di tutti.
Oggi, in un tempo di pluralismo religioso, la festa dovrebbe essere un momento fortemente inclusivo, nel pieno rispetto di ogni differenza, evitando ogni strumentalizzazione e arginando il rischio di ridurla a semplice tradizione religiosa, svuotata dei profondi contenuti spirituali che l’hanno trasmessa fino a noi, con la triste possibilità che le feste cristiane, anche nei nostri paesi, possano piano piano scomparire.
L’ auspicio è che la festa sia, per chi crede, custodita e salvaguardata nei suoi significati innanzitutto spirituali, per non correre il rischio di ridurre la celebrazione della fede a pura ripetizione folcloristica di parole e di atti che non trasmettono più nulla, specialmente ale giorvani generazioni.
Anche per chi si considera ‘non credente’ è auspicabile la possibilità di offrire il proprio prezioso apporto e la propria collaborazione nel segno di autentica fraternità umana, nel pieno rispetto dei valori della festa, anche di quelli non condivisi.
Altro rischio è quello di circoscrivere la festa all’interno di dinamiche relazionali per gruppi omogenei di amici, associazioni e gruppi vari col rischio di limitare la dimensione comunitaria e facendo emergere protagonismi personali o di gruppo o peggio ancora, spirito competitivo e concorrenziale, col rischio di creare contrapposizioni e tensioni nelle diverse iniziative e proposte. La Comunità nelle sue articolazioni e diversità può arginare questo pericolo.
Don Tonino Bello, un grande figura nell’orizzonte ecclesiale e laico, recentemente canonizzato da Papa Francesco, richiamava la sua Comunità con queste parole:
«Non ci sentiamo strumenti inseriti nella coralità di una orchestra. Eseguiamo, forse anche alla perfezione, ognuno il proprio spartito: ma i suoni si accavallano senza comporsi mai nell’armonia del concerto. Diamo prova di bravura personale, non di organicità collettiva. Esibiamo scampoli di virtuosismo, ma non prove di virtù. Col risultato tragico che spesso sperimentiamo: ogni volta che si annulla l’avverbio “insieme”, si annulla anche il verbo “camminare”». Subito dopo don Tonino aggiungeva la necessità di congiungere l’avverbio e il verbo: «Se vogliamo perciò camminare, dobbiamo metterci “insieme”. Riscopriremo il gusto dell’impegno, il sapore della lotta, la percezione della crescita, il coraggio dei gesti audaci, l’ottimismo non solo della ragione ma anche quello della volontà» (Antonio Bello, Insieme per camminare. Linee programmatiche d’impegno pastorale per l’anno 1986-87).
- Attrezzature e beni di proprietà della Parrocchia.
Nel corso degli anni, i Comitati che si sono succeduti hanno provveduto all’acquisto di diverse attrezzature (tavoli, freezer, frigoriferi, fornelloni, pentolame, gazebi ecc.) necessarie per realizzare i diversi eventi dei festeggiamenti.
Poiché la custodia e la manutenzione delle diverse attrezzature non ha mai avuto un responsabile ma è stata affidata alla collaborazione generale spontanea, è accaduto che nel tempo diverso materiale sia venuto a mancare o a subire danni.
La Parrocchia, per ovviare a questo problema, da qualche anno, su proposta degli stessi Comitati, ha preso in custodia tutto questo materiale con l’impegno non solo di custodirlo nei locali della Caritas, ma di regolamentarne la gestione e l’affidamento.
Poiché i Comitati cambiano di anno in anno e alcuni Comitati agiscono autonomamente anche nell’acquisto di materiale e di attrezzature varie, che ogni anno aumentano con conseguente aggravio del carico di responsabilità, si ritiene opportuno riflettere insieme e trovare una giusta soluzione a quello che per la Parrocchia costituisce un problema che grava nelle varie responsabilità.
La gestione del patrimonio mobile e immobile della Parrocchia è disciplinata non solo dalle norme del Diritto Canonico ma anche da un Regolamento diocesano.
La Parrocchia pone in essere la correttezza gestionale di tutto questo patrimonio, attraverso il Consiglio per gli Affari Economici e una Commissione del Consiglio Pastorale.
Ne consegue che sulla Parrocchia grava la responsabilità della custodia, della manutenzione e della gestione di tutto il materiale. Incombenza che progressivamente si aggrava e che così rischia di diventare troppo onerosa da portare avanti nel tempo.
Occorre pertanto trovare una soluzione che sgravi la Parrocchia dalla gestione diretta di questo patrimonio, anche perché di fatto esula dallo specifico della sua missione.
Queste mie riflessioni non hanno nessuna pretesa se non quella di offrire un piccolo contributo per migliorare non solo la natura e il significato profondo delle nostre feste, ma anche per esprimere una collaborazione concreta che sia di supporto e aiuto a tutti i Comitati che si succedono nel tempo.
Rientra nei compiti della Parrocchia aiutare, attraverso la catechesi, le giovani generazioni, ma anche gli adulti, a saper distinguere tra un sentimento religioso naturale rispettabilissimo e una fede evangelica come ricerca di senso e di insegnamento per l’oggi.
La confusione tra fede e folclore, è certamente un segnale che denota un vuoto da colmare da parte della Chiesa il cui compito è quello dell’evangelizzazione nei nuovi scenari della società attuale evitando sterili contrapposizioni e valorizzando il ricco potenziale delle nostre tradizioni e della religiosità popolare in genere.
Il dialogo e la ricerca costante di ogni possibile percorso di maturazione e sviluppo della nostra Comunità non risiedono certamente in una fedeltà statica alle nostre tradizioni, ma nella capacità di farle rivivere nell’oggi per godere i grandi insegnamenti per la nostra vita.
Rinnovo la mia profonda gratitudine non solo ai Comitati ma anche a tutte le Associazioni della Comunità ecclesiale e civile per l’impegno profuso nel far fronte alle tante e belle iniziative che fanno del nostro paese un centro vivo, a servizio della comunione e dell’unità, presupposto necessario per un importante contributo culturale per la storia della comunità marrubiese nel suo insieme.
Marrubiu, 14 maggio 2026
don Alessandro Enna

























