Insieme verso la terra promessa. Lettera di Papa Francesco agli sposi

Papa Francesco ci ha fatto un bel regalo in occasione della domenica dedicata alla Santa Famiglia. Siamo ancora nell’anno Amoris Laetitia, anno dedicato proprio alla famiglia e all’approfondimento di questa “storica” esortazione apostolica. Esortazione pubblicata cinque anni fa e, è bene ricordarlo, giunta come sintesi di ben due sinodi.

Vi lascio il link per poter leggere l’intero documento. Cercherò di mettere in evidenza alcuni passaggi che ritengo, a mio parere personale, più interessanti e significativi.

Come Abramo, ciascuno degli sposi esce dalla propria terra fin dal momento in cui, sentendo la chiamata all’amore coniugale, decide di donarsi all’altro senza riserve.

Il Papa cita il patriarca Abramo. Perchè è così significativa la storia di Abramo e può essere una bella chiave di lettura per chi sceglie il matrimonio come scelta definitiva di vita? Siamo all’inizio del capitolo 12 della Genesi: Il Signore disse ad Abram: «Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Cosa dobbiamo abbandonare per intraprendere la nostra nuova missione di sposi? Abbandonare il paese. Il paese sono tutte le nostre sicurezze. Tutto ciò che è per noi familiare, atteggiamenti, abitudini e modalità di vivere e affrontare la vita. Non siamo più da soli. C’è un’alterità a cui abbiamo promesso amore e rispetto. Amore e rispetto che si concretizzano anche nel rimodulare tutte le nostre sicurezze, rimodularle con le sue in modo da trovare un nuovo modo di essere uomo o di essere donna. Modalità che si genera nel dialogo e nell’ascolto reciproco. Abbandonare la casa del padre. Continueremo ad essere figli dei nostri genitori, ma il nostro mondo affettivo dovrà cambiare. Avremo nuove priorità. Saremo prima di ogni altra cosa sposi. E’ importante avere chiaro questa nuova situazione. E’ importante capire che la persona che abbiamo sposato viene prima dei nostri genitori. Bisogna essere chiari. Non significa amare di più o di meno. Non c’entra con l’intensità dell’amore. Non significa mancare di rispetto a chi ci ha generato, ma significa prendere in mano la nostra vita e far sì che dia frutto. Significa dare il giusto posto ad ogni relazione affettiva. Per farlo dobbiamo abbandonare la famiglia di origine. Non significa disinteressarci dei nostri genitori. Significa abbandonare tutti quei legacci affettivi e relazionali che ci impediscono di donarci completamente al nostro coniuge. Abbandonare quelle dipendenze che impediscono di rendere il nostro matrimonio un’altra cosa da ciò che eravamo. Solo così saremo liberi di amare nel modo corretto sia il nostro coniuge che la nostra famiglia di origine.

Prosegue il Santo Padre: Le diverse situazioni della vita – il passare dei giorni, l’arrivo dei figli, il lavoro, le malattie – sono circostanze nelle quali l’impegno assunto vicendevolmente suppone che ciascuno abbandoni le proprie inerzie, le proprie certezze, gli spazi di tranquillità e vada verso la terra che Dio promette: essere due in Cristo, due in uno. Un’unica vita, un “noi” nella comunione d’amore con Gesù, vivo e presente in ogni momento della vostra esistenza. Dio vi accompagna, vi ama incondizionatamente. Non siete soli!

Non siamo da soli! Spesso non riusciamo a sentire la vicinanza di Dio. Spesso ci sentiamo da soli soprattutto nelle difficoltà e nei momenti più complicati. Proprio in quei momenti rischiamo di allontanarci spiritualmente ed emotivamente dal nostro coniuge e da Dio. Una tentazione che abbiamo provato tutti nella vita credo. Quando si sta male c’è l’impulso a rinchiudersi in se stessi. Il Papa ci ricorda che la nostra forza viene dall’amore. Dalla comunione d’amore con Gesù e dalla comunione d’amore tra noi sposi e nella famiglia. Il sacramento del matrimonio, ricordate, ha una sua forza salvifica e redentrice, come ogni altro sacramento. E’ importante quando ci sono difficoltà attingere alla preghiera, all’Eucarestia, alla riconciliazione e se serve anche all’unzione degli infermi. Non dimentichiamo però che la Grazia c’è, ed è copiosa, anche nella nostra unione sponsale. Quando le cose vanno male è proprio il momento di mettere il nostro matrimonio al primo posto. Mettere la nostra relazione. Cercare di nutrire il nostro amore nel dono misericordioso e tenero dell’uno verso l’altra. E se possibile, cari sposi, fate l’amore, fatelo meglio e più frequentemente, perchè quel gesto è il gesto liturgico degli sposi. Un gesto sacro che dono forza ed effonde lo Spirito Santo, quando vissuto nella sua verità.

Nel prossimo articolo andrò avanti ad analizzare le parole, davvero belle, di Papa Francesco.

Antonio e Luisa De Rosa