Il diritto/dovere di recarci alle urne per i prossimi referendum

Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026, ancora una volta, saremo invitati a esprimere attraverso il diritto/dovere del volto la nostra responsabilità come cittadini.
Gli appelli al voto si stanno moltiplicando, ma il risultato più temuto è che il primo partito possa essere quello dell’astensionismo.

È necessario comprendere e ribadire il valore dell’esercizio di un diritto e dovere democratico fondamentale, anche se la tentazione di disertare questo appuntamento è presente in tutti.

Senza entrare nel merito dei quesiti referendari di riforma della giustizia, appaiono fin troppo chiare le ambiguità e i pericoli per la nostra democrazia e per gli equilibri dei poteri con le derive alle quali stiamo assistendo in ambito internazionale e di cui le guerre in atto sono una tragica conseguenza,

la sfiducia e l’egoismo

L’aumento dell’astensionismo ha molteplici cause. Molte persone, tra cui anche una quota significativa di giovani, non ha più fiducia nella politica, nella sua capacità di intercettare i bisogni della gente e di proporre delle soluzioni concrete in tempi ragionevoli. Le parole “visione” e “futuro” sono sostanzialmente scomparse, per lasciare spazio ai sondaggi di giornata e a presentazione di teorie strampalate che hanno radici negli interessi di parte.

La politica, complice il ripresentarsi di scandali e ruberie, per molti è percepita come una cosa brutta da cui stare distanti. I partiti, quelli di massa, capaci di stimolare e coltivare la partecipazione sociale, non esistono più, sostituiti dai “partiti del leader”, in cui il merito e la competenza sono stati sostanzialmente surclassati dalla logica della cooptazione e della cieca obbedienza al capo.
Populismi, sovranismi e nazionalismi hanno incattivito.
Purtroppo, sono anche frequenti i casi in cui un amministratore locale viene minacciato e intimidito. Ciò ha spinto molti cittadini a pensare di percorrere pericolose scorciatoie, intese come strade meno complesse della politica, per soddisfare esclusivamente esigenze e bisogni personali.
L’egoismo ha intaccato pesantemente il senso di solidarietà.
Fare politica, nel senso più alto del termine, costa molta fatica e impegno
, richiede non solo tante energie psico-fisiche, ma anche risorse economiche e di tempo. Come cittadini non possiamo esimerci anche dal doveroso e grato riconoscimento per chi, si pone a servizio della Comunità pagando il prezzo della solitudine e dell’umiliazione.

In alcuni territori, anche delle nostre piccole realtà, con la presenza di una radicata mentalità, di dipendenza dal potere, permane la piaga clientelare.
Il voto viene comprato e venduto per poche decine di euro e le piccole e grandi mafie svolgono la loro storica attività di mediazione: procurano consenso ai candidati in cambio della possibilità di fare affari.
In altre situazioni, esiste una logica per cui la politica non è servizio per il bene comune, ma ricerca della vittoria e del potere a qualsiasi costo. Una vera e insana libido che nasconde frustrazioni di fondo e genera spirito di contrapposizione, ostruzionismo preconcetto e un sistema perverso di amministrazione e governo.
Aldilà delle molteplici derive, alle quali assistiamo come cittadini, credo sia doveroso riconoscere sinceramente l’impegno di tanti politici che, in silenzio e con generosità spendono energie di mente e di cuore a servizio dei nostri territori, provati sempre più dalla piaga dello spopolamento e dalla mancanza di risorse.

Il sentimento della gratitudine e dell’incoraggiamento è sempre espressione di una qualità delle relazioni che costituisce il presupposto necessario per costruire insieme, il futuro delle nostre Comunità.