
Letture:
Atti 5,27-32.40-41; Salmo 29; Apocalisse 5,11-14;
Giovanni 21,1-19;
La nostra Comunità, in questa III domenica di Pasqua, celebra la Festa di Santa Maria di Zuradili. Possiamo ascoltare le letture di questa III domenica come un dono, per leggervi in filigrana il mistero dell’esistenza di Maria, donna della Speranza.
L’anno giubilare in corso, ci invita a riscoprire il mistero della vita come un pellegrinaggio di speranza. Lo stesso canto che darà avvio alla precessione della Vergine da Marrubiu a Zuradili, ci farà pregare Maria con queste parole: Ave stella del Mare, un titolo espressivo che come disse Papa Francesco ” è un titolo della Speranza certa che nelle burrascose vicende della vita la Madre di Dio viene in nostro aiuto, ci sorregge e ci invita ad avere fiducia e a continuare a sperare” (Spes non confundit).
San Bernardo di Chiaravalle così esprime il suo amore per la Vergine: “Nell’ondeggiare delle vicende di questo ondo, più che camminare per terra hai l’impressione di essere sballottato tra i marosi e le tempeste; non distogliere gli occhi dal fulgore di questa stella, se non vuoi essere inghiottito dalle onde… Se insorgono i venti della tentazione, se incappi negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria. Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, pensa a Maria, invoca Maria. Ella non si parta mai dal tuo labbro, non si parta mai dal tuo cuore, e perché tu abbia ad ottenere l’aiuto della sua preghiera, non dimenticare mai l’esempio della sua vita. Seguendo lei non sbagli strada”
Si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare.
Che notte quella: notte insonne sulla riva del mare, ognuno da solo coi suoi pensieri, con i suoi rimorsi, con le sue lacrime. Che notte lunga, di quelle che sembra che non passino mai: inutile cercare di dormire, a girarsi e rigirarsi invocando il sonno. Meglio alzarsi e fare qualcosa, meglio a questo punto, andare a pescare, tenere la mente e le mani occupate per non pensare, per non sentire il dolore. Stanotte però il mare sembra ancora più grande e profondo: è vuoto questo mare senza Te, Signore, che hai trascinato via tutti i nostri sogni. E tiriamo su le reti, ogni volta sempre più povere e inutili; inutili come noi che ci scambiamo, nella fatica, sguardi desolati, anche noi reti flosce senza di Te, con il vuoto tra le mani e nel cuore. Sta sorgendo il sole, l’acqua comincia a luccicare e brillare e là, sulla riva, si intravede qualcuno, forse è un mendicante che chiede da mangiare. Cosa possiamo dargli se non una brusca risposta negativa? Ma è una voce dolce, ha un’eco gentile: «… figlioli… gettate… e troverete». Il cuore impazzisce, le mani tremano, gli occhi non credono: dove si erano nascosti tutti questi pesci? Ma poi Giovanni dice sicuro: «È Lui!». Mi tuffo come un pazzo nell’acqua, non posso aspettare che la barca appesantita giunga a riva, nuoto veloce: voglio vederlo subito, voglio toccarlo, voglio abbracciarlo anche se grondo acqua come un pesce appena pescato. Le gambe tremano mentre mi avvicino, è
davvero Lui: i suoi occhi mi guardano divertiti, la sua bocca mi sussurra che mi ama, le sue mani carezzano il mio cuore impazzito di gioia. Tra un po’ quando, seduti sulla sabbia, insieme mangeremo il pesce, sarà Lui a domandarmi se lo amo: ma che ne so io dell’amore, Signore? So solo che ti voglio bene, so che quando mi guardi respiro sogni e libertà, che con Te vicino tutto mi sembra un miracolo; so che illumini le mie lacrime e i miei sorrisi. Non sono capace di un amore come il Tuo, che riesce a far brillare anche il buio, a perdonare tradimenti e delusioni, paure e fallimenti. Il mio è un amore così fragile e sgangherato che non merita di essere chiamato amore. So solo che Tu mi stai insegnando ad amare.
Luigi Verdi

























