
Venerdì 13 marzo 2026 alle ore 18.00, sarà benedetta e inaugurata la sede per la celebrazione del sacramento della Riconciliazione o Penitenza. Non a caso è stato scelto come giorno un venerdì di quaresima, giorno indicato, tradizionalmente, per la celebrazione della misericordia di Dio e che agisce come guarigione e farmaco contro il male.
La sede realizzata, costituisce un piccolo ambiente delimitato da due pannelli mobili situati nella cappella del Sacro Cuore, il cui scopo è quello di creare un ambiente che possa garantire la necessaria riservatezza. Nella parte interna, a ridosso della nicchia con il simulacro del Sacro Cuore, una mensola su cui è sistemata la Sacra Scrittura e il rituale della Penitenza o Riconciliazione richiama la centralità del sacramento. Non è stata predisposta la grata del confessionale tradizionale ma il penitente potrà assumere la posizione che riterrà più opportuna, o seduto oppure in ginocchio.
La realizzazione della sede per la Riconciliazione si è resa necessaria, al fine di ovviare il disagio di una celebrazione in un luogo, la sacrestia, che risponde al altre funzioni.
L’articolo della news che segue, offre interessanti elementi per una ricomprensione di un sacramento che “dopo il Battesimo costituisce una seconda tavola di salvezza” (prefazio della Riconciliazione).
don Alessandro
CENNI STORICI
Nell’antica disciplina della Chiesa si era pensato all’ambiente che doveva accogliere i penitenti;
Domandiamoci? perché nelle nostre chiese i confessionali sono collocati in modo da avere tutta l’apparenza di appendici, di aggiunte insignificanti e ingombranti? Come se fosse spregevole il ministero per cui ci applicano alle anime i meriti di Colui……che ha riconciliato la terra con il Cielo, e per cui….si rinnova il prodigio operatosi nel pentito David, nel pentito Pietro, nel pentito Agostino, che mette il festa tutto il Paradiso? ”(card. Elio Dalla Costa, arcivescovo di Firenze, in occasione della 3^ Settimana d’Arte sacra).
Il metodo della correzione fraterna proposto da Matteo (Mt.18,15-18) ci suggerisce di pensare che qualunque luogo può servire al presbitero per offrire il perdono a chi lo chiede, ma il contesto in cui Gesù, la sera stessa di Pasqua, apparendo agli apostoli trasmette loro il potere di rimettere i peccati (Gv. 20,22-23), ci fa comprendere chiaramente come la riconciliazione sia un’azione salvifica di Cristo attraverso la Chiesa, che presuppone e insieme supera la semplice correzione fraterna e come tale esige uno ‘spazio liturgico’ all’interno o in stretto collegamento con il luogo dell’assemblea cristiana.
Il sacramento della Penitenza risale alla Chiesa primitiva, ma le sue forme sono mutate nel tempo; in tutte le sue fasi evolutive, però, luogo proprio della celebrazione è stata l’aula liturgica poiché, anche se riservata, la confessione è sempre avvenuta in uno spazio pubblico.
Quanto ad un luogo specifico, nella Chiesa delle origini la celebrazione avveniva prevalentemente nell’abside o nel presbiterio ed era generalmente comunitaria anche se la confessione dei peccati veniva fatta all’orecchio del vescovo o del presbitero. Anticamente, poi, uomini e donne si confessavano inginocchiati davanti al sacerdote seduto su una comune sedia o su una specie di scanno corale e i primi confessionali fissati alla parete della chiesa, ma sempre aperti, si trovano a Pisa nel XIV sec.. Successivamente S.Carlo Borromeo, quale diligente esecutore dei dettami del Concilio di Trento, nelle sue “Instructionum Fabricae et Supellectilis Ecclesiaticae” del 1577 stabilìsce che i confessionali dovevano essere almeno due, uno per gli uomini e uno per le donne e dovevano essere fatti con tavole in legno di noce, che “lo cingeranno su entrambi i lati e sul retro e lo copriranno sulla parte superiore, mentre nella parte anteriore esso sarà completamente aperto e non dovrà chiudersi in alcun modo”, dando delle dimensioni e delle forme molto precise per la loro esecuzione.
E’ lecito, inoltre, aggiungere qualche decorazione, come cornici lavorate, nella parte anteriore o qualche altro tipo di ornamento decoroso. Quanto al luogo, dispone che siano posti lungo la navata in modo tale che il penitente sia sempre dalla parte rivolta verso l’altare maggiore, ma in base a esigenze di spazio “si potranno collocare in altri luoghi della chiesa, come in alcune cappelle di grandi dimensioni”.
Il Rituale Romano di Paolo V accoglie queste disposizioni e ne propaga la diffusione in Italia e fuori, dove però sono adottate dopo il XVII sec.. L’origine ‘recente’ del confessionale, così come ancora si vede nelle nostre chiese, spiega come sia difficile trovare un luogo adatto alla sua collocazione nelle chiese anteriori al XV e XVI sec. e perché spesso appaia come un elemento estraneo all’architettura. Questo modello permane, dunque, solo con qualche lieve modifica, fino al Concilio Vaticano II; infatti nel Manuale per gli artisti ‘Fede e arte’, del 1949, Celso e Giovanni Costantini, riprendendo le indicazioni tridentine, stabiliscono con rigorosa precisione numerica tutte le misure e le relative forme da adottare nella realizzazione di confessionali.
Solo dopo la riforma liturgica si è incominciato a progettare il confessionale insieme con la chiesa, come si fa per gli altri poli celebrativi. La pubblicazione del nuovo Rito della Penitenza nel 1974, che prevede riti distinti per la riconciliazione dei singoli penitenti e per quella di più penitenti con confessione e assoluzione individuale, ha richiesto uno studio più approfondito del ‘luogo’ e della ‘sede’ della celebrazione individuale e comunitaria del sacramento. Lo stesso Rito e il Codice di Diritto Canonico del 1983 danno indicazioni chiare e semplici riguardo al luogo, stabilendo che “luogo proprio per la celebrazione del sacramento della Penitenza è la chiesa” (CJC 964), cioè il luogo in cui si riunisce l’assemblea per la celebrazione eucaristica.
La Nota pastorale dei vescovi del 1993 chiarisce che “La celebrazione del sacramento della penitenza richiede un luogo specifico (penitenzieria) o una sede che metta in evidenza il duplice valore del sacramento: per la sua dimensione comunitaria e per la connessione con l’aula della celebrazione eucaristica.
Deve inoltre favorire la dinamica dialogica tra penitente e ministro, con il necessario riserbo richiesto dalla celebrazione in forma individuale. Perciò la sede sia progettata contestualmente a tutto l’edificio e si realizzi scegliendo soluzioni dignitose, sobrie e accoglienti.” (PNC 12).
Nelle nuove chiese, dunque, già in fase di progettazione si deve tener conto delle esigenze legate alla celebrazione di questo sacramento e come si parla di ‘area battesimale’ riferendoci al luogo in cui collocare il fonte battesimale e il cero pasquale, così è più giusto parlare di ‘area penitenziale’, del luogo cioè in cui non solo sono sistemati gli eventuali confessionali, ma vi è anche uno spazio per la preghiera personale prima e dopo la celebrazione sacramentale. La collocazione nella chiesa ha un evidente valore simbolico e perciò è necessario scegliere luoghi particolarmente idonei per sistemarvi le sedi in modo da esaltare la dignità del sacramento e facilitarne la celebrazione. Infatti gli antichi confessionali collocati nelle navate, spesso a ridosso dei grandi pilastri, erano con la stessa loro presenza un invito a rientrare in se stessi e ad esaminarsi. Come tutti gli altri ‘luoghi liturgici’ anche il confessionale è immagine simbolica: è memoria, ammonimento, promessa e, anche se non vi si entra, quel luogo, quella sede, ricordano il nostro peccato e la misericordia di Dio.
La Nota pastorale sul “L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica” del 1996, tratta in maniera più ampia questo argomento, ribadendo che “nel progetto di adeguamento, i luoghi della celebrazione della penitenza devono far parte integrante dell’organismo architettonico e liturgico, essere facilmente percepibili e armonizzati spazialmente” (ACRL 31).
A questo proposito tenta di dare alcune indicazioni pratiche, che sono di grande stimolo alla riflessione anche per le nuove chiese. Infatti suggerisce la collocazione di un’area penitenziale all’ingresso della chiesa, poiché l’immagine della ‘porta’ richiama “il significato della penitenza come punto d’arrivo del cammino di conversione, luogo del ritorno a Dio e del passaggio alla vita nuova”.
Inoltre, se vi è il fonte o un’area battesimale, la collocazione accanto o di fronte ad essa, potrebbe “mettere il maggior rilievo il significato della penitenza come recupero della grazia battesimale”. (ACRL 32)
Ipotizza, poi, la creazione di una penitenzieria o ‘cappella della riconciliazione’, soluzione adottata soprattutto nei santuari e nei luoghi di pellegrinaggio, dove maggiore è la frequenza al sacramento.
Deve essere un ambiente sufficientemente ampio e destinato esclusivamente a questo scopo, idoneo sia per la celebrazione individuale che per quella comunitaria, autonomo rispetto alla chiesa, ma strettamente connesso ad essa, poiché il luogo della penitenza è il luogo dove personalmente rispondiamo all’invito di lasciarci riconciliare col Padre per essere riammessi alla comunione con i fratelli e quindi non può essere separato dall’aula dell’assemblea.
Per quanto riguarda l’iconografia dell’area penitenziale e delle sedi confessionali, non sono mai state date indicazione precise; i confessionali antichi sono quasi tutti di legno, anche se di grande valore ed eleganza sono quelli di marmo intarsiato della chiesa di S.Alessandro a Milano. A queste immagini si possono anche aggiungere quelle suggerite dalle parabole della misericordia, in cui è presentato l’amore di Dio sempre disponibile al perdono e alla ricerca di chi ha sbagliato, tra cui quella ‘la pecorella smarrita’ (Lc.14,4-7), ‘la dracma perduta’ (Lc.15,8-10) e ‘i due debitori’ (Lc.7,40-43), oltre al già citato ‘Padre misericordioso’.
Per quanto riguarda le ‘sedi’ penitenziali non dovranno ridursi ad ‘armadi’ confortevoli e superaccessoriati, ma dovranno essere davvero ‘luoghi’ che permettano, secondo le diverse esigenze dei fedeli e le norme della Chiesa, sia la possibilità di confessarsi con un dialogo a viso aperto e con la possibilità di compiere i gesti previsti dal Rito, sia la possibilità di confessarsi in assoluta libertà, riservatezza. E’ per questo che in genere non sono accettabili confessionali di serie (ACRL 33), poiché sono prodotti tutti uguali per qualsiasi chiesa, ma in realtà non sono adatti a nessuna chiesa.
Il confessionale va, infatti, pensato e progettato per quella specifica chiesa, come tutti gli altri elementi della celebrazione, soprattutto se si tratta di una chiesa antica.
Un’ultima riflessione sulla celebrazione comunitaria della penitenza, che esprime la dimensione ecclesiale del sacramento meglio di quella individuale ed esalta l’importanza della chiesa come luogo proprio della celebrazione di questo sacramento. In occasione di queste celebrazioni è necessario, pertanto, predisporre il presbiterio in modo che i sacerdoti possano partecipare alla celebrazione in posizione ben visibile accanto a chi presiede; il luogo dal quale viene proclamata la Parola di Dio deve essere accuratamente preparato e le sedi per le confessioni individuali collocate nei luoghi più adatti per valore simbolico, funzionalità e riservatezza, ma mai sul presbiterio.
Micaela Soranzo

























