Arte e fede: Maria Maddalena

di Sergio Di Benedetto

Un libro di Paola Springhetti ripercorre alcuni grandi filoni iconografici legati a Maria Maddalena, a cui gli artisti hanno dedicato grande attenzione, generando anche notevoli intuizioni di fede

«Molto rappresentata ma misconosciuta: è questo Maria Maddalena nell’arte»: un viaggio tra leggende, creatività, testo evangelico, per cercare di avvicinare un po’ il lettore alla misteriosa e al tempo stesso centrale figura della Maddalena, su cui tanti forse pensano di sapere, ma che, alla prova delle Scritture, molti potrebbero scoprire di non conoscere. Questo è, appunto, il percorso che Paola Springhetti delinea in Maria Maddalena nell’arte (Roma, Editrice Ave, 2026, 148 pagine, €19), seguendo le tracce di presenza della «apostola degli apostoli» lungo i secoli di arte cristiana. Il libro, però, non è un trattato critico, bensì un agevole volume di natura spirituale, dove arte, meditazione, Vangelo si intersecano, così da fare sosta e preghiera di fronte a grandi opere in cui compare una donna, la Maddalena o quello che di lei si è inteso nel tempo.

Così, in primo luogo, opportunamente, Springhetti dice, rileggendo il Vangelo, «chi non era» Maria Maddalena — ad esempio non è la donna che lava i piedi di Gesù con le proprie lacrime —, nonostante un’ampia tradizione la raffiguri in molteplici episodi, di cui pochissimi la riguardano davvero, tra cui il Noli me tangere, splendida scena di resurrezione. Eppure sulla scorta degli Apocrifi e di altre narrazioni, la storia dell’arte è ricca di Maddalene penitenti (come raffigura il Maestro della Maddalena, XIII secolo), Maddalene in gloria, Maddalene che compiono miracoli. Allora è necessario, pur arricchendo gli occhi di meravigliose immagini (ricchissimo l’apparato iconografico del libro, impossibile da citare per intero), tornare a «chi era» questa donna e comprendere quali elementi, caratteri e, quindi, messaggi, l’arte abbia prodotto, staccandosi dalla Parola. Qui l’autrice offre alcune direttrici, sempre ponendo all’apertura di ogni capitolo, dove è possibile, un brano evangelico, in modo tale da inquadrarne un aspetto. Abbiamo allora Maddalena «peccatrice e prostituta» (splendida l’immagine che ritrae la Cena in casa del fariseo di Giovanni da Milano), o la donna presente alla tavola di Betania, dove Maddalena smette i panni della peccatrice, divenendo solo una persona «immersa nell’ascolto della Parola di Gesù». Oppure la tradizione si è soffermata sulla donna addolorata ai piedi della croce, portando gli artisti ad arricchire di personaggi molte crocifissioni ricche di pathos (come dimenticare Giotto, Taddeo Gaddi, Masaccio, ad esempio?), o magari spogliando la scena e presentando solo lei, la Maddalena, ai piedi del Cristo patiens, come accade a Mosè Bianchi.

Un altro filone della tradizione è quello del momento successivo alla morte, ovvero la deposizione e il compianto sul Cristo morto, dove la sofferenza lacera armonie ed equilibri compositivi (si pensi a Niccolò dell’Arca, Botticelli, Raffaello, Caravaggio), per giungere alle scene del giardino, in cui le donne sostano al sepolcro o dove il Risorto appare alla Maddalena. Di ogni macrotema Springhetti dà conto, vagliando e richiamando le opere che di quel nucleo hanno dato una lettura originale, significativa, evocativa. Così si passa a un altro Leitmotiv artistico, ovvero la rappresentazione di Maddalena penitente (emblematico è Donatello), che a seconda del periodo appare più o meno scarnificata e sofferente (profondamente piegata su di sé e il suo male nel Medioevo e nel Rinascimento, più serena nella modernità e nella contemporaneità, come accade in Tintoretto, ad esempio). E si chiude, infine, con le estasi maddaleniane, motivo ricorrente nell’età del Concilio tridentino, quando la mistica conosce la sua fioritura.

Tra tutte queste interpretazioni, è possibile cogliere un filo rosso? Sì, secondo la teologa Maria Bianco, che firma l’introduzione al libro, poiché Maddalena «narra un esercizio di prossimità incarnata: ungere, toccare, avvolgere, piangere, vegliare». Certamente, ogni lettura è figlia del suo tempo e, in particolare, di ciò che le dinamiche sociali e culturali hanno voluto intendere nel trattare il tema femminile. Eppure quella prossimità ricorda al lettore «la relazione, la cura, la libertà, il desiderio». Ossia, in altre parole, la ricchezza dell’amare. E questo, come sappiamo, è sempre Vangelo.