Santa Maria di Zuradili: omelia di don Isidoro Meloni

FESTA DI SANTA MARIA DI ZURADILI
DOMENICA 4 MAGGIO 2025

Al chilometro 77 della 131 Cagliari-Sassari ho svoltato a destra, direzione Marrubiu- Santa Maria di Zuradili.

Ho sentito dentro di me un grande sollievo: il mio viaggiare in questa prima domenica di maggio aveva, ha, un motivo ben preciso: partecipare alla festa nella quale io e tutti voi, siamo chiamati a rimanere sempre autentici persone di fede.

È una festa che ravvisa e che mostra il volto della comunità di Marrubiu, festa che rivela ancora una volta, il vostro rapporto con Maria.
Eccomi grato di  poter fare festa con voi.
Ringrazio vivamente don Alessandro vostro parroco al quale son legato non solo nella fraternità sacerdotale ma soprattutto da una sincera amicizia.
Ringrazio il comitato formato dalla leva del 1975: così carini.

Questa è una festa che affonda le sue fondamenta nella storia, quando la comunità cristiana presente a Zuradili, a partire al 1658, è stata costretta a trasferirsi nei “Salti di Mar Rubio”; trasferimento forzato, come scritto nella richiesta del 23 novembre 1659 del sindaco di Zuradili Battista Eriu al Viceré di Cagliari. La richiesta veniva motivata per la carestia, per la siccità, per le alluvioni, ma soprattutto per la peste che, scoppiata tra la fine di maggio 1656 fino ai mesi di giugno e luglio, aveva decimato, con circa 90 morti, gli abitanti di Zuradili.
Il trasferimento verso la pianura ha avuto un esito interessante sotto l’aspetto religioso: sono state abbandonate le case, non è stata abbandonata la fede: la protezione della parrocchia di Zuradili era intitolata a “NUESTRA SENORA DE SAS GRACIAS.

Tale protezione è rimasta nonostante il trasloco a Marrubiu.

Un altro fatto che dimostra il non abbandono della fede è la richiesta del primo luglio 1665  di rifondare la Confraternita del Rosario, già presente a Zuradili, nel paese di Marrubiu. La richiesta, come già noto, il 26 luglio 1665 è stata accolta dall’arcivescovo di Oristano Bernardo Cortoner.

Istituendo la festa di Zuradilli con decreto dell’arcivescovo di Oristano Mons. Giovanni Antioco Atzei  del 18 giugno 1820, la Madonna viene venerata con il titolo “MADONNA DI MONSERRAT”  da festeggiarsi, dall’anno successivo, 1821, la prima domenica di maggio.

Nonostante quel decreto tutti la veneriamo con il titolo di MADONNA DI ZURADILI.

Questa tradizione non è mai venuta meno tant’è che con decreto 1° maggio 2023 l’attuale arcivescovo di Oristano Mons. Roberto Carboni, ha riconosciuto la chiesa campestre di Zuradili meritevole di essere annoverata come “CAPPELLA INSIGNE” cioè di particolare importanza per tutto il territorio e per la diocesi di Oristano. Contestualmente  ha concesso che i fedeli che si recheranno in essa possano lucrare l’indulgenza plenaria, nel rispetto delle norme della Chiesa, ogni anno, nel giorno della Festa della Madonna di Zuradili, cioè durante la prima domenica di maggio.
Per questo un grazie a voi marrubiesi, ma in  modo particolare a don Alessandro, vostro parroco.

È un grande dono che voi possedete: custoditelo e siatene gelosi ed orgogliosi.

Il titolo di MADONNA DI MONSERRAT nel nuovo  ordinamento della parrocchia in seguito agli ultimi patti tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica è stato dato all’attuale parrocchia di Marrubiu intitolata proprio PARROCCHIA BEATA VERGINE DI MONSERRAT, festa che si celebra il 9 novembre con il titolo “familiare” di SANTA MARIEDDA

Questa documentazione sottolinea e attesta la caratteristica di Marrubiu, un paese legato alla devozione  verso  Maria con vari titoli, ma sempre in una unica persona: la persona di Maria la madre di Gesù.

Non è novità pensare e vivere Maria con vari titoli perché essa è tanto grande e possiede tante caratteristiche e tutte le contiene in pienezza. In particolare vorrei invocarla, soprattutto in questi tempi, come la VERGINE DELLA SPERANZA e come LA VERGINE MADRE.

VERGINE DELLA SPERANZA

Siamo in pieno Anno Giubilare. Purtroppo viviamo tra notizie che raccontano vicende di solitudine e di abbandono, di violenze, siamo frastornati da eventi di guerra che utilizzano strumenti sempre più sofisticati per seminare terrore e morte.
Maria ci invita a non perdere la speranza, quella che nasce dall’amore e si fonda sull’amore.

MARIA MADRE

La parola “Madre” ci suggerisce almeno tre caratteristiche  riconducibili  a  tre verbi: CONSERVARE, CUSTODIRE, PROTEGGERE.          

CONSERVARE
Si conserva qualcosa che è proprio, che appartiene a me, che è mia ma che non è ancora pronta per mostrarla, che, quindi, ha bisogno di crescere. E Maria “conservava” meditando nel suo cuore, facendo crescere Gesù in lei, anche quando questo ha comportato fare silenzio (nella fuga in Egitto, nell’episodio dello smarrimento di Gesù al tempio, nelle nozze di Cana, nel Calvario).
Anche noi abbiamo in noi Gesù fin dal battesimo e specialmente quando ci nutriamo di Lui nella Eucarestia, quando “mangiamo” il suo corpo facendolo diventare nostro cibo ma anche nostra carne.

CUSTODIRE

Si custodisce qualcosa quando riteniamo che per noi è importante e per questo prestiamo tutte le nostre cure e le nostre attenzioni perché nulla vada perduto e che tutto rimanga intatto. E Maria ha capito l‘importanza di Gesù e fin dal momento del concepimento gli ha prestato le sue cure e la sua attenzione, sempre, anche nelle difficoltà.
Pensiamo quando si è trovata nella situazione di fronte ai compaesani, compreso Giuseppe suo sposo, nel dover spiegare, senza venire capita, l’origine della sua maternità.
Non si è persa d’animo, non è andata a “disfarsi” di quanto aveva nel suo grembo, ma lo ha custodito.
Seguire Maria nel custodire, per noi vuol dire essere forti nella nostra fede, non “buttare” Gesù mollandolo per vergogna e per paura di dimostrare il  nostro battesimo e la nostra adesione a Dio e alla sua Chiesa.

PROTEGGERE
Proteggere significa fare di tutto perché quanto si possiede resista ai tentativi di furto, di distruzioni, di mutilazioni;
Maria ha protetto Gesù nella indifferenza di quanti non l’hanno accolta per darle una stanza o un letto dove far nascere il suo figlio; ha protetto Gesù nella crescita, durante la predicazione e nel  momento della morte; quando non poteva fare più nulla, lo ha offerto a Dio Padre e, da madre di Gesù, è diventata nostra madre fino a diventare, nella Pentecoste, madre della Chiesa.
A noi è rivolto il “proteggere”, soprattutto in questo tempo: quanti tentativi  di furto attorno a noi!
Tanti vogliono rubarci Gesù attraverso i tanti mezzi di comunicazione  o attraverso i modi ormai comuni di pensare: a che serve andare in chiesa, osservare i comandamenti, essere misericordiosi, non rubare, credere nel matrimonio sacramento, rispettare la vita nascente, il malato, l’anziano, chi è in difficoltà, chi sbaglia?
Proteggiamo Gesù, custodiamo Gesù, conserviamo Gesù.

A questo ci invita oggi Maria nostra madre.

In questo cammino siamo aiutati anche dalle letture di questa terza domenica dopo Pasqua nella quale respiriamo ancora il clima della resurrezione.
Nel brano del Vangelo Gesù si manifesta di nuovo ai discepoli titubanti e timorosi, sul lago di Tiberiade invitandoli a non fermarsi, ma ad incamminarsi verso mète sempre più alte.

La Madonna ci protegga e ci accolga sotto il suo manto di madre.

Don Isidoro Meloni