
Giovedì 1° ottobre 2026 ricorre il trigesimo della morte di Enzo Bianchi, un monaco che ho avuto modo di conoscere in un particolare momento della mia vita nel Monastero di Bose in Piemonte in una realtà ecumenica da lui fondata e unica nel suo genere. Una figura di spicco nel panorama ecclesiale a motivo della sua visione profetica unita ad un carisma straordinario.
Quando nel 2013 ho sentito l’esigenza di fermarmi per un anno sabbatico, interrompendo il servizio pastorale nella Parrocchia di San Giuseppe Lavoratore ad Oristano, portavo con me le fatiche, le gioie e, inevitabilmente, una certa aridità che il lavoro pastorale a volte lascia sedimentare nell’animo di un prete.
Sentivo il bisogno di ritrovare il centro, di riascoltare la Parola non per doverla predicare, ma per lasciarmi evangelizzare di nuovo. La scelta di trascorrere questo tempo prezioso presso la Comunità Monastica di Bose si è rivelata una delle grazie più grandi del mio ministero.
Ancora oggi ringrazio Dio per quel tempo di grazia che mi ha permesso di riscoprire che il fare è una delle più grandi eresie e che l’essere è il fondamento di una vita felice, pacificata.
Era il tempo in cui la comunità era guidata dal suo fondatore, Enzo Bianchi. Vivere a Bose in quegli anni ha significato poter abitare e respirare un miracolo nato da una visione audace.
La Comunità di Bose non aveva mai accolto per un tempo così prolungato la presenza di un presbitero e sono grato a Goffredo Boselli per aver presentato a Enzo questa mia richiesta e vagliata attentamente con lui e con tutta la Comunità. Anche per questo la notizia della sua morte ha creato in me tutta una serie di reazioni emotive che vorrei condividere con questa testimonianza.
Il Carisma del Fondatore e l’Incontro con la Parola
Ho conosciuto Bose nel 1999 per il mio primo corso di Esercizi predicato da Enzo col titolo Dire Dio oggi. Chi ha vissuto a Bose in quella stagione non può non portare impresso nel cuore il carisma travolgente di Enzo. Non si trattava di un fascino puramente umano, ma della vera manifestazione di un autentico carisma, una forza magnetica che nasceva dalla sua intimità con le Scritture. Questo carisma si manifestava in modo luminoso non solo nella predicazione, ma anche negli incontri informali e occasionali: la sua voce, profonda e vibrante, molto spesso provocatoria, toccava la profondità dei suoi interlocutori, rendendo il Vangelo una realtà carnale, tagliente e fortemente necessaria per l’uomo di oggi.
Ricordo la sua presenza in Comunità: aveva il carisma raro di farti sentire compreso nella tua fragilità. A noi preti, spesso affaticati dalle strutture, dai ruoli, dai titoli, ricordava con sguardi e parole fulminanti che, prima di essere chierici, eravamo semplici battezzati, poveri peccatori perdonati. Ci spogliava di ogni clericalismo per restituirci alla nostra umanità, insegnandoci che proprio l’umanità autentica è la via maestra per incontrare Dio. Per noi, preti diocesani, la tentazione fuorviante è quella di vivere ritmi frenetici, lasciandoci incastrare da dinamiche più aziendali che ecclesiali e ponendo in secondo piano la dimensione contemplativa della vita.
L’Intuizione Profetica di Bose
Immergendomi nei ritmi della comunità, scanditi dalla preghiera, dal lavoro manuale nella falegnameria della Comunità e nell’orto – che mi ha ridato il senso della terra e della fatica condivisa – e dall’ospitalità, ho toccato con mano la portata profetica della sua fondazione. Anche i mesi trascorsi nella piccola fraternità di Ostuni, sotto la guida dell’allora Priore Sabino Chialà e i mesi trascorsi a Gerusalemme, mi hanno aperto orizzonti che hanno stimolato la mia fede verso una piena umanizzazione della mia vita dando solidità alla mia fede.
La visione di Enzo Bianchi ha fatto di Bose:
- Un’oasi ecumenica: Vedere fratelli e sorelle di confessioni cristiane diverse vivere, pregare e lavorare insieme sotto lo stesso tetto è stata per me una continua lezione sulla preghiera di Gesù: “Che tutti siano una sola cosa”. Bose non teorizzava l’ecumenismo, lo incarnava nel quotidiano, anticipando i tempi offrendo preziose occasioni di crescita anche con visioni di fede differenti
- Il primato della Parola: La centralità assoluta restituita alla Scrittura, in particolare attraverso la Lectio Divina, mi ha insegnato di nuovo a stare in silenzio davanti al Vangelo, curando la mia sordità interiore. Mi ha insegnato che ogni celebrazione e una vera liturgia non può prescindere dalla Parola, e che concretamente il Battesimo è reale fondamento di ogni ministero.
- Una fraternità semplice e ospitale: La scelta di un monachesimo laico, immerso nella storia e in un’accoglienza incondizionata, ha mostrato a noi ospiti che la vera autorità nella Chiesa coincide sempre con il servizio dell’accoglienza in un contesto ambientale curato, ordinato e contagioso di armonia e bellezza..
Un Ritorno Rinnovato
Oggi, guardando indietro a quell’anno sabbatico, riconosco che l’esperienza di Bose ha agito in me come un setaccio. Ha filtrato le sovrastrutture del mio ministero, lasciando solo l’oro puro della gratuità dell’amore di Dio. Sono tornato al mio servizio sacerdotale con un respiro diverso, più libero, pacificato e più umano.
I fatti accaduti relativi all’allontanamento di Enzo dalla sua Comunità e relativo nuovo inizio con una nuova Comunità La casa della madia, certamente hanno creato anche in me sofferenza e sconcerto avendo conosciuto e goduto del prezioso servizio non solo di Enzo Bianchi e Goffredo Boselli, ma anche di Luciano Manicardi, Sabino Chialà e tutti ii fratelli e le sorelle che mi hanno edificato con la loro testimonianza cristiana dove l’umanità è il fondamento per una sana e autentica spiritualità.
Un ultimo aspetto che mi ha segnato: una fraternità dove il genere sessuale, maschi e femmine, sono posti gli uni di fronte agli altri, in un meraviglioso e armonico modello di vita comunitaria, dove non è centrale la gerarchia ma la Comunità e dove la gerarchia è realmente a servizio della Comunità.
Nel giorno delle esequie Goffredo Boselli, suo successore nella Casa della Madia, ha chiaramente affermato che l’opera di Enzo Bianchi rimane una: Bose.
Di quel tempo, dell’accoglienza dei fratelli e delle sorelle, e dell’insegnamento carismatico e coraggioso di Enzo Bianchi – che ha saputo sognare e realizzare una comunità così necessaria per il nostro tempo – non posso che rendere grazie a Dio.
don Alessandro Enna

























