San Giuseppe e il dono dei papà in una serata di grazia e di benedizioni

Le testimonianze che seguono, a seguito del momento di grazia condiviso con tanti papà dei diversi bambini e ragazzi della Parrocchia, in occasione della festa di San Giuseppe, sono solo un riverbero di un appuntamento straordinario condiviso in parrocchia martedì 19 marzo.

Attraverso questo messaggio vorrei far pervenire ai tanti papà che hanno partecipato, il mio sentito ringraziamento, per aver risposto ad un invito oltre ogni mia prevedibile attesa. Grazie anche ai ragazzi e alle mamme che hanno sostenuto e apprezzato l’iniziativa.

La celebrazione, iniziata in ritardo a motivo del considerevole afflusso dei papà e della famiglie che non riuscivano a trovare posto nella nostra chiesa, ha creato in me una forte emozione che, specialmente all’inizio, ho faticato a nascondere.
Posso affermare che non avevo mai visto in parrocchia, in questi questi anni, un considerevole numero di papà con i loro figli e anche con diverse mamme. E’ stata una presenza carica di tanti significati.
Ho ancora impresse nella mia mente alcune immagini che custodisco nel cuore come dono prezioso per me, per una paternità misteriosa che anche io sono chiamato a vivere.

In un tempo in cui la figura genitoriale maschile soffre di pericolose generalizzazioni, siamo invitati a rivalutare il ruolo di chi continua a essere per la società e per le generazioni, insostituibile punto di riferimento per la crescita delle giovani generazioni.
La benedizione, invocata prima sui papa, e subito dopo dagli stessi papà ai diversi figli, è ha voluto rimarcare come, nella famiglia, padre e madre, riflettono l’unica paternità che genera la vita che non muore: quella di Dio.

don Alessandro

Martedì 19 marzo nella nostra parrocchia, in occasione della solennità di san Giuseppe, sposo di Maria e padre di Gesù, si è svolta la celebrazione e la benedizione dei papà.

 In un clima intimo e composto, ma altrettanto carico di evidente emozione, tantissimi papà, alcuni timidamente presi per mano dai loro bambini più disinvolti, hanno vissuto un momento di preghiera e di affidamento a san Giuseppe, modello di accoglienza e saggezza, ma soprattutto un momento di ringraziamento a Dio per il dono della paternità ricevuto.

 La celebrazione ha voluto essere un richiamo sull’importanza della figura del padre nella crescita dei figli, come Giuseppe lo è stato per Gesù, ma anche un incoraggiamento ad avere fede in Dio che sa agire per il bene nonostante le nostre debolezze, le nostre fragilità, le nostre paure.      Anche Giuseppe provò la paura e l’incertezza, vide la sua vita sconvolta e stravolta dai piani di Dio, ma seppe fidarsi e accogliere. Poiché incertezza e smarrimento, essendo componenti insite nella nostra umanità, spesso caratterizzano le nostre giornate, anche i padri, che devono avere mani forti per sorreggere i figli quando cadono, devono anche loro a volte lasciarsi prendere per mano a volte dagli stessi figli, come anche stasera è accaduto, altre volte da Dio stesso come fece Giuseppe, perché padri lo si diventa giorno per giorno accompagnando i figli nella loro crescita sia umana sia spirituale.

Un accompagnare che non deve mai confondersi con possesso, come il brano del Vangelo: Il ritrovamento di Gesù al Tempio (Lc 2, 41-50) che ha guidato la celebrazione ha sottolineato, ma ricerca instancabile del figlio che essendo altro da noi deve essere scoperto, accolto e amato sempre.

E’ stato molto bello vedere una così ampia partecipazione anche di famiglie intere ad un invito che non aveva certamente la presunzione di insegnare niente a nessuno, ma che voleva essere di vicinanza e dare risalto ad una figura, quella del padre che spesso per motivi vari, lavoro, impegni e spesso cultura resta un po’ ai margini specialmente nella vita spirituale dei bambini e ragazzi.

La celebrazione si è conclusa con la benedizione che i papà hanno rivolto ai propri figli stretti in un abbraccio carico d’amore, lo stesso che Dio Padre rivolge a tutti noi ogni giorno.

Il gruppo catechistico

Alle ore 19.00, 19 marzo, come per un impegno preso da rispettare, hanno incominciato ad entrare in chiesa molti papà con rispettivi bambini-bambine e mamme. Ordinati e stranamente silenziosi. Prendevano posto su banchi disposti in due lunghe file, che partivano dall’ingresso della chiesa sino ai primi gradini dell’altare. Una musica di pianoforte accompagnava le persone , quasi ripetitiva ma delicata e piacevole.
Musica intrisa solo da alcune avvertenze del sacerdote don Alessandro: venite pure avanti.. occupate tutti i posti. E, in brevissimo tempo, ai banchi sono state aggiunte tutte le numerose sedie a disposizione.
Secondo me, i presenti hanno raggiunto e superato il numero di circa duecentocinquanta fedeli.
L’ avvenimento? La festa dei papà. Conseguenza la festa di San Giuseppe, padre putativo di Gesù.
Una festa sentita e dedicata. I miei pensieri hanno travalicato molti confini.
Questo non è un incontro qualsiasi delle famiglie, ma una festa da valorizzare: è il futuro, con i ragazzi e ragazzine, delle nuove generazioni, soprattutto per Marrubiu. Il numero dei presenti deve interessare, tenendo conto di coloro che sono rimasti nelle proprie abitazioni e dei neonati, tutti quanti. Deve far riflettere l’Amministrazione comunale, gli assistenti sociali e i presenti e futuri insegnanti e docenti.
Ma il centro dell’incontro ha riguardato la benedizione per i papà, benedizione da estendere agli altri componenti il proprio nucleo familiare.
Messaggio importante il ritrovamento del ragazzino Gesù, allora dodicenne, nel tempio.”…Figlio, perché ci hai fatto questo? Tuo padre e io angosciati ti cercavamo…”
E’ stato il brevissimo brano del Vangelo che nessuno dei papà presenti, invitati, ha voluto leggere. Timore reverenziale?
Certamente sì. Ho provato a leggere sui volti giovani di molti di essi. Papà che rientravano da lavoro, che forse pensavano alle problematiche dei rapporti appartenenti a comportamenti difficili, ai problemi familiari, economici, di relazioni familiari, di datori di lavoro, scossi dai tempi presenti, dove le gioie vengono sovrastate da difficoltà inaspettate.
Ma tutto è andato liscio con un poco di emozione avvertito da sguardi che scivolavano in tutte le direzioni…furtivi.
…Benedici il Signore, anima mia;
quanto è im me benedica il tuo nome.

Unico canto condiviso e conosciuto da pochi, ma aleggiando su tutti i presenti.
Come sarà il prossimo incontro?
Perché l’avvenimento sarà ripetuto di anno in anno. È bastato incominciare.
Di questo don Alessandro è certo, e anche molti dei presenti.

Con gli occhi di un ultraottantenne.