Relazione di restauro finale Cristo

RESTAURO N.1 STATUA LIGNEA POLICROMA RAFFIGURANTE IL CRISTO IN CROCE

  • DESCRIZIONE DELL’OPERA
  • STATO DI CONSERVAZIONE
  • INTERVENTO DI RESTAURO

SCHEDA TECNICA DI RESTAURO FINALE

OGGETTO: scultura in legno policromo con braccia mobili

SOGGETTO: Cristo in croce

DATAZIONE/EPOCA: inizi XIX secolo

MATERIALI/TECNICHE: legno intagliato, ricoperto con tela gessata e policroma

DIMENSIONI: h. cm 160

AUTORE: ambito locale

DESCRIZIONE DELL’OPERA

Il crocifisso in esame si inserisce nella ricca tradizione della scultura lignea devozionale sarda tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, un periodo in cui l’isola, assorbe in modo profondo modelli artistici e religiosi provenienti dalla penisola.

Si tratta di un’opera pensata per l’uso processionale durante i riti della Settimana Santa.

La figura del Cristo si presenta con un’intensa carica espressiva: il corpo è irrigidito dalla morte, scavato nel volto e nel torace, segnato da numerose ferite che, attraverso colature di colore rosso vivo, accentuano visivamente il dolore del martirio.

La resa anatomica è semplificata, ma efficace: le mani forate, le ginocchia sanguinanti, la bocca socchiusa, gli occhi chiusi e la barba divisa in due ciocche, secondo un modello diffuso nelle rap-presentazioni gotiche del Cristo morto.

Il perizoma è reso con una certa eleganza plastica, annodato lateralmente e decorato da un de-coro a estofado de oro che contrasta con la superficie incarnata del corpo, trattata con toni rosati. Molti elementi, come la postura delle gambe incrociate, l’espressione del volto e la rappresenta-zione accentuata delle piaghe, richiamano chiaramente l’influsso della cultura figurativa ispano-fiamminga che, attraverso la mediazione catalana, trovò larga diffusione in Sardegna durante il periodo moderno.

Questi dettagli, insieme alla resa espressiva e al trattamento pittorico, contribuiscono a collocare il crocifisso all’interno di una produzione locale che, pur influenzata da modelli esterni, conserva un forte carattere popolare e devozionale.

STATO DI CONSERVAZIONE DELLA STATUA DEL CROCIFISSO (PRIMA DELL’INTER-VENTO)

Dal punto di vista strutturale, la statua si presentava complessivamente in buone condizioni, con una condizione generale stabile.

Tuttavia, si riscontravano alcune mutilazioni localizzate, tra cui la mancanza dell’anulare della mano destra e di una porzione del perizoma, segni evidenti di usura delle parti più esposte e fra-gili.

Un’osservazione ravvicinata aveva evidenziato la presenza limitata di fori di sfarfallamento, chiaro indicatore dell’attività pregressa di insetti xilofagi, in particolare nella schiena, sul perizoma e all’interno delle gambe.

Per quanto riguardava la superficie pittorica, era evidente una ridipintura totale, che risultava for-temente alterata: uno spesso strato di sporco grasso si era depositato nei solchi delle pennellate, contribuendo a scurire sensibilmente il tono generale compromettendo la leggibilità dei volumi e delle espressioni.

Anche le colature di sangue, elemento iconografico di particolare rilievo, apparivano alterate e opacizzate, a causa di sporcizia e fenomeni di ossidazione dei pigmenti utilizzati.

Il perizoma risultava interamente decorato con una cromia a fondo celeste pallido, arricchita da strisce bianche e bordi in porporina dorata.

Quest’ultima, nel tempo, aveva virato verso tonalità bruno-verdi, segno dell’alterazione della ver-nice protettiva e presentava lacune di materiale pittorico che rivelavano tracce di lamina dorata. Approfondendo l’indagine si è potuto notare che sotto la ridipintura c’era buona parte di una de-corazione in estofado de oro che appariva solo sul davanti ma non sul retro.

La superficie pittorica dell’incarnato presentava numerose mancanze e sollevamenti del materiale pittorico, di modeste dimensioni, attraverso le quali si poteva intravedere una cromia più antica ma fortemente deteriorata e lacunosa presente solo nel volto e sul torace ma non su gambe e braccia.

Una profonda lesione verticale attraversava il torace ma dopo un’attenta analisi, si era constatato che risultava stabilizzata e non costituiva un pericolo per l’equilibrio della struttura lignea com-plessiva.

Infine, il meccanismo di snodo presente in entrambe le braccia, risultava ancora funzionante, ma mostrava segni di irrigidimento e avrebbe necessitato di lubrificazione per garantirne la piena operatività e conservazione.

INTERVENTO

Introduzione

L’opera è stata sottoposta a un intervento di restauro volto a garantirne la conservazione e a migliorarne la leggibilità, nel rispetto della sua integrità storica e materica.

Le operazioni sono state eseguite secondo le indicazioni fornite dalla Direzione Lavori e in conformità con i criteri della conservazione e del minimo intervento.

Relazione sul restauro

L’intervento di restauro sul Crocifisso ligneo policromo è stato preceduto da una serie di opera-zioni preliminari fondamentali per garantire la sicurezza dell’opera durante il trasporto e la mani-polazione.

Prima dello spostamento in laboratorio, si è proceduto a un’attenta analisi visivo-tattile delle su-perfici, con l’obiettivo di individuare eventuali sollevamenti dello strato pittorico o della prepara-zione a rischio di caduta.

Nei punti in cui sono emerse criticità, è stata effettuata una velinatura di protezione temporanea, utilizzando carta giapponese di media grammatura e un adesivo a base di colla di coniglio.

A seguire, l’opera è stata accuratamente imballata per il trasporto, impiegando materiali protettivi idonei a prevenire sollecitazioni meccaniche.

Una volta giunta in laboratorio, la statua è stata sottoposta a disinfestazione in atmosfera control-lata, mediante l’impiego di anidride carbonica (CO₂) in ambiente anossico, per un periodo conti-nuativo di 20 giorni.

Questo trattamento ha garantito l’eliminazione totale di eventuali infestazioni xilofaghe, preser-vando la stabilità del supporto ligneo senza ricorrere a prodotti chimici invasivi o potenzialmente dannosi per i materiali originali.

Terminata la disinfestazione, si è deciso di non procedere con il consolidamento del legno me-diante prodotti specifici, in quanto ritenuto non necessario, nonostante fosse stato inizialmente previsto nel progetto preliminare.

Si è invece intervenuti con il consolidamento dello strato pittorico decoeso, utilizzando una resina acrilica in emulsione acquosa, applicata mediante siringa e pennello.

L’adesione del colore al supporto è stata verificata tramite tamponamento con cotone idrofilo, ri-muovendo eventuali eccessi di prodotto e monitorando l’efficacia del consolidamento.

La fase di pulitura della pellicola pittorica ha richiesto un approccio selettivo, a causa dell’eteroge-neità dei materiali e delle ridipinture presenti.

Sono stati testati diversi sistemi di pulitura combinata, tra cui: emulsioni grasse a pH 8.5 con che-lanti, solvent gel apolari, alcool benzilico, white spirit, alcool etilico e acetone.

Tuttavia, la soluzione più efficace si è rivelata l’utilizzo del bisturi, previo ammorbidimento dei de-positi di sporco con un gel apolare addizionato a una minima quantità di alcool isopropilico.

Questa metodologia ha permesso la rimozione completa dei depositi e della ridipintura del peri-zoma, senza intaccare la patina originale.

Per la pulitura dei depositi superficiali di polvere e grasso presenti sui capelli, si è ricorso a tam-ponature con white spirit, coadiuvate dall’uso del bisturi.

Diverso è stato l’approccio adottato per il perizoma: la ridipintura a olio è stata completamente ri-mossa meccanicamente con bisturi.

Il decoro in estofado de oro, emerso in seguito, è stato successivamente ripulito con una combi-nazione di acetone e white spirit.

La porzione di anulare della mano destra mancante, essendo di dimensioni modeste, è stata inte-ramente ricostruita con Balsite per legno e inserita nella mano mediante un perno in acciaio.

La ricostruzione è stata eseguita in modo essenziale, nel rispetto del principio del minimo inter-vento.

Le lacune di materiale pittorico sono state trattate con stuccature a base di gesso di Bologna e colla di coniglio, applicate in modo puntuale e contenuto, evitando sovrammissioni e rispettando fedelmente le morfologie originarie della scultura.

Anche la reintegrazione cromatica è stata condotta secondo criteri di reversibilità e riconoscibilità. Limitata alle sole aree che compromettevano la corretta lettura dell’opera, è stata realizzata con acquerelli Winsor & Newton e colori da ritocco compatibili, sotto la supervisione della Direzione Lavori.

A conclusione dell’intervento, è stata applicata una vernice protettiva finale a base di Retoucher Surfin (Lefranc & Bourgeois), stesa in due strati sottili, al fine di garantire una protezione uniforme della superficie pittorica e migliorarne la brillantezza.

Tutte le fasi dell’intervento sono state accuratamente documentate attraverso immagini fotografi-che in formato digitale.

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

PRIMA DEL RESTAURO