Per vivere in modo significativo il sacramento della Riconciliazione

Se abbiamo il coraggio di confrontarci con il Vangelo scopriamo facilmente cos’è il male e cos’è il peccato, cosa è in noi menzogna e cosa è verità.
In noi e intorno a noi ci sono forme di distruzione sempre all’opera, sperimentiamo infatti che l’egoismo spesso prevale sull’altruismo, che l’orgoglio è avido di potere e di successo, che la smania di protagonismo corrode il cuore, che la felicità umana e in se stessa insuperabile…
Scopriamo così l’assoluta necessità di una salvezza dall’alto, il bisogno di essere salvati dal Signore.
San Paolo nella Lettera ai Romani (7, 14-19) afferma che il peccato non è solo fuori di noi ma abita in noi, questa è la profonda miseria dell’uomo. Esso il nostro più pericoloso nemico!
Viviamo in una società che ha smarrito il senso del peccato, perché ha smarrito il senso di Dio, per questo occorre farci aiutare dalla Parola per riscoprire la profonda verità del peccato.
La prima realtà incombente sono i peccati personali, le nostre fragilità psichiche e morali, la nostra pigrizia, invidia, ambizione, vanità, sensualità, orgoglio presunzione e falsa religiosità!
Dal cuore degli uomini, ci dice il Vangelo: (Mc 7, 21-23) “escono le invenzioni cattive, fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigia, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza”… Tutto questo viene ricondotto a tre atteggiamenti fondamentali:

  1. La stoltezza è propria di chi fa dei progetti senza Dio;
  2. la superbia è affine alla stoltezza: è la pretesa di salvarsi da soli, di conquistare la libertà vera coi propri sforzi, rifiutando di confrontarsi con la Parola e la presenza di Dio.
  3. La calunnia è la conseguenza del fatto che non riusciamo a sopportare il bene del prossimo, per cui proviamo il bisogno di distruggere almeno un poco l’altro mediante qualche piccola frecciata, qualche accenno conflittuale che ristabilisce, a nostro parere, la nostra integrità.

I peccati personali toccano tutti noi e li percepiamo nei loro effetti di ingiustizia, di divisione, di rivalità… sono in noi e non possiamo liberarci da soli.

Ci sono in noi delle forze dispersive e distruttive, e al fondo di tali inclinazioni c’è una radicale diffidenza di Dio, una resistenza ad accettare una visione della vita subordinata all’intervento e all’iniziativa di Dio. Si percepisce Dio un nemico dell’uomo che attenta alla felicità dei suoi figli. Tutto questo ci porta a guardarci con diffidenza e sospetto e a sperimentare quindi una fatica non da poco per vivere la bellezza dell’appartenenza alla Parrocchia.

I PECCATI STRUTTURALI E SOCIALI

La seconda realtà incombente è quella del male presente nella società e nella storia. I peccati strutturali e sociali non sono soltanto la somma dei peccati personali, delle malizie individuali, bensì quelli inseriti nei sistemi di vita, nella mentalità, nelle idee ricevute. È un modo di essere e di vivere che la Sacra Scrittura chiama “mondo” in senso negativo, in cui al di là delle belle parole, prevale il tornaconto, il bisogno di sopraffare gli altri, di contrattaccare, di sottomettere. Anche tra noi cristiani sono molto diffuse le “furberie di ogni genere. La salvezza che Dio offre all’uomo è il ritrovare, nella pienezza dell’incontro con Cristo,la potenzialità di quell’apertura originaria voluta da Dio, che crea la mentalità del bene, la cultura positiva, il rispetto profondo delle persone, la lealtà, l’onestà anche nelle piccole cose…

La contemplazione della gloria di Gesù nella sua morte e resurrezione è la sola che ci dona una visione concreta della realtà. Ci insegna che il male esiste ed è inutile fingere di non vederlo, ma che la vera libertà cristiana è chiamata a lottare contro il male del mondo in e con Gesù, per trarne il bene vivendo lo spirito delle Beatitudini evangeliche e il mistero della croce.

Il sacramento della Riconciliazione ci immette in un rapporto personale con Dio Padre che ci colma di gioia e apre in noi la forza cerdono. Come vivere questo sacramento quale momento di un cammino in cui cerchiamo di capire chi siamo, cosa siamo chiamati a essere, in che cosa abbiamo sbagliato, che cosa avremmo voluto non essere, che cosa chiediamo a Dio?

La parola latina “confessio” non significa solo andarsi a confessare, ma anche lodare, riconoscere, proclamare.

CONFESSIONE DI LODE O “CONFESSIO LAUDIS”

Invece di cominciare la confessione dicendo “ho peccato così e così”, bene iniziare con uno sguardo positivo sulla nostra vita e quella dei nostri fratelli. Questa visione positiva ci porterà a dire: “Signore, ti ringrazio”, ed esprimere davanti a Dio i fatti per cui gli sono grato. Questo allarga l’anima al vero rapporto personale. Mi metto davanti a Dio, Padre della mia vita, e dico per esempio: “Ti ringrazio perché in questo mese tu mi hai riconciliato con una persona con cui mi trovavo male. Ti ringrazio perché mi hai fatto capire che cosa devo fare, ti ringrazio perché mi hai fatto capire maglio la preghiera come valore importante per me.

CONFESSIONE DI VITA O “CONFESSIO VITAE”

Dall’ultima confessione, che cosa nella mia vita vorrei che non ci fosse stato, che cosa vorrei non aver fatto, che cosa mi dà disagio, che cosa mi pesa. E’ importante andare alle radici di ciò che vorrei non fosse. “Signore sento in me delle antipatie invincibili… che spesso sono

la causa di malincuore, di maldicenze, di tristezza. Vorrei essere guarito da te. Signore, sento in me ogni tanto delle tentazioni che mi trascinano, vorrei essere guarito dalla forza di queste tentazioni.

Signore, sento in me disgusto per le cose che faccio, sento in me pigrizia, malumore, disamore alla preghiera, sento in me dubbi che mi preoccupano”.Tutto di noi, risentimenti, amarezze, tensioni, gusti morbosi che non ci piacciono, li mettiamo di fronte a Dio e diciamo: “Guarda, sono peccatore, tu solo mi puoi salvare. Tu solo mi togli i peccati”.

Non serve a molto lo sforzo nostro. Occorre che il pentimento sia unito ad un profondo atto di fede nella potenza risanatrice dello Spirito, nella misericordia infinita di Dio.

La confessione è deporre il nostro cuore nel cuore di Cristo, perché lo cambi con la sua potenza.

La “confessio fidei” è dire al Signore: “Signore, so che sono fragile, so che sono debole, so che posso continuamente cadere, ma tu per la tua misericordia cura la mia fragilità, custodisci la mia debolezza, dammi di vedere i propositi che devo fare per esprimere la mia volontà di piacerti (seguirti).

La preghiera di pentimento può essere: “Signore, so che ciò che ho fatto non è soltanto danno a me, ai miei fratelli, alle persone che sono state disgustate, strumentalizzate, ma è anche misconoscere il tuo Amore che da sempre mi segue e mi chiama..”-

Nel sacramento della Riconciliazione avviene una vera e propria esperienza pasquale, ci è data la possibilità di incontrare il Signore fonte di gioia e di vera pace… quella che desideriamo.Accostati con fiducia a questo sacramento, non avere timore, è l’esperienza dell’abbraccio del padre con figlio peccatore, ma sempre amato e atteso.