
Ci sono dei momenti nella vita dell’uomo e quindi anche nella vita della Chiesa e del credente, che costituiscono un’opportunità quasi unica per fare una sintesi di tutto ciò che la nostra vita comprende e abbraccia, e interrogarci sulle coordinate fondamentali costituite dal rapporto con Dio, con i fratelli e con le cose.
La Quaresima che iniziamo in comunione con tutta la Chiesa è una di queste opportunità.
Entriamo con tutta la Chiesa in questo ‘tempo favorevole’ per trovare grazia presso Dio ed essere aiutati al momento opportuno. Questo tempo di grazia costituisce per l’uomo il momento in cui il peccato e la menzogna possono trovare l’antidoto, il potente antidoto che non è la penitenza ma l’amore di Dio che si rivela nella debolezza e povertà dell’uomo. Confessando, come Comunità la nostra povertà vogliamo aprirci a questo mistero risanante dell’amore di Dio per capire che la vita cristiana non può essere solo un insieme di opere buone gradite a Dio, e che ci fanno sentire creditori nei suoi confronti e nei confronti dei fratelli, quanto piuttosto una sequela quotidiana come ricerca del giusto baricentro della nostra vita che possiamo trovare solo in Dio.
E’ proprio il vangelo di questo giorno che può essere considerato come un manifesto programmatico, non tanto di cose da fare in più a ciò che il cristiano ordinariamente è chiamato a vivere, quanto piuttosto rivedere i criteri fondamentali con cui viviamo il nostro Battesimo. Al centro del messaggio della Parola di Dio di questo giorno, non stanno infatti, le opere penitenziali del credente, ma l’annuncio dell’amore di Dio, “che vede nel segreto”.
Accogliere questo messaggio per vivere una vera e autentica conversione, significa allora permettere allo Spirito una trasformazione che sia prima di tutto interiore anziché esteriore. Preghiera, Elemosina e digiuno, saranno frutti autentici di un cuore convertito solo se scaturiranno dal profondo dell’essere e se costituiranno la “verità” del nostro essere, più che del nostro “fare” e “apparire”.
La prima cosa che ci viene in mente è quella di vedere cosa possiamo fare di diverso, di nuovo, per vivere bene questo tempo. In questo proposito si insinua il pericoloso meccanismo di trasformare questo tempo “sacro” tempo di Dio, in” tempo nostro” , del nostro impegno, della nostra solidarietà, dei nostri fioretti e della nostra generosità, mentre è innanzitutto tempo di Dio. Il tempo del suo primato nella nostra vita di peccatori che solo volgendoci a Lui e riconoscendo la nostra strutturale povertà possiamo fare esperienza storica del suo intervento salvifico.
La Quaresima, iniziando col rito dell’imposizione delle ceneri, ci mostra l’indole pasquale del cammino di questi 40 giorni: le ceneri, ricavate dai rami di ulivo e di palma sono simbolo di Cristo, ricevendole nel nostro capo sono per noi augurio e auspicio di una vita nuova che ci verrà donata nella misura in cui riconosceremo sinceramente il nostro bisogno di Lui. Per attuare tutto ciò, la parola di Dio di oggi, in modo particolare il Vangelo che ci traccia il programma da seguire con un avvertenza: facciamo tutto per trovare grazia agli occhi di Dio e non compiacimento agli occhi degli uomini… Questo atteggiamento ha come esito il fatto che chi così agisce non ha più null’altro da attendersi dopo l’ammirazione umana ottenuta, perché solo chi agisce nel segreto ottiene la ricompensa del Padre.
La Preghiera
Sembra che Gesù scoraggi questa pratica, ne vuole invece rinforzare i presupposti, e uno di questi è il silenzio, interiore ed esteriore. E’ facile scivolare anche nella nostre preghiere-celebrazioni in spettacoli autocompiacenti a noi stessi ma riprovevoli a Dio e ai fratelli. E’ necessario valorizzare il silenzio, il quale può permettere alla Parola di veicolare la stessa presenza di Dio Verbo fatto carne nel figlio… Il rumore assordante di mille voci e mille proposte, anche nella Chiesa, spesso non avviene sul piano delle ragioni delle motivazioni e delle testimonianze, bensì su quello del maggiore consenso che si ottiene ‘alzando il volume’ del proprio intervento. Ma quando la diversità di voci diventa un sovrapporsi di grida, allora il rumore soffoca ogni spazio per l’ascolto e l’uomo resta schiacciato tra i tentacoli dei persuasori e le pressioni dei più forti. Solo riconquistando spazi di riflessione, di conoscenza di sé e di contemplazione sarà possibile rinnovare nella nostra società la capacità e il coraggio di un dialogo fatto non di convenzioni e formalismi, ma espressione di un autentico desiderio di “andare verso” il fratello come conseguenza immediata di una preghiera che nel silenzio accoglie il Signore che “viene a noi”…
Digiuno
Gesù si allinea perfettamente con uno stile profetico e aggiunge come significato, il senso di un digiuno che aiuta l’uomo a riconoscere la dipendenza assoluta da Dio, rendendolo Signore e dominatore delle cose che possiede e non schiavo. Nei confronti dell’altro, il digiuno è come la preghiera del corpo: è accettazione simbolica che la propria vita non è l’assoluto, e tanto meno il cibo che la mantiene, ma Dio stesso e la sua Parola. Il digiuno, è inoltre necessario per raggiungere la “sobrietà” che consiste nel servirsi delle cose quanto sono utili per amare Dio e il prossimo. Ciò che non è utile a tale scopo, serve a odiare e morire. Nella nostra società consumistica che riduce la persona a imbuto che tutto ingurgita attraverso i cinque canali dei sensi, il digiuno ha un particolare valore terapeutico spirituale, che occorre riscoprire per non sentirci schiavi delle cose. Oltre la sobrietà nel cibo, c’è quella dell’odorare, gustare, toccare, udire, vedere, e soprattutto, nel fantasticare: la fantasia è il senso virtuale che sostituisce ogni altro. I sensi sono gole voraci, insaziabilmente aperte verso ogni oggetto. All’animale servono per la conservazione della specie e dell’individuo, e sono regolati dall’istinto; all’uomo, che è di specie divina, servono per entrare in relazione con l’altro; e non sono regolati dall’istinto. Sono fame infinita che si sazia solo trovando il cibo per cui sono fatti: i fratelli e Dio.
L’elemosina
Anche questo aspetto è da vedere non tanto come espressione di una nostra bontà per sentirci a posto con Dio e con i fratelli, quanto piuttosto come espressione di quella giustizia che nel vangelo di Matteo risuona come misura alta della vita cristiana, e ne esprime il marchio di una vita autenticamente cristiana. Siamo invitati non tanto ad aumentare il nostro gettito di offerte, quanto piuttosto verificare con quale cuore e per quale compiacenza tutto ciò si fa…
Nella tradizione biblica i beni del mondo sono destinati al “bene comune”, la solidarietà garantisce non solo la vita materiale, ma anche quella spirituale, che è l’amore fraterno. E deve essere mondiale, non di categoria, di nazione o di Chiesa. Senza tale fraternità sarà sempre più impossibile la vita sulla terra. Fede e giustizia, paternità di Dio e fraternità tra gli uomini sono come lo Spirito e il corpo del cristianesimo. Non c’è l’uno senza l’altro. Senza fede nella paternità, la fraternità è ideologia vuota; senza giustizia e fraternità, la fede nel Padre è spiritualismo disincarnato. mistificazione. Nel rapporto con l’altro, col fratello, si gioca il rapporto con Dio, da cui ogni alterità prende nome “ci si converte amando; si ama condividendo”.
Questi tre aspetti che la Parola di Dio anche quest’anno ci consegna all’inizio del nostro cammino quaresimale, sono intimamente connessi, non si può vivere un aspetto senza vivere l’altro, ce lo ricorda S. Pietro Crisologo in un suo discorso:
“tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l’una dall’altra. Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate (…). Perciò preghiera, digiuno, misericordia siano per noi un’unica forza mediatrice presso Dio, siano per noi un’unica difesa, un’unica preghiera sotto tre aspetti”. Ecco il nostro cammino quaresimale.
Con la cenere ricevuta sul nostro capo, vogliamo esprimere non una pia e veneranda tradizione, un gesto superficiale e dovuto, quanto piuttosto la sottoscrizione di un programma che non parte da noi, ma dalla Parola del Padre che come lampada continua a risplendere sul nostro cammino.

























