Il valore e la cura delle relazioni nella chiesa

Dopo un recente convegno nei giorni scorsi, appena passata mezzanotte e io e un amico appena arrivati nell’albergo che ci ospitava, una proposta: “Una promessa è una promessa! Ti devo fare vedere il quadro di Franz Jagerstatter!”. “Nooooo si è ricordato” – penso dentro di me. Abituato a un clero delle Chiese “locali” sclerotizzato, questo “giovane” prete mi impressiona. Eppure dovrebbe essere stanco anche lui!

Entrare in una chiesa a mezzanotte alla penombra delle luci soffuse non so se sappia più di Hallowen o di Vittorio Sgarbi che è capace di farsi aprire le chiese dove ci sono dei capolavori, all’improvviso, nel cuore della notte.

Con passo sicuro seguo Gian Luca che mi fa vedere il quadro e me lo illustra come se fossi un’autorità a cui non si può non far vedere una cosa di eccezionale valore. Ed effettivamente lo è, di gran valore, perché di grande valore è la storia della sua realizzazione… Un bel giorno si presenta a Gian Luca, nella sua Chiesa dei Servi, una persona che esprime una critica artistica sulla chiesa, con estrema umiltà ma con grande fermezza.  E Gian Luca gli dice: “E tu come la faresti?” Da qui nasce una grande amicizia che porterà a commissionare all’artista il quadro su Jagerstatter. Bellissimo! E non è neanche lontano parente della riproduzione fotografica che mi aveva fatto vedere in Austria… Gli occhi del martire esprimono tutta l’angoscia della sua scelta e le testimonianze delle figlie – mi dirà poi – documentano nelle loro emozioni sedimentate e profonde che è quella l’espressione con cui l’avevano visto l’ultima volta prima della sua esecuzione capitale. Dopo molto tempo Gian Luca capirà che quell’artista che aveva bussato alla sua porta è una persona ben nota a livello internazionale…

Continuiamo il tour nella chiesa e mi fa vedere le altre opere, di questa inedita collaborazione, in cui l’autore era stato lasciato libero di esprimersi. Gian Luca affonda le sue sapienti spiegazioni nella mia profonda ignoranza di cui francamente mi vergogno un po’. Ma la cosa che più mi impressiona è il prendersi cura della chiesa che gli è stata affidata. La passione per le piccole cose ha portato Gian Luca a restaurare a proprie spese i quadri del 1600, accatastati, che stavano andando in malora, rifacendo pure le cornici. Un senso della cura assai raro di questi tempi! La cura di una chiesa in cui lui non è il proprietario, ma solo un momentaneo servitore.

Tutto nasce dalle relazioni, nella chiesa, a partire da quella con Cristo, ed è proprio la qualità delle stesse a fare la qualità dell’amore ecclesiale. Mi ha colpito la capacità di accogliere la critica e permettere che questa possa fra nascere una relazione fonte di bellezza. La chiesa è anche questo.  Dare valore alle persone che incontri è il cammino e il cammino avviene facendo!