Il tempo della pace scandito dai giovani

All’inizio di dicembre ha avuto luogo a Castel Gandolfo il II° Congresso Internazionale della Pace, per il decimo anniversario di Living Peace International, dal titolo “Il tempo della Pace”. Ecco il racconto di otto studenti (Gloria, Vittorio, Giulia, Francesco, Francesca, Giada, Monica) e un ex alunno (Alessandro) del Liceo Galileo Galilei di Catania, che hanno partecipato rappresentando non solo la Sicilia ma l’intera Italia, in quanto unici giovani italiani, accompagnati dal alcuni dirigenti e docenti.

«La verità è che le aspettative non erano molte, non avevamo idea di cosa ci aspettasse al punto che l’idea di partire non emozionava più di tanto, se non per quanto riguardava il ricevere la nomina per la quale ci eravamo impegnati. Invece, inaspettatamente, una volta lì non saremmo mai voluti andar via.

In quei pochi giorni abbiamo avuto così tanto da fare che sembrava essere passato un mese. Ma il tempo funziona così: più lo riempiamo con attività ed emozioni, più la nostra concezione temporale si dilata. Ascolto, dialogo, scambi di opinioni, condivisione e accoglienza sono stati gli ingredienti perfetti per tre giorni all’insegna della pace.

Il Congresso è stato molto interessante, sia per le tematiche affrontate con esperti, sia dinamico per le esperienze pratiche belle e forti, anche attraverso i workshop attivi. È stato incredibile conoscere la grande famiglia di Living peace e sentirsi parte integrante di questo grande progetto che abbraccia l’intero globo. Sono venute persone da 42 Stati diversi per partecipare al convegno e, tutti loro, uno per uno, hanno dato un valore aggiuntivo immenso a quest’esperienza. Ci hanno anche lasciato i loro saluti per le nostre scuole nelle loro lingue in modo da poter raggiungere più giovani possibile e coinvolgere altri studenti in questo percorso di Pace.

Dialogo è stata la parola chiave di questo nostro viaggio che ha avuto inizio a Castel Gandolfo, ma non avrà fine, perché continueremo portando avanti i preziosi valori che abbiamo imparato. Attraverso il dialogo abbiamo potuto conoscere altre popolazioni con lingue, costumi, religioni e culture differenti dalla nostra, che ci hanno dato la possibilità di arricchirci di nuove solide amicizie e di nuovi punti di vista, fondamentali per poter comprendere l’altro iniziando a costruire pace partendo dall’ascolto reciproco.

Abbiamo ricevuto la nomina di Giovani Ambasciatori di Pace dallo stesso Carlos Palma, fondatore di Living Peace e, da quel momento, abbiamo capito che il nostro compito non consiste solo nel vivere in pace con gli altri, ma di portare gli altri a scegliere la pace e vivere seguendo il percorso che essa indica anche se spesso è il più arduo.

Sapremo così essere in grado di trasformare le belle parole di pace in fatti di solidarietà, unione e fratellanza al livello mondiale. Adesso che siamo ambasciatori sappiamo che questo è stato solo l’inizio e porteremo avanti l’impegno ovunque andremo.

La consapevolezza di aver vissuto un’avventura così speciale, unica e irripetibile ci ha riempito il cuore. È stato come ritrovarsi in una bolla di fraternità, dove non esisteva alcuna differenza di nazionalità, ma solo esseri umani e, anche se parlavamo lingue diverse, trovavamo il modo di capirci, perché tutti sintonizzati sullo stesso canale, quello della pace.

Siamo partiti con una piccola valigia e tornati con un enorme bagaglio pieno di tutte le esperienze vissute e di tutti gli insegnamenti donatici da ognuna delle persone con cui ci siamo interfacciati.

Le parole non bastano a esprimere tutte le emozioni che abbiamo provato, tornare a casa è stato un po’ come svegliarsi da un sogno, uno di quei sogni bellissimi da fare e impossibili da spiegare.

Per concludere, ci vogliamo rifare alle parole del presidente fondatore del “Circolo Universale degli Ambasciatori della Pace”, Jean Paul Nochi, che abbiamo compreso, sentito e fatte nostre durante il Congresso: Tutti coloro che “lavorano per la pace” formano lo stesso Spirito, la stessa Anima, lo stesso Corpo, lo stesso Cuore, la stessa Famiglia Universale».

Marco Pappalardo