
Si avvicina settembre e termina quel momento estivo di pace, cura delle relazioni, preghiera, per buttarci subito nell’attivismo parrocchiale: si può fare diversamente (ricordando l’insegnamento pastorale di Carlo Maria Martini)?
Si avvia a conclusione il periodo della vacanze estive, un periodo che per molte parrocchie è un tempo buono, un tempo di pace, un tempo dove l’attivismo, il moltiplicarsi degli appuntamenti, i ritmi fittissimi non trovano spazio.
Le persone sono in vacanza anche in parrocchia e questo, da un certo punto di vista, significa “calendario vuoto”. Quando ci lamentiamo delle molte iniziative che sommergono i mesi delle parrocchie, dovremmo ricordarci che spesso tra luglio e agosto tutto assume velocità più umane e, soprattutto, c’è davvero la possibilità di curare bene le relazioni, che è cio che dovrebbe stare al cuore di ogni comunità. Tempi lunghi di silenzio e preghiera, dialogo e confronto, senza ansie di orologi e caselle da riempire, riunioni da inseguire e progetti da portare avanti.
Il tempo estivo può darci l’idea di una parrocchia “come dovrebbe essere” se al centro mettessimo l’essenziale: i rapporti tra uomini e donne, la preghiera, l’accostarsi alla Parola, lo studio, qualche pensiero creativo di carità, qualche servizio che abita, con pacatezza, i giorni estivi.
È possibile immaginare parrocchie che si fermino, che svuotino i calendari, che facciano una cura dimagrante di “cose da fare”, parrocchie non performative, ma oasi di momenti lunghi di custodia delle relazioni, di preghiera? Certo, c’è la famiglia che vuole sapere già ora il giorno e l’ora delle cresime di giugno; ci sono le feste patronali, i momenti conviviali, c’è l’accordo con l’associazione che chiede quel locale; insomma, ci sono le richieste del mondo. Ma se provassimo, nella società dell’accelerazione continua, a rallentare, a non prestabilire tutto?
Presbiteri, laici: tutti gustano il passo lento della parrocchia estiva; perché poi smarriamo presto questa misura umana e ci affatichiamo in molte cose, magari perdendo di vista l’essenziale, come accadeva a Marta, al tavolo di Betania?
Oggi ricordiamo Carlo Maria Martini, che 14 anni fa entrava nel Regno di Dio: da vescovo di Milano trascorreva in montagna almeno un giorno alla settimana, a contatto con la natura, meditando, pregando. E più volte all’anno guidava corsi di esercizi spirituali: forse potremmo anche in questo farci stimolare dall’uomo della Parola e tornare a una ‘dimensione contemplativa della vita’ (così la sua prima lettera pastorale).
Arriva settembre, e già si intravedono riunioni, incontri, programmazioni, tabelle… e se ci portassimo un po’ di tempo estivo anche nelle parrocchie autunnali?
Sergio Di Benedetto

























