
Andrea Maggi: “Il futuro dei giovani è in pericolo, ecco perché la scuola deve tornare a insegnare a leggere prima che sia troppo tardi”
Una generazione intera sta perdendo la capacità di immaginare il domani. Mentre la tecnologia avanza a ritmo vertiginoso, i nostri studenti scivolano sempre più indietro nelle competenze fondamentali che costruiscono il pensiero critico e la visione del futuro.
Andrea Maggi, docente di lettere e voce autorevole nel panorama educativo, lancia un allarme che non possiamo più ignorare dalle pagine di “Scuola e Formazione Web”, il trimestrale della Cisl Scuola.
La crisi del futuro: quando i giovani smettono di sognare
I dati parlano chiaro e sono allarmanti: le ultime prove Invalsi testimoniano una perdita costante di competenze nella lettura e nella comprensione dei testi negli studenti italiani. Ma dietro questi numeri si nasconde una realtà ancora più drammatica. “Il futuro non è mai apparso tanto incerto e inafferrabile come oggi“, spiega Maggi. “Nella mente di molti giovani d’oggi il concetto di futuro non esiste proprio, spazzato via dall’uso sconsiderato della tecnologia, dalla precarietà della società di oggi, dalle poche certezze”.
La lettura come atto rivoluzionario
La soluzione esiste ed è più semplice di quanto si possa immaginare. “La lettura costituisce l’atto più rivoluzionario che si possa insegnare ai giovani per riappropriarsi del futuro“, afferma con forza il docente. In un mondo dove nessuno è più padrone del proprio tempo, aprire un libro diventa un gesto di ribellione contro il caos digitale.
“La lettura ci costringe a fare i conti con noi stessi nel maestoso silenzio delle pagine di un libro aperto“, continua Maggi. Ma c’è un problema: la lettura oggi rientra fra le attività meno attraenti perché “impone un sacrificio di tempo e oggi nessuno ha più tempo”. Eppure, proprio questa apparente debolezza nasconde la sua forza rivoluzionaria.
Il docente non si oppone al progresso: “Ben venga l’innovazione, ben venga la tecnologia, ma non dimentichiamoci mai quanto è importante insegnare anzitutto a leggere e a scrivere“. La tecnologia senza le competenze di base diventa un’arma a doppio taglio che allontana i giovani dalla capacità di costruire una visione del futuro.
La lettura come fondamento del pensiero critico
Maggi sottolinea con forza che la lettura è l’atto più rivoluzionario che si possa insegnare ai giovani. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla superficialità digitale, la lettura impone un rallentamento, un ritorno alla profondità e alla riflessione. Non si tratta solo di decifrare parole, ma di allenare la mente a collegare idee, a interrogarsi, a sviluppare una visione autonoma e critica della realtà. Il pensiero critico nasce proprio dalla capacità di confrontarsi con punti di vista diversi, di analizzare, di argomentare: tutte competenze che si affinano attraverso la lettura attenta e consapevole. Maggi denuncia come la perdita di interesse per la lettura stia minando le basi stesse della formazione, rendendo i giovani più fragili di fronte alle sfide del futuro.
Benessere psicologico e progettualità del futuro
Il docente collega la crisi della lettura e della riflessione a una più ampia crisi di progettualità e di benessere psicologico tra i giovani. L’incertezza, la precarietà e la mancanza di punti di riferimento stabili generano ansia, solitudine e, nei casi più gravi, comportamenti autodistruttivi o violenti. Maggi osserva che senza una visione del futuro, senza la capacità di immaginare e progettare, viene meno anche la possibilità di essere felici. La scuola, in questo scenario, deve tornare a essere un luogo in cui si coltiva la speranza, si costruiscono percorsi di senso e si offre ai ragazzi la possibilità di riconoscere e valorizzare le proprie potenzialità. Solo così si può restituire ai giovani la fiducia nel domani e la forza di affrontare le difficoltà.
Lo studio del passato come bussola per il futuro
Un altro passaggio centrale del pensiero di Maggi riguarda il valore dello studio del passato. Il docente richiama la lezione delle civiltà antiche, per le quali il futuro non era una corsa cieca verso l’ignoto, ma un ponte solido costruito sulle fondamenta della memoria e della conoscenza. Comprendere il passato significa acquisire strumenti per interpretare il presente e orientare le scelte future. Maggi invita a riscoprire il senso profondo delle discipline umanistiche, che non sono un lusso, ma una necessità per formare cittadini consapevoli, capaci di dare forma a una visione condivisa e realizzabile del futuro.
L’appello di Andrea Maggi è chiaro: solo una scuola che rimette al centro la lettura, la riflessione e la conoscenza delle proprie radici può restituire ai giovani la capacità di sognare, progettare e costruire un futuro solido e felice.

























