Il corpo, la donna, la gloria, i tempi….

Celebrazione del mistero glorioso dell’Assunzione: le letture proiettano un evento del passato al futuro di tutta l’umanità, ma intanto sollecitano attenzione e impegno nel presente.

Proviamo a rileggere con calma, questi giorni di ferragosto, come nelle domeniche precedenti, le letture ascoltate in occasione della solennità dell’Assunzione al cielo di Maria.  Inutile cercare nelle letture proclamate oggi tracce che ci portino direttamente al mistero dell’Assunzione; questo articolo di fede, proclamato solennemente nel 1950, proviene dalla Tradizione che, per noi cattolici, integra e interpreta le Scritture. Al termine della vita terrena la Madre del Signore non vede la corruzione della tomba ma è “assunta alla gloria celeste in anima e corpo”.

Il tema del corpo è centrale nella riflessione degli ultimi decenni (pure qui su VN lo si è affrontato in diverse occasioni. Ed esattamente la parola “corpo” rientra nella definizione dogmatica del 1950, a rischio di qualche lettura ingenua.

Cosa vuol dire “con il corpo”? Penso di non dire un’eresia affermando che non si riferisce alla fisicità come la intendiamo normalmente. Conseguirebbe che da qualche nell’universo c’è un luogo fisico chiamato Paradiso, e questo penso che sia davvero un’eresia. Parliamo del corpo come luogo che esplicita il nostro essere in relazione con gli altri. Gilberto Borghi sottolineava che “L’ombelico resta lì a ricordarci sempre che non ci siamo dati la vita da soli e che se vogliamo vivere non possiamo pensare come se fossimo da soli al mondo.”) Il corpo amato, accarezzato, onorato, ci ricorda il valore inestimabile della persona anche nelle circostanze in cui le relazioni consapevoli siano ridotte al minimo: è il caso dei bambini, degli anziani, di alcuni ammalati gravi.

Da parte mia aggiungo una parola. Il corpo cambia: nasce, cresce, declina, interagendo col mondo, fino al disfacimento (per tutti tranne che per due, il Signore Gesù e sua Madre). Il cambiamento esteriore, conservando l’identità, è metafora del cambiamento interiore attraverso le esperienze di vita; nei cambiamenti interiori si apre, fino all’ultimo, la possibilità della conversione. Azzardo a dire che, insieme con il corpo, viene assunto alla gloria il tempo, la storia, il luogo dove si cambia e, sperabilmente, si cresce. Era già successo per Gesù, che torna dal Padre come Dio-Uomo e recando per sempre i segni della passione; l’assunzione di Maria sottolinea questo concetto.

Questo l’evento che celebriamo. L’evento è del passato; riguarda cose di tutti, il corpo e il termine della vita terrena; ci proietta tutti nel futuro, perché è di tutti il destino di risorgere nella carne, nel corpo. Di queste cose ci parla San Paolo “Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.”

La prima lettura si affida al linguaggio simbolico: appare l’arca dell’alleanza (ricordata anche nella messa della vigilia). È Maria la nuova arca, che “contiene” ed offre al mondo Gesù, artefice della nuova alleanza. Ma la nuova arca è anche la Chiesa, che custodisce ed offre la Parola e i sacramenti. Maria, infatti, non è solo la prima creatura, associata da subito alla primizia che è Cristo; Maria è anche immagine della Chiesa. Tutte le volte che leggiamo Maria dovremmo cercare un modo per trasporre quello che leggiamo dalla Madre di Gesù alla comunità dei credenti.

Leggiamo anche di “una donna vestita di sole” che partorisce “un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro”.  Continua la lettura con duplice interpretazione: si parla di Maria, madre del Salvatore, ma soprattutto si parla della Chiesa. Infatti è la comunità dei credenti che rende presente al mondo il Signore e, in qualche forma, soffre sempre di persecuzione. Se la persecuzione non la vediamo, o ce la dimentichiamo, forse qualcosa non torna.

Il brano evangelico riporta una beatitudine che riguarda l’ascolto e la vita nella fede: «beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» Sembra che si parli solo di Maria, invece si parla di tutti «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!», come spiega bene il brano proposto nella messa vigiliare, apparentemente il brano meno mariano dei Vangeli.

Infine, c’è il Magnificat. Volendo possiamo estrapolare i versetti proposti per l’Alleluia “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.” Sembrano confezionati su misura per la solennità odierna, ma sarebbe cosa non del tutto corretta, non va bene il “taglia e cuci”. Il Magnificat ci ricorda che Dio fa una scelta di campo ben precisa. E, a mio modesto avviso, il Magnificat ci riporta nel presente. Le grandi azioni di Dio sono raccontate, come compiute. Vuol dire che noi credenti dobbiamo essere capaci di leggerle nel presente della storia e, al tempo stesso, mettendoci dalla stessa parte di Dio, dobbiamo essere capaci di cooperare al loro compimento.

Lorenzo Pisani