Il combattimento spirituale

Combatti la buona battaglia con fede e buona coscienza, poiché alcuni che l’hanno ripudiata hanno fatto naufragio nella fede (1 Tm 1,18-19)

San Paolo definisce la vita del cristiano impegnato come in una battaglia che ingaggia contro un agente interno (la concupiscenza) e due agenti esterni (il mondo e il diavolo) e ci fornisce le armi di questo combattimento spirituale, scrive:

“Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la Parola di Dio” (Ef 16,11-18).


Le virtù cristiane sono dunque le armi di luce che il soldato di Cristo è chiamato a rivestire, soprattutto è la fede in Cristo a vincere il maligno e il mondo. Essa è un dono che Dio fa all’uomo gratuitamente. Noi però possiamo perdere questo dono inestimabile. San Paolo, a questo proposito, mette in guardia Timoteo: “Combatti la buona battaglia con fede e buona coscienza, poiché alcuni che l’hanno ripudiata hanno fatto naufragio nella fede” (1 Tm 1,18-19). Per vivere, crescere e perseverare nella fede sino alla fine, dobbiamo nutrirla con la Parola di Dio: dobbiamo chiedere al Signore di accrescerla; essa poi deve operare per mezzo della carità (Gal 5,6), essere sostenuta dalla speranza ed essere radicata nella fede della Chiesa.


Il peccato originale, sebbene proprio a ciascuno, in nessun discendente di Adamo ha un carattere di colpa personale. Esso consiste nella privazione della santità e della giustizia originali, tuttavia la natura umana non è interamente corrotta (non esiste un uomo completamente cattivo che non abbia in sé alcuna parte sana o comunque per il quale non ci sia speranza di conversione): essa però è ferita nelle sue proprie forze naturali, sottoposta all’ignoranza, alla sofferenza e al potere della morte, e incline al peccato, questa inclinazione al male è chiamata “concupiscenza” .


Il Battesimo, donando al cristiano la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge di nuovo l’uomo verso Dio; ma le conseguenze di tale peccato sulla natura indebolita e incline al male rimangono nell’uomo e lo provocano al combattimento spirituale. Prima dell’Ascensione, Cristo ha affermato che non era ancora il momento del costituirsi glorioso del Regno messianico atteso da Israele, Regno che doveva portare a tutti gli uomini, l’ordine definitivo della giustizia, dell’amore e della pace. Il tempo presente è ancora segnato dalla “necessità” (1 Cor 7,26) e dalla prova del male, che non risparmia la Chiesa. E’ un tempo di attesa e di vigilanza.


“Con l’acqua battesimale, viene concesso un perdono talmente ampio che non rimane più alcuna colpa e viene rimessa ogni pena da scontare. La grazia del Battesimo, però, non libera la nostra natura dalla sua debolezza; anzi non vi è nessuno che non debba lottare contro la concupiscenza, fomite continuo di peccato. In tale combattimento contro l’inclinazione al male, chi potrebbe resistere con tanta energia e con tanta vigilanza da riuscire ad evitare ogni ferita del peccato? Nessuno. Proprio per questo fu necessario che nella Chiesa vi fosse la potestà di rimettere i peccati anche in modo diverso dal sacramento del Battesimo” (Cfr CC 978\979).


Per mezzo del Battesimo sono dunque rimessi tutti i peccati, ma rimangono tuttavia nel battezzato alcune conseguenze temporali del peccato, quali le sofferenze, la malattia, la morte, o le fragilità inerenti alla vita come le debolezze del carattere, ecc., e anche una inclinazione al peccato che la Tradizione chiama la concupiscenza, o, inclinazione al peccato.


In questo combattimento non siamo soli. Dio stesso è con noi, lo attesta San Paolo: “Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?”; la Vergine Maria, invocata (tra gli altri titoli) come Madre del Perpetuo Soccorso è sempre disposta a venirci in aiuto e anzi ci previene; il nostro buon Angelo Custode ci è stato donato per questo; abbiamo inoltre una schiera di Santi pronti a soccorrerci, tra questi possiamo anche sceglierne qualcuno o qualcuna cui chiedere una speciale protezione. Incoraggiati dunque dall’esempio dei Santi, nostri fratelli, che hanno sostenuto le stesse nostre battaglie e le hanno vinte, adoperiamoci anche noi a lottare da prodi ben sapendo che “la fatica quaggiù è breve, ma la ricompensa è eterna.” (San Francesco).

CRISTIANA SCANDURA