Gruppo “Samuele”: Il culmine del cammino attorno al banchetto eucaristico

Domenica prossima 24 aprile, nell’ottava di Pasqua, il gruppo “Samuele” completerà il percorso di Iniziazione Cristiana iniziato per la maggior parte di loro anni fa con la richiesta del Battesimo da parte dei genitori. La richiesta di una loro compagna, Arianna, di ricevere il Battesimo ha offerto al gruppo l’opportunità di percorrere un itinerario sperimentale di ispirazione catecumenale, con la celebrazione della Cresima prima della partecipazione all’Eucaristia, nel pieno rispetto, quindi, dell’ordine teologico dei sacramenti che prevede appunto il Battesimo, la Cresima e infine l’eucarestia.

In questo modo, davvero, l’Eucaristia brilla come culmine di un cammino.

L’Eucaristia è il grande dono che Gesù ha fatto ai suoi discepoli nell’attesa del suo ritorno. È il cuore della Chiesa e il tesoro più prezioso di essa, perché è la presenza reale di un Dio infinito e innamorato di noi, dentro ogni nostra fragilità simboleggiata dal pane…

L’Eucaristia non è solo una celebrazione commemorativa di ciò che Cristo ha fatto per noi, ma in essa si ripropone per tutti la Pasqua di Gesù. Celebrare l’eucaristia significa allora entrare in un processo esistenziale di fede dove io scopro la vita se sperimento la morte, dove avvengono in me effettivi passaggi di vita.

Qualcuno ha definito l’Eucaristia come talamo nuziale nel quale mi unisco a Cristo e formo con Lui un solo corpo e un solo spirito. La stessa immagine di due innamorati che nel linguaggio dell’amore contemplano la fusione dei loro corpi come offerta vicendevole di se stessi.

L’Eucaristia è l’incontro tra due assetati: Dio che ha sete della mia fede e del mio amore e me che nel profondo del cuore, come tutti gli esseri umani, ho sete di amore, di felicità e di senso. È l’incontro vibrante tra due innamorati.

Nella celebrazione eucaristica ascolto la Parola dello Sposo che parla al mio cuore e mi apre alla conoscenza piena della verità, una verità non concettuale ma esistenziale e che approda ad una reale conoscenza di Dio, del mondo e di noi stessi.

Attraverso la piena partecipazione all’Eucaristia, mediante l’assunzione del suo Corpo e del suo Sangue, assimilo sempre più i suoi sentimenti che sono chiamato a fare miei. Essa mi apre alla comunione con tutte le membra di Cristo, cioè con tutti i fratelli e le sorelle sparsi nel mondo intero, a cominciare da chi mi è più vicino.

Senza la comunione con essi, fittizia sarebbe la mia comunione sacramentale.

Il comandamento dell’amore è strettamente legato al sacramento dell’amore, che è l’Eucaristia. In ogni Eucaristia, Gesù ci consegna il comandamento nuovo, il comandamento che ci permette di farci riconoscere come autentici discepoli di Gesù: il comandamento dell’amore.

L’Eucaristia è un convito, ove si va col cuore gioioso perché è una festa. Se concepiamo la partecipazione alla Messa come un dovere da assolvere non ne abbiamo ancora colto il senso. Ad un convito si va vestiti a festa, cioè non possiamo parteciparvi rivestiti di egoismo, di orgoglio, di rivalità, ecc., ma siamo chiamati a svestirci di questi abiti e a entrare nella logica più vera dell’amore.

Ad un convito si porta sempre qualcosa. Ogni volta che partecipiamo all’eucarestia chiediamoci: cosa porto io a Cristo? Sarebbe bello se, in vista di ogni partecipazione all’eucaristia, ci interrogassimo seriamente su ciò che il Signore vuole da noi, cosa desidera che cambiamo in noi, quali abitudini vuole che lasciamo.

Ad un convito si va con il cuore aperto a tutti. Non è ammissibile che tra gli invitati ci siano persone che non si parlano tra di loro, rovinerebbero l’atmosfera della festa. Ad un convito si parla e si ascolta: è ciò che succede in ogni celebrazione eucaristica.

L’eucaristia trasfigura e cambia la vita, e se ciò non avviene dobbiamo verificare con quali presupposti la celebriamo.  Forse dobbiamo chiederci con quali disposizioni d’animo ci accostiamo ad essa: abitudine? Superficialità? Cuore e mente totalmente altrove?

Proviamo a immaginare la nostra partecipazione alla celebrazione eucaristica come un incontro con un nostro amico che viene a trovarci. Cosa facciamo di solito? Semplice, quando un amico molto gradito ci viene a trovare, prima di tutto lo accogliamo festosamente. Poi ci affrettiamo ad offrirgli qualcosa. Non pensiamo affatto a chiedergli favori, ma lo ascoltiamo con interesse e gioia, e se abbiamo da chiedergli qualcosa lo facciamo solo alla fine.

Questo potrebbe essere lo schema di comportamento per la nostra partecipazione alla celebrazione eucaristica: cominciamo col far festa. Esprimiamo a Cristo tutta la nostra gioia di incontrarlo. Questo non significa fare chissà cosa, ma semplicemente andare incontro a Lui con il cuore desideroso di incontrarlo.

Poi offriamogli qualcosa che sappiamo gli farà piacere (per esempio un servizio fatto al fratello più bisognoso, il perdono a chi ci è stato causa di sofferenza, ecc.). Offriamogli il nostro corpo, la volontà, il lavoro, la salute e la malattia, perché ne faccia strumenti del Suo amore. Disponiamoci ad ascoltare con attenzione ciò che vuole dirci. Perché l’ascolto sia fruttuoso occorre che ci prepariamo raccogliendoci nel cuore e facendo silenzio. Infine chiediamo pure qualcosa di cui abbiamo bisogno ma, soprattutto, chiediamogli la grazia di compiere la Sua volontà.

L’Eucaristia, che significa “ringraziamento”, ci educa alla riconoscenza, cioè a riconoscere il Dono di Dio e quindi ad esserne grati. Dobbiamo imparare a ringraziare attraverso l’Eucaristia perché questo è il ringraziamento più perfetto rivolto al Padre, per Cristo, nello Spirito Santo. Se lasciamo agire l’Eucaristia nella nostra vita, essa ci renderà capaci di pensare, parlare, agire, amare come Cristo, sorretti e fortificati dallo Spirito di Gesù. Insomma, l’Eucarestia cambia realmente la vita.

don Alessandro