Generare alla fede i nostri ragazzi (3): basta con le teorie!

Nel 1970 i vescovi italiani, pubblicarono un importante documento sulla catechesi dal titolo quanto mai Il Rinnovamento della catechesi.  Questo documento si presenta ancora oggi di un’attualità sorprendente ma purtroppo per certi versi ancora disatteso.

Sulla scia di questa pubblicazione, diverse Associazioni ecclesiali, in particolare l’Azione Cattolica, ha proposto nei propri percorsi, la cosiddetta catechesi a ‘taglio esperienziale’. Questa impostazione, cerca di mettere insieme la teoria e la prassi, l’incontro e la riflessione, l’attività e il pensiero. Se, come dice papa Francesco in EG 231-233 – la realtà è più grande dell’idea, è tempo ormai di convertire la formazione in un circolo virtuoso tra attività pratica e riflessione teorica.

Nulla di nuovo certamente ma, pensando al gruppo dei ragazzi che ancora oggi fanno riferimento alla Parrocchia, molti o pochi che siano, insieme al gruppo catechistico, abbiamo riflettuto sull’opportunità di non formare un gruppo, in funzione del gruppo stesso. Perché? I ragazzi fra pochissimi anni dovranno necessariamente prendere le distanze dalla nostra Parrocchia per realizzare il proprio percorso che, per molti di loro, presumibilmente, non sarà a Marrubiu.

Un secondo motivo che ci spinge a non investire in un gruppo di ragazzi circoscritto all’interno del perimetro parrocchiale è la convinzione che le nostre Comunità, sono chiamate oggi più che mai, a lavorare insieme e a favorire quindi una condivisione di fede ‘allargata’ e aperta! A questo proposito, l’inevitabile accorpamento delle Parrocchie, gioverà non poco specialmente nella catechesi e nei percorsi di pastorale giovanile.

Ci chiediamo pertanto, in che modo allora investire per la loro vita, per il loro futuro?

La Parrocchia, ha optato per un tipo di proposta che, attraverso una pluralità di esperienze, aiuti i ragazzi a conoscere, alcune realtà differenti dalla nostra, e così stimolare la conoscenza di nuove realtà che ancora oggi sappiano toccare la profondità del cuore, presentando un Vangelo più incarnato nella vita che sappia parlare ai nostri ragazzi.

Dobbiamo riconoscere, come nel nostro contesto ecclesiale diocesano e parrocchiale, certe realtà come: proposte di servizio sul territorio, specialmente in favore di persone bisognose e disagiate come i poveri, gli immigrati e gli ammalati; momenti di preghiera impostati dai giovani stessi, con l’aiuto degli educatori; attività di distensione e di svago (musica, teatro, cinema, canto, arte, sport, comunicazione); incontro con testimonianze vive di persone che possono comunicare esperienze significative di vita cristiana; momenti di fraternità e di festa, sono non sono molto presenti.
Quando questi ingredienti sono presenti, non è sempre vero che i giovani spariscono, perché sperimentano che la comunità cristiana non propone loro teorie di fede, ma offre concretamente esperienze di vita che lasciano il segno.