Educazione all’affettività a scuola: il 78% degli studenti chiede lezioni sul consenso e boccia l’anatomia (ferma al 18%)

Da orizzontescuola.it

Il report Osservatorio indifesa 2026 svela che il 78% degli studenti chiede educazione al consenso e alle relazioni, mentre solo il 18% è interessato all’anatomia. Per il 94% dei giovani le lezioni affettive sono fondamentali per prevenire la violenza di genere a scuola.

I ragazzi e le ragazze delle scuole italiane lanciano un messaggio preciso ai docenti e al Ministero: basta parlare solo di corpi, bisogna iniziare a parlare di relazioni. I numeri dell’Osservatorio indifesa 2026 di Terre des hommes e Scomodo svelano un’urgenza che i programmi scolastici faticano ancora a intercettare. Il campione di oltre 2000 giovani intervistati ha le idee chiare su cosa manca tra i banchi: l’educazione sentimentale non è un accessorio, è una richiesta di aiuto.

Oltre la biologia: cosa vogliono davvero gli studenti

La richiesta che arriva dalle aule è schiacciante e ribalta le priorità tradizionali. Il 78,36% degli intervistati indica il “Consenso e rispetto nei rapporti” come il tema prioritario da affrontare in classe. Segue a ruota, con il 54,89%, la necessità di approfondire la “Gestione delle relazioni e delle emozioni”.

E la spiegazione tecnica, quella puramente scientifica su come funziona il corpo umano? Interessa appena al 18,10% del campione, che chiede di studiare l’“Anatomia del corpo e cambiamenti durante la crescita”. I dati suggeriscono che le informazioni biologiche sono considerate già acquisite o reperibili altrove, mentre mancano gli strumenti per decodificare i sentimenti e le dinamiche di coppia.

Anche la parità di genere e il contrasto agli stereotipi raccolgono un consenso elevato, venendo indicati come fondamentali dal 46,91% dei partecipanti.

Il divario di genere nelle richieste

Le differenze tra maschi e femmine mostrano una consapevolezza diversa, seppur orientata nella stessa direzione. Le ragazze sentono l’urgenza di questi temi in modo più pressante: l’80,2% delle studentesse mette al primo posto il consenso, contro il 72,8% dei compagni maschi.

Per quanto riguarda le persone non binarie, l’attenzione si sposta fortemente sui diritti e sull’identità: circa due terzi di loro indicano come prioritari i temi legati all’“Orientamento sessuale e identità di genere”. Chi ha vissuto sulla propria pelle esperienze di violenza tende a chiedere con più forza strumenti per gestire le emozioni e riconoscere il consenso, mentre chi non ha mai subito abusi si concentra maggiormente su temi informativi come la contraccezione.

La scuola come prevenzione (e come luogo a rischio)

Non si tratta solo di curiosità adolescenziale. Per gli studenti, portare l’educazione sessuo-affettiva in orario scolastico è una strategia di difesa concreta. Il 94% dei partecipanti ritiene che queste lezioni possano aiutare a prevenire la violenza di genere. Una consapevolezza che aumenta con l’età: se tra i più piccoli c’è qualche dubbio, nella fascia over 26 il 90,11% risponde “Sì, assolutamente” alla domanda sull’utilità di questi percorsi.

Questa fiducia nel ruolo educativo della scuola si scontra però con un paradosso preoccupante: l’istituto scolastico non è sempre percepito come un porto sicuro. I dati evidenziano che per il 40% delle ragazze e addirittura per il 52,93% dei ragazzi, la scuola è uno dei luoghi dove ritengono “sia più probabile si verifichino episodi di violenza”.