E’ possibile che in Parrocchia ci si eserciti nel pensare in modo serio?

Tra le tante attività parrocchiali, mancano quasi sempre una programmazione e un’azione che edifichino un pensiero aggiornato, aperto, stimolante, fecondo. Si può continuare così?

Mentre riprendono le normali attività parrocchiali, tra iniziazione cristiana, vita liturgica, sacramenti da programmare, carità da gestire, feste da organizzare, convivialità (una salamella non manca mai), viene da chiedersi quale posto oggi occupi un impegno di costruzione del pensiero nella normale e quotidiana prassi delle nostre comunità. Di fronte a un mondo sempre più complesso e sempre più volto a solleticare l’emotività (per consumare, convincere, manipolare anche), di fronte a sfide enormi, quali ‘attrezzi’ di pensiero si offrono al cristiano comune?
Certo, si parla sempre, e da sempre, di formazione (o di autoformazione); ma quante parrocchie, realmente, investono in attività culturali, in ‘costruzione’ di un pensiero che sia un poco adeguato ai tempi? Quante, invece, preferisco oscillare tra il devozionale e il sentimentale, tra l’apologetico più povero e il discorso tranquillizzante, che offre misere risposte pronte a temi di grande impatto? O quanti ancora si cullano nei modi e nelle parole d’ordine di un ‘progetto culturale’ che molto ha chiesto, risultando però, di fatto, fallimentare?

No, bisogna dire che oggi, generalmente, non si costruisce pensiero in parrocchia; forse c’è ancora un retaggio di paura, perché un cristiano troppo pensante potrebbe mettere in discussione prassi e modi che, a ben vedere, non stanno in piedi di fronte a un minimo discorso razionale, così come contenuti trasmessi che, in certi casi, sono rimasti all’infanzia (dei nonni).
Forse c’è scarsità di preparazione in chi (laici e preti) dovrebbe collaborare per ‘incentivare’ il pensiero.
Forse c’è, mai tramontato, il miope ‘vincolo dell’appartenenza’, per cui si affidano tentativi di edificazione del pensiero sempre ai soliti noti, sempre un po’ stagionati, sempre un po’ rassicuranti, sempre legati a doppio filo a cordate, movimenti, gruppi — non sia mai che aprirsi un poco porti aria fresca.

Possiamo continuare così? Sì, e continueremo così. Con la rare e benedette eccezioni di festival e grandi eventi, con le rare e benedette eccezioni di comunità che ci provano, con convinzione, a mettere mattoni di pensiero: luoghi dove un prendere un po’ di respiro, oasi che fanno bene. Dove ascoltare una bella conferenza, una presentazione di libro, dialogare con persone competenti, ascoltare un concerto, assistere a uno spettacolo, visitare un bene artistico… ma in modo continuativo, non saltuario.
Ma è raro che una parrocchia (o meglio: un’alleanza di parrocchie) decida di mettere a tema la costruzione di un pensiero aggiornato, fresco, stimolante, aperto, fecondo. A volte sembra che i gli unici libri che girano in una parrocchia siano i libretti del canti.

Sempre di meno, sempre più vecchi, sempre più fermi a poche nozioni di base, sempre più spaesati di fronte ai nodi culturali e sociali del momento: saranno queste le parrocchie di domani (o sono già così oggi?), per cui i ‘pensanti’ dovranno accettare e tacere, cercare qualche ‘rifugio’ o andarsene?

Sergio Di Benedetto