Agosto: un tempo di ferie, vacanze e riposo…

Al mio rientro in Parrocchia, dopo alcuni giorni trascorsi al mare, sento di condividere alcune riflessioni circa l’importanza e il valore delle vacanze e delle ferie estive.

Non possiamo non riconoscere che una certa mentalità ecclesiastica ha sempre visto il tempo delle vacanze e delle ferie estive con un certo sospetto e diffidenza. Occorre recuperare invece una visione positiva di questo tempo dell’anno che permette e favorisce, non tanto uno stacco da se stessi, sarebbe assurdo, ma un’occasione per andare ancora di più a fondo di quello che uno è e che vive.

La necessità di uno stacco dal ritmo ordinario della vita è salutare, anche se lo stacco necessario non deve mai essere da ‘se stessi’, ma da quello che faccio e dai ruoli che ricopro e che potrebbero, paradossalmente, portarmi lontano da me stesso, dal centro unificatore della mia vita che non è dato da ciò che faccio ma da ciò che in profondità io sono.

E’proprio nel tempo libero che si capisce cosa uno vuole veramente. Un eccessivo attaccamento al lavoro, allo studio, e anche ai diversi ruoli che ricopriamo, anche nella Chiesa, fino al punto di identificare la nostra vita con ciò che facciamo, potrebbe farci perdere di vista il centro unificatore di noi stessi. Il rischio, in un certo senso, è quello di vivere “disintegrati” anziché “integrati”.

Il tempo libero, delle vacanze e delle ferie, è il tempo più nobile dell’anno, perché è il momento in cui uno si impegna, come vuole, col valore che riconosce prevalente nella sua vita oppure non si impegna affatto con niente. Non tutti possono godersi un tempo di ferie scegliendo mete da sogno e onerose, ma tutti possono prendere un tempo per una maggiore attenzione cura di se stessi e di verifica della propria vita.

Uno dei valori più grandi dell’uomo è appunto quel mondo in cui si coltivano sane passioni con coraggio ed energia in modo gratuito e totalizzante. E la gratuità è proprio nel tempo libero che emerge e si afferma in modo chiaro e forte. Per un credente, per esempio, il modo della preghiera, la fedeltà alla preghiera, la verità delle relazioni, la dedizione di sé, il gusto delle cose, l’equilibrio nell’uso delle cose, ma anche la commozione e la compassione verso le cose, tutto questo lo si vede molto più in vacanza che durante il resto dell’anno. In vacanza uno è libero e, se è libero, fa quello che vuole. Lo sguardo positivo verso tutto ciò che sembra estraneo dalla fede, in realtà, è la conferma che l’una non può stare senza l’altra. La fede è sempre in funzione della vita e proprio quelli che sembrano essere gli aspetti marginali, non essenziali, sono in realtà occasioni straordinarie per l’espressione e la testimonianza della propria fede.

Il tempo delle ferie estive o delle vacanze, attraverso tutta una serie di particolari, mette in risalto ciò che ci sta maggiormente a cuore. Innanzitutto ciò implica attenzione nella scelta della compagnia e del luogo, ma soprattutto c’entra con il modo in cui si vive: se la vacanza non ti fa mai ricordare quello che vorresti ricordare di più, se non ti rende più vero verso gli altri, ma ti rende più istintivo, se non ti fa imparare a guardare la natura con intenzione profonda, se non ti fa compiere un sacrificio con gioia, il tempo del riposo non ottiene il suo scopo. La vacanza deve essere la più libera possibile. Il criterio delle ferie è quello di respirare, possibilmente a pieni polmoni, una libertà sopra ogni cosa. Libertà di fare ciò che si vuole… secondo l’ideale!

Che cosa ne viene in tasca, a vivere così? La gratuità, la purità del rapporto umano.
In tutto questo, l’ultima cosa di cui ci si può accusare è di invitare ad una vita triste o di costringere ad una vita pesante: sarebbe il segno che proprio chi obietta è triste, pesante e macilento. Dove macilento indica chi non mangia e non beve, perciò chi non gode della vita.

Proprio questo ulteriore elemento del mangiare e del bere è stato preso da Gesù come il riferimento più espressivo di una vita che raggiunge il suo apice di felicità nel mangiare e nel bere. Gesù, infatti, ha identificato lo strumento, il nesso supremo tra l’uomo e Dio, col mangiare e col bere: l’eucarestia è mangiare e bere – anche se, dobbiamo riconoscerlo, molto spesso è ridotta a uno schematismo rituale di cui non si capisce più il significato per la vita. L’eucarestia è un mangiare e un bere: agape è un mangiare e bere. L’espressione più grande del rapporto tra me e questa presenza, che è Dio fatto uomo, è mangiare e bere con te. Dove tu ti identifichi con quel che mangi e bevi.

In questo tempo, nel cuore delle ferie estive, la liturgia, per cinque domeniche ci farà ascoltare il capitolo 6 di Giovanni, il famoso discorso di Gesù sul pane di vita. Un rimando al credere che equivale al mangiare, vivere e ascoltare.

Che questo tempo sia per tutti un tempo di nutrimento, ascolto e di ricarica di vita vera.

don Alessandro