
Il mese di maggio che volge al termine, iniziato con la festa di Santa Maria di Zuradili, ha riproposto alla nostra fede la grande figura di Maria, immagine del vero credente. La sua figura e i suoi tratti distintivi rifuggono ogni stucchevole devozione e manifestano la bellezza e la liberta della fede come invito ad aprirci al mistero di Dio che visita la nostra umanità.
Tre appuntamenti segneranno la conclusione del mese di maggio:
- venerdì 29 maggio, a Zuradili, ore 18.30; rosario e S. Messa
- sabato 30 maggio, in Parrocchia, eucarestia nella solennità della SS. Trinità con tutti i gruppi di catechesi;
- domenica 31 maggio, Pellegrinaggio parrocchiale al Santuario della Madonna (vedi programma). Al rientro da Cagliari ci si fermerà al Santuario di Santa Maria Acquas alle terme di Sardara per la celebrazione dei vespri domenicali alle ore 19.00.
Maria ci ricorda che il ilegame, la compassione, la preoccupazione per la felicità altrui sono le dimensioni più qualificanti dell’umano. Non la potenza. Non il controllo. La cura.
Maria è una figura che continua a interrogarci, ben oltre i confini della devozione. Una donna che ha parlato pochissimo. Che ha molto meditato. Che ha fatto di una non-scelta la via della propria libertà, e del proprio dolore di madre la capacità di portare su di sé tutti i dolori del mondo. Una donna che colpisce per l’audacia, come quando viaggia sola per visitare la cugina Elisabetta. E per la sensibilità, come nelle nozze di Cana, quando si accorge prima di tutti che il vino buono sta finendo.
Maria ci ricorda che il legame, la compassione, la preoccupazione per la felicità altrui sono le dimensioni più qualificanti dell’umano. Non la potenza. Non il controllo. La cura. Maria testimonia che il confine tra l’umano e il divino è labile, quasi cancellato dalla filiazione. C’è un paradosso che vale la pena sottolineare. L’uomo che vuol farsi Dio uccidendo Dio, resta vittima, la prima vittima del proprio stesso delirio di onnipotenza. Oggi questa sconfitta è tristemente evidente nell’oscillazione tra senso di impotenza e deliri del transumanesimo.
Cogliere invece che l’essenza del divino è il generare, il far esistere nel voler bene, è comprendere insieme la natura di Dio Padre e il destino dell’essere umano. La generazione è il principio di tutto. È la forma più alta dell’essere. In questo paradossale andare oltre se stessi, quando ne siamo capaci, si coglie il senso più pieno della vita, della libertà e della felicità. Maria lo sapeva.

























