
All’attenzione di tutta la Comunità parrocchiale
Pervengono in parrocchia richieste, da parte di gruppi e associazioni, finalizzate all‘occupazione del sagrato parrocchiale per eventi a carattere sociale.
Al fine di uniformare una prassi rispettosa di tutti, in primo luogo della Comunità parrocchiale, delle persone che legittimamente ne fanno richiesta ma anche degli spazi dell’edificio ecclesiastico, è bene precisare alcuni aspetti ed evidenziare il significato del sagrato parrocchiale e le possibilità di utilizzo.
Che cosa è un sagrato parrocchiale?
Non è una piazza pubblica.
Il sagrato ha la funzione di accogliere i fedeli e di prepararli all’ingresso nel Tempio: se il Tempio privilegia l’aspetto dell’incontro con Dio senza escludere quello con i fratelli e le sorelle, il sagrato, invece, privilegia l’incontro dei fratelli e delle sorelle, prima e dopo la celebrazione.
E’ a tutti gli effetti da considerarsi parte integrante dell’edificio sacro. Successivamente, la desacralizzazione di questo spazio ha portato a non prevederlo più nella progettazione delle chiese fino alla riforma del Concilio Vaticano II, quando si è sentita l’esigenza di ripristinare il significato primitivo del sagrato-atrio come spazio dell’accoglienza, della preparazione all’incontro e all’orientamento a Dio.
Nella Nota pastorale dei vescovi italiani “La progettazione di nuove chiese“ (1993) si pone infatti grande attenzione a questo spazio antistante la nuova chiesa e si suggerisce la necessità che venga preso in considerazione al momento della progettazione dell’edificio sacro. “E’ questa un’area molto importante da prevedere in quanto capace di esprimere valori significativi: quello della ‘soglia’, dell’accoglienza e del rinvio; per questo si può anche prevedere che sia dotato di un porticato o di elementi similari.
Talvolta, come spesso capita, può anche essere luogo di celebrazione, il che richiede che il sagrato sia riservato ad uso esclusivamente pedonale e mai come area di parcheggio.
Deve tuttavia mantenere la sua funzione di tramite e di filtro nel rapporto con il contesto urbano” (PNC 20).
Lo spazio del sagrato è ricchissimo di valenze simboliche umane e religiose. Nella storia esse hanno dato a questo elemento architettonico la fondamentale funzione di cerniera tra sacro e profano, tra chiesa e mondo, tra luogo della celebrazione e vita quotidiana. Non si entra nello spazio rituale senza preparazione. E’un passaggio, un passaggio verso l’ingresso nella porta la cui condizione e preparazione naturale è il silenzio.
A questo proposito la Nota pastorale dei vescovi su “L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica” (1996) afferma che “la cura del sagrato e della piazza ad esso eventualmente collegata è segno della disponibilità dell’accoglienza che caratterizza la comunità cristiana in tutti i suoi gesti […].
Chi si presenta alla porta delle chiese deve sentirsi ospite gradito e atteso. Perciò, già a partire dal sagrato e dalla piazza, è necessario rendere le chiese accessibili a tutti, accoglienti, nitide e ordinate, dotate di tutto quanto rende gradevole la permanenza […].
E’ innanzitutto un invito alla chiesa, una preparazione ad entrarvi. Alle volte ci sono delle aiuole o delle piante che richiamano il giardino della vita, il luogo della pace, che ci fa lasciare i rumori e le distrazioni alle spalle per incontrare Dio. Spesso il sagrato è un invito a salire, mediante alcuni gradini, verso il luogo sacro: simboleggia quindi un’ascesa.
E’ un luogo di accoglienza prima dell’entrata, ma anche di riflessione all’uscita di una celebrazione. E’ un luogo di incontri e saluti. In alcuni casi può diventare una “continuazione dello spazio rituale” in quanto si presta ad accogliere alcune celebrazioni che, per il gran numero di fedeli, non potrebbero essere ospitate nella chiesa.
Liturgicamente è indispensabile per poter svolgere in modo adeguato i molteplici riti “liminari” in riferimento all’accoglienza e al congedo dei fedeli.
Il sagrato, inoltre, accoglie la benedizione del fuoco nuovo che apre la solenne liturgia della Veglia pasquale. Il sagrato deve essere bello, spazioso; deve essere ornato da un sistema architettonico capace di annunciare la bellezza della creazione e della redenzione. Il sagrato deve far elevare lo sguardo verso il cielo e verso Dio; deve accogliere la bellezza della natura attraverso opportune essenze e fiori; deve presentare i misteri della fede con congrue iconografie: un sagrato capace di stupire e di accogliere.
Il nostro sagrato offre alcune di queste belle caratteristiche.
Indicazioni
Alla luce di quanto esposto, ritengo opportuno che si riscoprano e si rispettino i significati di uno spazio fortemente simbolico uniformando una prassi che, solo in occasione dei festeggiamenti della Vergine di Montserrat, Santa Mariedda, può essere concesso per i festeggiamenti civili, anche con l’allestimento del palco, con manifestazioni che siano consone allo spazio in questione.
Altre situazioni potranno essere valutate caso per caso, ispirati da buon senso e accoglienza, e mai in nessun caso potranno essere realizzate strutture come palchi o gazebi che deturpano la bellezza architettonica del sagrato e della chiesa nel suo insieme.
Complesso di Santa Maria di Zuradili
Attenzione particolare va prestata al sagrato della chiesa di Zuradili, riconosciuta nel 2023, mediante apposito decreto arcivescovile, “Cappella Insigne” di Santa Maria di Zuradili.
Il complesso in argomento, comprensivo della chiesa e dell’ampio sagrato, è testimonianza delle antiche radici storiche della Comunità di Marrubiu.
Lo spazio esterno si presenta, nella sua sobrietà, come un tempio a cielo aperto. Dalle testimonianze storiche è emerso che sotto di esso sono ancora presenti i resti dell’antico villaggio di Zurabara, comprese le sepolture per le morti causate dalla peste del 1656.
Lo scioglimento del voto che avviene ogni anno nella prima domenica di maggio, preceduta dalla processione del simulacro della Vergine, segue un percorso perimetrale, anch’esso storico, delimitato dai caratteristici muretti a secco.
A seguito di una particolare richiesta del Comune di Marrubiu, nel 2023 fu eccezionalmente concesso di realizzare il palco per i festeggiamenti civili all’interno dell’area, ma questo solo perché non erano ancora stati conclusi i lavori nell’ex cava, destinata a eventi musicali. In quella circostanza, la realizzazione del palco aveva di fatto non solo bloccato il tracciato della processione, ma anche snaturato la bellezza, il fascino e la profonda sacralità del sito.
Per tutte queste ragioni, sentita a riguardo anche la Soprintendenza ai Beni Culturali di Cagliari e i Collaboratori della Parrocchia, al fine di salvaguardare questa importante area, non potrà essere permessa nessuna manifestazione al suo interno.
La necessità di distinguere gli spazi non si afferma tanto per rispettarne la sacralità, convinti che Dio è dappertutto, ma nella consapevolezza che l’uomo non sempre è lo stesso dappertutto.
La parrocchia è al servizio della Comunità, questa è la sua missione nel rispetto reciproco delle differenze, che mai possono essere viste come una minaccia per la crescita comunitaria, nella piena consapevolezza che ogni diversità di pensiero e di carisma concorra ad arricchire e a rinnovare autenticamente la Comunità.
Certo della comprensione di quanto ho cercato di esporre, saluto e ringrazio per l’attenzione.
Marrubiu, 06 novembre 2025
Il parroco
don Alessandro

























