
Nei diversi restauri della parrocchiale, abbiamo voluto restaurare il portale d’ingresso della parrocchiale, per il ricco simbolismo che esso rappresenta nel contesto dell’edificio chiesastico.
SIMBOLISMO
“All’aula liturgica, si accede attraverso un atrio e una porta d’ingresso. Mentre l’atrio è spazio significativo dell’accoglienza materna della Chiesa, la porta è l’elemento significativo del Cristo, ‘porta’ del gregge” (PNC 21).
E’ con queste parole che la Nota pastorale dei vescovi su “La progettazione di nuove chiese” vuole porre in evidenza l’importanza che va data al portale d’ingresso nel progettare un edificio di culto. “Il portale – afferma Romano Guardini – non ha solo la funzione di porta da cui uno entra ed esce dalla chiesa, ma anche di richiamo e simbolo di ciò che l’attende”.
I termini ‘portale’ e ‘porta’, sebbene con diverse derivazioni linguistiche, assumono comunque il medesimo significato di ‘luogo di passaggio’ da una realtà ad un’altra e contemporaneamente il significato di luogo di separazione, soglia, confine. La porta è il confine che stabilisce l’accoglienza e l’esclusione; la porta aperta conduce psicologicamente all’azione: è sempre un invito ad oltrepassarla. Eusebio di Cesarea ne parla come di “un luogo di sosta per tutti, un invito a passare dal mondo alla casa di Dio”. E’ necessario, quindi, creare un raccordo tra ‘il fuori’ e ‘il dentro’, tra il ‘feriale’ e il ‘festivo’ perché – come dice Guardini, – già prima della soglia “l’invisibile parla agli uomini e si intrattiene con loro per invitarli e ammetterli alla comunione con sè”.
Il primo elemento che ci introduce nella chiesa, che ci invita alla festa, è dunque il portale d’ingresso. La simbologia della porta è ampia e ricca di significato. Dal punto di vista simbolico il portale, nella tradizione della chiesa cattolica, riprende e dilata l’esperienza delle culture primitive, dove il significato religioso è connesso ad un elemento che separa lo spazio degli uomini da quello di Dio; in generale la porta assume un significato fondamentale quale fattore di distinzione fra sacro e profano.
Dalla porta si apre un cammino che comincia già fuori dell’edificio, attraverso quello spazio intermedio che è il sagrato, e assume, per esempio nella cattedrale di Otranto, la forma di un albero le cui radici si fondano sulla porta per dispiegarsi lungo la navata e raccontare storie bibliche, fino a giungere all’altare, luogo del sacrificio e centro della salvezza, con l’immagine escatologica del Signore che viene nella gloria rappresentato nel catino absidale, come nel duomo di Monreale o Cefalù.
Tutta la storia della salvezza è collocata tra due porte: la Porta del Paradiso, da cui i progenitori vengono scacciati dopo il peccato originale e la Porta della Gerusalemme Celeste attraverso la quale si entrerà nella salvezza eterna.
Sono, comunque, tante le porte ricordate nella Bibbia, ma tutte svaniscono davanti all’affermazione di Gesù: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato” (Gv.10,9).
La porta è stretta e per entrare in essa è necessario ridimensionarsi attraverso la conversione. Spesso, soprattutto nel periodo medievale, le porte ‘parlano’ attraverso le loro iscrizioni con la voce della Chiesa o con quella di Cristo stesso invitando alla conversione.
Nella Cattedrale di Modena si legge: “Hinc vos per gentes cum corpore flectite mentes” (voi che passate da qui piegate col corpo anche la mente); e ancora più esplicitamente nella chiesa abbaziale di St. Marie de Cassan nell’Herault si dice che l’unico modo per poter entrare è pentirsi, perché “haud secus intratur, quia ianua Christus habetur” ( non si può entrare in altra maniera, perché la porta è considerata Cristo).
Nel priorato cluniacense di St-Marcel-lès-Sauzet (Drôme), la porta fa parlare Cristo stesso: “Per me venite quoniam sum ianua vitae. Volo parcere, venite” (passate attraverso di me, perché sono la porta della vita. Voglio perdonarvi, entrate).
Gesù bussa alla porta di ciascuno: “Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap.3,20).
Il portale, quindi, assume un valore simbolico in quanto espressione concreta delle parole di Cristo e così lo si raffigura sui battenti delle porte del primo Medioevo, sul timpano romanico o gotico o come statua d’ingresso, e anche l’immagine di Maria, spesso collocata sul medesimo posto, fa riferimento alla sua verginità/maternità che aprì al Figlio di Dio il cammino nel mondo. In una antica iscrizione trovata a Milano si legge, infatti: “Sono la porta della vita: prego tutti di entrare, / 1 entreranno attraverso me coloro che cercano la gioia del cielo; / colui che è nato da Vergine, non generato da uomo, / salvi coloro che entrano, sostenga quelli che ritornano.”
Nel cristianesimo il segno architettonico della ‘porta’ ha avuto un rilievo particolare fin dalle origini della Chiesa. Ad esempio, nelle catacombe di Priscilla vi sono antiche tracce di battenti per chiudere l’ingresso, facendo emergere, quindi, l’esigenza di delimitare lo spazio riservato alla comunità cristiana.
L’espandersi e l’imporsi, poi, del cristianesimo nelle culture occidentali ha portato alla costruzione di grandi complessi monumentali, che venivano a identificare tanto il territorio urbano che quello rurale e questo disseminarsi di luoghi sacri ha messo in evidenza la ‘porta’ come segno di accoglienza, strumento di catechesi, luogo liturgico, oltre che opera d’arte.
La porta di una chiesa, dunque, è sempre stata vista come il passaggio di cui gli uomini devono servirsi per avere accesso al Padre, per mezzo di Cristo, per ascoltare la sua Parola, per partecipare alla frazione del pane e alla preghiera; non può essere, allora, soltanto un ‘buco’ nella parete per entrare e uscire dall’edificio, ma con il suo significato cristologico da elemento architettonico funzionale acquista una valenza simbolica trascendente.
La tradizione artistica ha sempre considerato con particolare riguardo il portale della chiesa. L’ornamento, la decorazione, la bellezza del portale era già un primo incontro con la bellezza della chiesa e della festa che vi si celebrava e non a caso l’antico Cerimoniale dei Vescovi invitava a decorare con fiori e frutti il portale nelle grandi festività.
Il portale e la porta hanno notevole importanza nella progettazione della chiesa-edificio con soluzioni a volte molto complesse, che variano nelle diverse epoche e culture: dai portali medievali, la cui iconografia ricchissima è un compendio di tutta la Storia della Salvezza e della vita dell’uomo, ai portali delle chiese rinascimentali e barocche, la cui struttura si fonde con alcuni elementi dell’architettura civile dei palazzi, evidenziando maggiormente l’aspetto plastico e scenografico delle facciate.
Di norma vi era una porta ‘maggiore’ al centro della facciata, di fronte al presbiterio, e delle porte minori sia sulla facciata che nelle pareti laterali. Per questo s.Carlo Borromeo nelle ‘Instructiones’ per la costruzione delle chiese ribadisce che “la porta centrale deve distinguersi dalle altre e nella intelaiatura e negli ornati, specialmente nella basilica cattedrale, ove conviene ornarla con la scultura di leoni sull’esempio del Tempio di Salomone (1Re 7,29)”.
Nell’architettura eclettica di fine ‘800 il portale torna a ricoprire il ruolo di principale elemento compositivo delle facciate delle chiese, anche se non vengono più riproposte le imponenti aperture delle cattedrali gotiche; unica eccezione è, forse, la Sagrada Familia di Gaudì, moderna interpretazione del simbolismo gotico anche nei fastosi ghirigori della facciata della Natività.
Successivamente il portale ha perso, però, quasi del tutto il suo ruolo simbolico in favore di quel funzionalismo che ha caratterizzato l’architettura del XX secolo.
Nella progettazione delle nuove chiese occorre, dunque, ridare importanza a questo elemento architettonico con opportune scelte costruttive: i materiali e le forme possono cambiare, ma devono essere in grado di identificarlo adeguatamente, così che connoti e sintetizzi l’intero edificio di culto. Nell’ideare la porta e il portale l’architetto, così come l’artista, è libero di esprimere la propria creatività, consapevole che ogni porta è un ‘pezzo unico’, ma riconoscendone la portata liturgica e tendendo conto della ricca documentazione storico-artistica, così che la bellezza della sua opera diventi parte inscindibile del complesso cultuale.
La porta della chiesa, però, vive appieno il suo senso quando accoglie i fedeli nella santa assemblea: i monumenti del passato devono allora insegnarci a costruire, grazie all’impegno personale e comunitario, una ‘casa di Dio’ dalle porte sempre aperte. Un esempio significativo di rivisitazione del portale si ha nella chiesa del Cuore di Gesù a Monaco di Baviera nel quartiere di Neuhausen, opera dello studio Allmann-Sattler-Wappner.
La parete anteriore più esterna della chiesa, realizzata in vetro blu, è costruita come un enorme portale, che nelle celebrazioni più solenni si apre completamente come segno di accoglienza per tutti, realizzando così visivamente quanto si dice nella preghiera di dedicazione: “Qui il povero trovi misericordia, l’oppresso ottenga la libertà vera e ogni uomo goda della libertà dei tuoi figli”.
Inoltre è stata riproposta la tradizione della porta parlante; Alexander Beleschenko, l’artista 2 incaricato della realizzazione, ha creato, infatti, un ‘alfabeto di chiodi’ che trascrive il testo in tedesco della Passione secondo Giovanni: scelta non casuale in quanto il fondamento biblico della devozione al Sacro Cuore si ritrova in Giovanni: “Venuti, però, da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco e subito ne uscirono sangue ed acqua” (19,33-34). In questo modo si vuole anche sottolineare che, se l’accesso alla chiesa è il portale, l’accesso alla fede si apre al popolo cristiano attraverso la Scrittura. A fronte di questo esempio, a mio parere molto interessante, bisogna, però, anche dire che in alcune chiese nuove non è sempre facile riuscire a identificare il portale d’ingresso; spesso è una porta come tante, oppure è una apertura nella facciata come nella chiesa di Alvar Aalto a Riola o quasi scompare sostituita da una parete in vetro, creata con l’intenzione di ‘portare l’esterno all’interno’, come nella chiesa di Fuksas a Foligno. In altri casi, al contrario, si arriva al simbolismo esasperato con la progettazione, ad esempio, delle dodici porte della Gerusalemme celeste, come nella chiesa di Michelucci a di Longarone, creando problemi di raccoglimento dell’assemblea durante le celebrazioni per l’inevitabile via vai e difficoltà nel risolvere problemi tecnici, come il riscaldamento dell’aula.
Dopo aver cercato di chiarire quale sia la portata simbolica del portale e della porta, un’ultima riflessione va fatta sull’uso frequentissimo di questa ‘icona di Cristo’ come supporto per volantini, locandine di spettacoli, conferenze, gite parrocchiali e avvisi più o meno sacri, per i quali andrebbe invece previsto uno spazio apposito con bacheche anche per la vendita di libri, giornali, cartoline o souvenir, posto al di fuori dell’aula della celebrazione.
Ma attualmente, purtroppo, le porte delle chiese, sia antiche che moderne, sono sempre più spesso chiuse; pur comprendendo tutti i timori per il rischio di furti e profanazioni, si viene meno a quella disponibilità che ha sempre caratterizzato le nostre chiese, accogliendo sia chi entrava per un momento di preghiera, sia chi voleva ammirare un’opera d’arte, o chi cercava una pausa nella calura estiva. Peccato! proprio oggi che i supermercati fanno orario continuato, troppo chiese parrocchiali sono rigidamente aperte solo ed esclusivamente in concomitanza con le celebrazioni eucaristiche! Una porta aperta è un segno piccolo, sicuramente, ma che deve spingerci a vivere l’esortazione di Romano Guardini: “A che ti giova la casa di legno e di pietra, se non sei tu stesso una casa vivente di Dio? A che giova che i portali alti s’incurvino e i pesanti battenti si schiudano, se in te non s’apre alcuna porta e il Re della gloria non può entrare?”.
arch. Micaela Soranzo

























