Benedizione della nuova teca/portantina di S. Maria di Zuradili. Sottoscrizione pubblica

Sabato scorso è stata consegnata la nuova teca di S. Maria di Zuradili da parte del titolare del Laboratorio: La terra del legno, di Gabriele Mura di Samugheo.

Mercoledì prossimo 30 aprile 2025 alle ore 19.00, in occasione dell’inizio del triduo in preparazione alla festa di Santa Maria di Zuradili, la nuova teca sarà benedetta e, subito dopo il rito della vestizione, il simulacro della Vergine sarà sistemato al suo interno.

Sentito il Consiglio per gli Affari Economici e i diversi Collaboratori della Parrocchia, si propone una pubblica sottoscrizione per il pagamento della teca, di cui la Parrocchia ha già anticipato l’importo di euro 2000,00.

La nuova teca, i cui criteri di realizzazione sono esposti di seguito, è stata arricchita da quattro sculture angiolesche del 1700,00 appartenenti presumibilmente all’antica lettiga lignea della Vergine dormiente, andata perduta.
Il costo del restauro delle quatto sculture ammonta a euro 2000,00.

Pertanto, il costo complessivo perla realizzazione ammonta a:

euro 6000,00 realizzazione teca;
euro 2000,00 restauro delle quattro sculture angiolesche;
euro 450,00 rendering ed elaborazione digitale
;

per un importo complessivo di euro 8450,00.

Per chi volesse aderire a questo sottoscrizione ci sono diverse modalità:
– attraverso i membri del Consiglio per gli Affari Economici o del Consiglio pastorale;
– attraverso la consegna della propria offerta direttamente in Parrocchia;
– attraverso offerta anonima nel bussoto in Parrocchia ai pedi dell’altare;
– attraverso bonifico bancario al seguente codice IBAN: IT37S0836285630000000004257, intestato a Banca di Credito Cooporativo di Arborea, con la causale donazione Teca.

Si coglie l’occasione per informare che l’antica teca si trova ancora nel Laboratorio di restauro per gli ultimi interventi di restauro e sarà riconsegnata in Parrocchia nei prossimi giorni.

Si ringraziano quanti vorranno collaborare con la loro offerta.

CRITERI DI REALIZZAZIONE DELLA TECA

Si definisce, insieme alla Committenza, nella persona del parroco don Alessandro e del Caep, il pensiero e la concezione dal punto di vista simbolico religioso del nuovo manufatto.

Dopo averne pensato e ideato le forme e i lati, nonché definito quelle che potrebbero essere le dimensioni ideali di spazio nell’accogliere la scultura della Madonna di Zuradili, si è proceduto per un primo disegno geometrico. Si è voluto rapportare parte della struttura, secondo il concetto della sezione aurea, chiamata anche la “proporzione Divina” che in rapporto numerico irrazionale di 1,618033…  ottenuto dal rapporto di due lunghezze disuguali ne condiziona in modo preciso larghezza e altezza.

Se ne cita parte di quanto letto e appreso: “Le sue proprietà geometriche e matematiche e la frequente riproposizione in svariati contesti naturali e culturali, apparentemente non collegati tra loro, hanno suscitato per secoli nella mente dell’uomo la conferma dell’esistenza di un rapporto tra macrocosmo e microcosmo, tra Dio e l’uomo, l’universo e la natura: un rapporto tra il tutto e la parte, tra la parte più grande e quella più piccola che si ripete all’infinito attraverso infinite suddivisioni.[1] Diversi filosofi e artisti sono arrivati a cogliervi col tempo un ideale di bellezza e armonia spingendosi a ricercarlo e, in alcuni casi, a ricrearlo nell’ambiente antropico quale canone di bellezza; testimonianza ne è la storia del nome che in epoche più recenti ha assunto gli appellativi di aureo e divino. “

Oltre alla geometria simbolica aurea si ricerca l’armonia dell’insieme, dove nella parte laterale tra le assi orizzontali di trasporto della base, e la croce disposta in alto racchiude con altre due linee immaginarie la formazione del triangolo, che rimanda alla stabilità (tre lati) e al mistero della SS. Trinità.

Il legno utilizzato è il castagno, modesto per il suo pregio, nostrano come tipologia e di un peso specifico medio, al fine di non appesantirne l’insieme.
La struttura della portantina a base quadra lascia il posto dedicato all’accoglienza della Scultura della Vergine, ad una struttura ottagonale (esso anche un numero biblico simbolico), con quattro lati larghi alternati ad altri quattro lati più stretti.
L’intelaiatura in legno viene ridotta all’essenziale strutturale, per dare più spazio e luce all’interno della teca protetta con vetri antinfortunistici.
La cupola, invece, ritorna ad una struttura quadrangolare che si sviluppa in altezza attraverso linee curveggianti, convergenti in un’unica punta sormontata dalla croce.
L’interno del cupolino viene ideato con un rivestimento in tessuto damascato che ne esalta e valorizza la preziosità dell’immagine della Vergine.

Ne conviene inoltre alla neo realizzazione l’inserimento importante di quattro sculture angiolesche lignee, ritrovate in parrocchia, facenti parte, probabilmente, dell’antica lettiga della vergine Maria risalente al ‘700, andata perduta.
La loro collocazione viene pensata nella parte alta della struttura ottagonale dei quattro lati corti, ben distaccati dalla struttura e centrali al vetro. Il distacco ne pregia il senso di leggerezza e sospensione, quella sospensione che rappresenta lo spazio che divide i due mondi: il terreno dal Divino.

L’interno della struttura viene proposto con un cenno cromatico legato all’oro, che da tempi remoti ha sempre avuto un suo significato simbolico soprattutto nell’arte, a partire da Giotto. Così i suoi successori lo utilizzano concettualmente per definire gli spazi, dove spesso venivano rappresentate immagini iconiche legate alla religione.
In merito, allego una parte del concetto, ritrovato in una mostra dedicata a Giotto e Fontana che vidi al Man di Nuoro nel dicembre del 2023.

“Il dipinto è un’icona da adorare e assume un valore simbolico, alludendo a valori eterni e trascendenti. L’oro non è colore, ma simbolo divino, esalta le figure, ieratiche e bidimensionali, senza umanizzarle, le astrae dal contesto reale, isolandole nel tempo e nello spazio e le pone entro rigidi schemi fissi, annullando ogni consuetudine e ogni rapporto con la quotidianità: nessuna espressione e movimento, nessun paesaggio familiare, nessun edificio riconoscibile, nessun riscontro con il vissuto.
Un nuovo senso della realtà e dello spazio, vero e profondo, emerge nell’arte medievale grazie alla personalità di Giotto (1267 ca.-1337), che già i contemporanei lodavano poiché «rimutò l’arte di greco in latino e la ridusse al moderno», come scrisse Cennino Cennini nel suo Libro dell’Arte.

Lo spazio sacro e dorato, bidimensionale e trascendente, cortina di luce che isola dal mondo esterno della tradizione precedente, viene “bucato” da Giotto, alla ricerca di una terza dimensione, profonda e reale. Il fondo oro diventa cielo vero, atmosferico, lucente e terso nelle giornate di primavera, illuminato dalla luce della luna e delle stelle (e persino delle comete) nella notte buia.”.

            Con la speranza di poter contribuire per questo importante intervento che esalta la storia della Comunità parrocchiale di Marrubiu, sono a disposizione per osservazioni e suggerimenti.

La Terra del Legno di
                 Gabriele Mura