Relazione del dott. Alessio Rais a conclusione del percorso su “affettività corpo e relazioni”

RELAZIONE CONCLUSIVA DEL PROGETTO

A conclusione dell’itinerario per gli adolescenti della Parrocchia svoltosi nei mesi scorsi, “Affettività, corpo e relazioni: imparare ad amare con maturità” il dott. Alessio Rais, Coordinatore del Progetto, ha trasmesso la relazione che segue.
Non essendo possibile incontrare le famiglie dei ragazzi che hanno partecipato, crediamo sia utile offrire alle stesse famiglie ragazzi, alcune riflessioni, al fine di stimolare un processo avviato e che potrebbe contribuire non poco alla crescita integrale dei nostri ragazzi e a tener presente, negli itinerari di catechesi, l’importanza dell’educazione all’affettività e alle relazioni.

“Affettività, corpo e relazioni: imparare ad amare con maturità”
Parrocchia Vergine di Montserrat – Marrubiu

Febbraio – Aprile 2026

INTRODUZIONE

Viviamo un tempo paradossale.

Mai come oggi le nuove generazioni hanno avuto accesso a così tante informazioni sul corpo, sulle relazioni e sulla sessualità. Eppure, mai come oggi sembrano emergere fragilità affettive, difficoltà relazionali, senso di smarrimento identitario e una crescente fatica nell’abitare il proprio mondo emotivo.

La sfida educativa del nostro tempo non consiste tanto nel trasmettere nuove informazioni, quanto nell’aiutare i ragazzi a costruire una grammatica interiore che permetta loro di interpretare ciò che vivono.

In questo contesto nasce il progetto “Affettività, corpo e relazioni: imparare ad amare con maturità”, promosso dalla Parrocchia Vergine di Montserrat di Marrubiu e fortemente voluto da don Alessandro Enna.

Si tratta di un’iniziativa che, per impostazione, coraggio e visione educativa, rappresenta

un’esperienza tutt’altro che ordinaria.

In un tempo in cui spesso la formazione umana viene lasciata all’improvvisazione dei social network, alla pressione del gruppo dei pari o alla frammentazione delle informazioni reperite online, questa comunità parrocchiale ha scelto di assumersi una responsabilità educativa importante: accompagnare adolescenti e famiglie nell’esplorazione di alcune delle dimensioni più delicate e decisive della crescita umana.

IL SIGNIFICATO PROFONDO DEL PERCORSO

Il progetto non è nato con l’obiettivo di fornire risposte preconfezionate né di trasmettere una serie di norme comportamentali.

L’intento è stato diverso.
Abbiamo cercato di creare uno spazio sicuro nel quale i ragazzi potessero imparare a conoscersi meglio.

In un’epoca caratterizzata da quella che Zygmunt Bauman definirebbe una condizione di “modernità liquida”, nella quale relazioni, appartenenze e identità sembrano sempre più instabili e reversibili, la prima vera emergenza educativa non è morale ma antropologica.

La domanda fondamentale non è:

“Che cosa devo fare?”

ma piuttosto:

“Chi sono?”

Per questa ragione il percorso è stato costruito attorno ad alcuni grandi temi:

  • il corpo come luogo di significato;
  • le emozioni come messaggeri e non come nemici;
  • i bisogni affettivi che abitano ogni essere umano;
  • il desiderio come energia da comprendere e orientare;
  • le relazioni come luogo di crescita;
  • la sessualità come dimensione integrata della persona;
  • la responsabilità delle proprie scelte.

UN APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE

Uno degli elementi più qualificanti del progetto è stato l’approccio multidisciplinare. L’adolescenza è una realtà troppo complessa per essere letta da un’unica prospettiva.

Per questo motivo il percorso è stato costruito attraverso il contributo integrato di competenze differenti:

  • pedagogiche;
  • psicologiche;
  • educative;
  • formative.

La presenza della dott.ssa Silvia Secchi, psicoterapeuta sistemico-relazionale in formazione, della dott.ssa Federica Ingrosso, educatrice specializzata nei temi dell’affettività e della sessualità, e del sottoscritto, formatore, orientatore e coach, ha consentito di offrire ai ragazzi uno sguardo ampio, equilibrato e profondamente rispettoso della complessità della persona.

Non si è trattato di tre interventi paralleli.

Si è trattato di un unico percorso costruito attraverso linguaggi diversi ma convergenti.

CIÒ CHE ABBIAMO OSSERVATO

Durante gli incontri e il weekend residenziale sono emersi alcuni elementi particolarmente significativi.

Innanzitutto, i ragazzi hanno mostrato un bisogno profondo di essere ascoltati senza sentirsi giudicati. Contrariamente ad alcuni stereotipi diffusi, gli adolescenti non rifuggono le domande profonde.

Al contrario.

Quando trovano adulti credibili, preparati e capaci di accoglierli, dimostrano una sorprendente disponibilità a confrontarsi con questioni essenziali.

È emerso inoltre come molti di loro abbiano poche occasioni strutturate per riflettere sulla propria vita interiore. Sanno utilizzare strumenti tecnologici sofisticati, ma spesso faticano a dare un nome alle emozioni che provano. Conoscono molte informazioni sulla sessualità, ma raramente hanno avuto occasione di interrogarsi sul suo significato.

Sono immersi nelle relazioni, ma non sempre dispongono degli strumenti necessari per comprenderle.

Questo dato non deve essere letto come un limite delle nuove generazioni. Piuttosto rappresenta una responsabilità per il mondo adulto.

UNA POSSIBILE COORDINATA PASTORALE PER IL FUTURO

L’esperienza vissuta suggerisce una riflessione che va oltre il singolo progetto.

Per molti anni la pastorale giovanile ha rischiato di considerare la crescita umana come una premessa rispetto alla crescita spirituale.
Oggi appare sempre più evidente che le due dimensioni non possono essere separate. Non esiste una spiritualità autentica che non attraversi l’umano.
Come ricorda il teologo Romano Guardini:
“La grazia non distrugge la natura, ma la porta a compimento.”
Allo stesso modo, papa Francesco ha più volte sottolineato che l’evangelizzazione passa attraverso l’incontro concreto con la vita delle persone. Per questa ragione la Chiesa è chiamata a investire con crescente convinzione nella formazione umana.
Non come alternativa all’annuncio del Vangelo. Ma come sua naturale espressione.
Educare all’affettività, alle relazioni, all’intelligenza emotiva, alla responsabilità e alla conoscenza di sé non significa allontanarsi dalla missione ecclesiale.
Significa abitarla in profondità.
L’uomo contemporaneo non ha bisogno soltanto di risposte religiose. Ha bisogno di essere aiutato a diventare pienamente umano. E proprio qui la comunità cristiana possiede una risorsa straordinaria. Perché il cuore del messaggio cristiano non è semplicemente insegnare qualcosa su Dio.
È rivelare all’uomo la verità su se stesso.

CRITICITÀ EMERSE E PISTE DI MIGLIORAMENTO

Ogni percorso educativo significativo, oltre a generare apprendimenti, permette di osservare alcuni bisogni che meritano attenzione e continuità.
Tra gli elementi emersi durante il progetto vi sono anzitutto le differenze di maturazione presenti all’interno del gruppo.
Pur trattandosi di ragazzi appartenenti a una fascia d’età relativamente omogenea, si sono evidenziati livelli molto diversi di consapevolezza, motivazione e disponibilità al confronto.

Alcuniragazzi hanno manifestato un forte desiderio di approfondimento e una notevole capacità introspettiva; altri hanno mostrato una maggiore difficoltà nel mantenere l’attenzione, nel mettersi in gioco e nel sostenere momenti di riflessione più prolungati.

Questo elemento suggerisce, per il futuro, l’opportunità di affiancare ai momenti plenari alcuni spazi più differenziati, capaci di valorizzare le diverse sensibilità e i differenti livelli di maturazione presenti nel gruppo.

Un secondo aspetto riguarda il coinvolgimento delle famiglie.

L’incontro iniziale ha evidenziato una partecipazione significativa e un sincero interesse da parte di molti genitori. Al tempo stesso sono emerse alcune comprensibili preoccupazioni legate alla delicatezza delle tematiche affrontate.

Questo dato conferma quanto sia importante continuare a costruire alleanze educative solide tra famiglie, comunità parrocchiale e professionisti dell’educazione. I ragazzi crescono infatti all’interno di un ecosistema relazionale e nessun intervento, per quanto qualificato, può sostituire il ruolo fondamentale esercitato dalla famiglia.

Un’ulteriore riflessione riguarda il bisogno di continuità.

Percorsi come questo producono spesso domande nuove più che risposte definitive. È un risultato positivo, ma richiede che la comunità educativa sia pronta a sostenere nel tempo i processi avviati.

Per questa ragione sarebbe auspicabile immaginare, negli anni futuri, iniziative capaci di dare continuità al lavoro svolto, attraverso percorsi di accompagnamento progressivi, laboratori dedicati, momenti di confronto tra pari e occasioni formative rivolte anche agli adulti.

L’educazione affettiva non è infatti un evento, ma un processo.

UNA COMUNITÀ CHE EDUCA

Una delle intuizioni più significative emerse durante il percorso riguarda il ruolo della comunità educante.

Gli adolescenti non crescono grazie all’azione di singole figure carismatiche, ma all’interno di una rete di relazioni significative.

In questo senso il progetto ha mostrato quanto sia preziosa la presenza di adulti diversi ma convergenti: genitori, animatori, sacerdoti, professionisti, educatori.

Ognuno con il proprio linguaggio. Ognuno con il proprio ruolo. Tutti orientati nella stessa direzione.

Forse una delle coordinate pastorali più importanti per il futuro consiste proprio in questo: passare da una pastorale “per i giovani” a una pastorale “con i giovani”, nella quale la crescita umana, relazionale e spirituale venga accompagnata attraverso una pluralità di figure adulte credibili e competenti.

RINGRAZIAMENTI

Desideriamo esprimere una profonda gratitudine a tutte le persone che hanno reso possibile questa esperienza.

Un ringraziamento particolare va a don Alessandro, che ha creduto con convinzione in questo progetto sin dal primo momento.

In un tempo in cui spesso si parla di emergenza educativa senza riuscire a tradurla in azioni concrete, don Alessandro ha scelto di investire tempo, energie e risorse per offrire ai ragazzi della sua comunità uno spazio autentico di crescita umana.

La sua capacità di leggere i bisogni del territorio, la sua disponibilità al confronto e il coraggio di affrontare temi delicati con serietà e profondità hanno rappresentato una condizione essenziale per la riuscita dell’intero percorso.

Un grazie sincero va inoltre agli animatori della parrocchia, che hanno accompagnato con discrezione e dedizione ogni fase del progetto. La loro presenza costante ha permesso di creare quel clima di fiducia e familiarità senza il quale nessun intervento educativo può realmente incidere.

Un pensiero riconoscente è rivolto anche ai genitori, che hanno scelto di affidarsi, di mettersi in ascolto e di condividere con noi la responsabilità educativa nei confronti dei loro figli.

La fiducia non è mai un dettaglio. È il terreno sul quale ogni percorso di crescita può mettere radici.

Infine, il grazie più importante va ai ragazzi.

Per le domande. Per il coraggio. Per la disponibilità a mettersi in gioco.

Per averci ricordato, ancora una volta, che ogni autentica esperienza educativa è sempre un incontro reciproco, nel quale imparano e crescono non soltanto i giovani, ma anche gli adulti che hanno il privilegio di accompagnarli.

CONCLUSIONI

Il percorso si è concluso con la consegna simbolica di un piccolo diamante colorato a ciascun ragazzo.

Non è stato un semplice ricordo. È stato il tentativo di lasciare un’immagine.

Durante il weekend abbiamo utilizzato l’albo illustrato Il gioiello dentro me e ascoltato testimonianze che richiamavano il tema della perla preziosa.

Il messaggio era semplice. Ogni ragazzo custodisce dentro di sé qualcosa di prezioso. Una dignità. Una storia. Un corpo. Una capacità di amare. Un futuro ancora da scoprire. L’educazione, in fondo, non consiste nel riempire qualcuno di contenuti.

Consiste nell’aiutarlo a riconoscere il valore che già possiede.

Se questo percorso ha lasciato qualcosa, ci auguriamo che sia proprio questa consapevolezza: che la vera maturità non consiste nel sapere tutto, ma nell’imparare a custodire ciò che conta.

E che la più grande responsabilità educativa degli adulti non sia quella di indicare una strada già tracciata, ma di accompagnare i giovani nella scoperta del tesoro che portano dentro di sé.

Perché, come scriveva Antoine de Saint-Exupéry,

“Se vuoi costruire una nave, non radunare uomini per raccogliere legna, distribuire compiti e organizzare il lavoro. Insegna loro invece la nostalgia del mare vasto e infinito.”

Forse educare significa proprio questo.

Aiutare qualcuno a desiderare il mare.

Cagliari, 18 Giugno 2026

Alessio Rais

« di 4 »