Carissimi parrocchiani, fratelli e sorelle della Comunità di Marrubiu,
con questa lettera desidero esprimere i sentimenti che custodisco nel cuore a conclusione del mio ministero in mezzo a voi.
Il prossimo sabato 10 ottobre 2026 la nostra Comunità inizierà un nuovo tratto di strada, accogliendo don Silvio come nuovo Amministratore e padre Tommaso come Vicario parrocchiale.
Come ha ricordato l’Arcivescovo, padre Roberto, nella sua lettera indirizzata lo scorso giugno alla Comunità, l’avvicendamento e la mobilità dei presbiteri non sono mai una semplice operazione burocratica o organizzativa: sono un’esigenza evangelica del “ricominciare”, una decisione che va accolta con un autentico spirito di fede e di comunione ecclesiale.
So bene che ogni distacco, per alcuni, può generare apprensione e disorientamento. Quando un presbitero riceve l’annuncio di una nuova missione, si attiva un moto interiore profondo, in cui la fede si misura direttamente con i nostri limiti umani. Separarsi da volti, relazioni e consuetudini maturate negli anni innesca reazioni complesse — timore, nostalgia, smarrimento e ansia — assimilabili all’elaborazione di un vero e proprio lutto, anche quando il cambiamento, come nel mio caso, era stato richiesto. I motivi di questa mia richiesta li conoscete anche se più volte ho condiviso con diversi collaboratori la convinzione che giunti a questo punto, dopo i trascorsi della Comunità, un cambio di parroco gioverebbe innanzitutto alla Comunità e questo lo spero con tutto il cuore.
Se la cultura contemporanea vede talvolta nel ripartire da capo un segno di incompiutezza, per la fede la prospettiva si ribalta: il nuovo inizio costituisce sempre un momento di grazia. Come scriveva il poeta T.S. Eliot: «Ciò che chiamiamo inizio è spesso la fine. E fare una fine è fare un inizio. La fine è il punto da cui partiamo».
Dopo nove anni trascorsi in questa comunità benedetta da Dio, sono convinto che l’avvicendamento dei pastori custodisca la vitalità spirituale della parrocchia. La diversità di stili e di carismi in seno alla Comunità non è mai una minaccia, ma una ricchezza tutta da scoprire, affinché la comunità stessa non sia mai considerata “proprietà” del presbitero: «Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere» (1Cor 3,6).
Ricominciare — per me attraverso una nuova missione affidatami dal Vescovo e per voi attraverso un’accoglienza sincera e generosa a don Silvio e padre Tommaso — non significa ripartire da zero, ma ripartire dall’Alto. È uno stile di effettivo rinnovamento che trae origine dallo Spirito e si rivela nel profondo di ciascuno, rendendoci capaci di analizzare con coraggio la verità del nostro cuore e la natura dei desideri che lo abitano.
Per ogni presbitero, come per le singole comunità, ogni nuovo inizio è l’eco di quel primo “seguimi”: la grazia di gettare di nuovo le reti nel mare della vita, certi che ogni sponda sconosciuta custodisce già la presenza del Signore.
Desidero rivolgervi un “grazie” profondo e sincero per avermi accolto e per aver condiviso con me il pane quotidiano della fede: dalle gioie immense delle celebrazioni liturgiche e delle feste, fino alla profondità della preghiera comunitaria — in particolare nella Lectio Divina del giovedì — in cui, come fratelli e sorelle, ci siamo aperti alla presenza del Padre, sorgente di ogni vera fraternità. Senza dimenticare la semplicità di un caffè preso insieme o di due parole scambiate per strada.
Una delle più belle benedizioni di cui ho goduto tra voi è stato il rapporto con gli infermi e gli anziani, unito alla consolazione di aver accompagnato diversi fratelli e sorelle fino alla ‘soglia’ dell’incontro con Dio nel mistero della morte.
Per ringraziare tutti voi, senza distinzioni né formalismi, desidero celebrare l’Eucarestia conclusiva del mio ministero giovedì 8 ottobre alle ore 18:00 nella nostra chiesa parrocchiale. Vorrei che fosse un momento di preghiera innanzitutto per salutarci con sincerità, rendere grazie insieme e invocare la benedizione del Signore sui nostri propositi di fraternità e di perdono.
Vi chiedo con il cuore di non preparare o richiedere di fare discorsi di saluto e di ringraziamento: i sentimenti più veri vanno ben oltre le parole e i formalismi di circostanza.
Voglio infine chiedervi umilmente perdono per tutte le volte che non ho saputo riflettere nella mia vita l’accoglienza e l’Amore gratuito di Dio Padre. Riconosco di non essere stato sempre esemplare nell’arte dell’ascolto, della pazienza e nella valorizzazione dei carismi all’interno della comunità.
All’inizio del mio servizio ho trovato una comunità che presentava ferite, sofferenze e divisioni interne; una situazione che spesso ci ha tenuti distanti e diffidenti, ostacolando una piena collaborazione. Ci sono state fatiche, incomprensioni e momenti di sofferenza condivisa di fronte ai quali, lo ammetto con umiltà, non ho avuto le risposte che vi aspettavate.
Non so se lascio la parrocchia migliore o peggiore di come l’ho trovata, ma ho cercato di vivere con la logica del “servo inutile” che ha fatto quanto doveva fare. La grazia dei nuovi inizi che la comunità rivivrà accogliendo don Silvio e padre Tommaso sarà un’opportunità di ripresa anche per coloro con i quali posso essere stato motivo di ostacolo o di allontanamento, impedendo di vivere appieno la gioia della comunione e della fraternità in Parrocchia.
Vi chiedo perdono per le mie spigolosità, per le mie mancanze e per il mio modo di fare, a volte troppo diretto. Sappiate che, anche nei silenzi, nelle fatiche e nelle solitudini sofferte, vi ho voluto sinceramente bene.
Il cammino della comunità prosegue e conoscerà una nuova primavera. Accogliete i nuovi presbiteri a braccia aperte, con la certezza che è Dio a condurre la nostra storia. Il Vangelo è vita e movimento: lasciatevi scombinare i piani affinché lo Spirito faccia fiorire cose nuove.
Concludo questo mio scritto estendendo a ciascuno di voi il mio saluto e un abbraccio che vuole davvero racchiudervi tutti nel mio cuore.
L’intercessione della Vergine di Montserrat, patrona di questa Comunità, invocata con i due bellissimi titoli di Santa Mariedda e Santa Maria di Zuradili, ci aiuti a vivre nella continua ricerca del volto di Dio riflesso nei nostri volti concreti.
Vi affido alla Parola, che può veramente indicarci i passi da compiere, le relazioni da custodire nel tempo e la meta da tener sempre presente nel meraviglioso, e spesso complesso orizzonte del nostro cammino verso l’eternità.
La Grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano sempre con tutti voi.
Marrubiu, 27 settembre 2026
Don Alessandro

























