
Sabato 14 febbraio alle ore 18.30, presso i locali dell’oratorio parrocchiale, si terrà un incontro per i genitori dei gruppi Gionata, Emmanuele e Giovanni.
Sarà presentato il Laboratorio/percorso strutturato in tre step Affettività, corpo e relazioni.
Le date del percorso sono già state comunicate a suo tempo.
Saranno presenti i coordinatori del percorso, Alessio Rais di Cagliari e Federica Ingrosso di Sassari che illustreranno gli obiettivi, i metodi e il senso della proposta.
La logica dell’incontro vorrebbe seguire questa progressione:
1. cornice e senso dell’itinerario nel suo complesso;
2. cuore tematico: affettività, sessualità e rispetto;
3. struttura concreta del progetto e tutela dei ragazzi e delle ragazze;
4. dibattito e interazione con i genitori presenti.
Nel precedente incontro con i genitori nello scorso mese di gennaio, si è convenuto sull’urgenza e l’attualità dell’approfondimento di questi aspetti, con metodologie adeguate e che possano essere di aiuto alle reali esigenze in questa fase di crescita dei nostri ragazzi.
La presenza dei genitori sarà certamente di grande importanza per la programmazione e l’impostazione generale del percorso.
Il tema della corporeità e dell’affettività, soprattutto quando parliamo di giovani e ai giovani, è qualcosa che deve interpellarci nel saper trovare parole nuove, con radici antiche, che raccontino della bellezza di una relazione sana, improntata sul rispetto reciproco e sull’importanza, necessaria, di scoprire i limiti della persona. Quando parliamo dell’esperienza dell’affettività, facciamo riferimento a una dimensione relazionale cui va riservata un’attenzione speciale, uno spazio prezioso che occorre costruire, coltivare, custodire. L’apporto educativo della tutela dei minori passa anche attraverso l’educazione a un corpo che sia soggetto e non oggetto, a un’esperienza serena dell’affettività.
La Chiesa, nelle parole di chi se ne è allontanato, è percepita come quell’entità slegata dall’attualità, che vuole soltanto proibire. Al contrario, va reso evidente che le buone prassi aiutano a vigilare su noi stessi e gli altri per riconoscere il male in tempo. I no danno fastidio, ma dovrebbero essere pronunciati a favore di quella ricerca della felicità che approfondisce il perché, il significato di ciò che è. Per questo la prevenzione non è né accusatoria né oppositiva, ma propositiva e dinamica.
I giovani hanno fame di queste cose, il problema è che trovano nutrimenti sbagliati. Scontiamo, a fronte di infiniti dibattiti, una preoccupante lacuna nella presenza di interlocutori e accompagnatori adeguatamente formati su temi su cui i ragazzi sono tanto sensibili quanto facilmente disorientati.
E allora, se ci chiediamo quale contributo possiamo dare, la prima domanda è: in che cosa possiamo lavorare insieme?
La prospettiva giusta è nel camminare insieme su un percorso comune, aiutandosi reciprocamente con quella sinergia positiva del formare e informare comunità e persone, in cui si è d’accordo che formare e crescere comunità e persone. Un cammino di consapevolezza che può accompagnare ognuno a riconoscere il bene. Puntiamo a un modo più bello e più sano di relazionarsi, all’essere testimoni credibili del vivere relazioni buone, in cui tutti si sentano bene.
E al sicuro (Emanuela Vinai).

























