La parte migliore che non ci sarà tolta…

Riflettendo e meditando sul vangelo che descrive l’episodio di Gesù, ospite a casa di Marta e Maria (Lc 10,38-42)), davanti alla rarefazione delle nostre alle assemblee liturgiche, in questo tempo estivo, ho sempre pensato alle grandi opportunità che ci offre questo periodo per un salto di qualità nel nostro cammino di fede.

Sospesi gli impegni e gli incontri pastorali, almeno nella nostra Parrocchia, ci si incontra solo per celebrare l’eucarestia o la preghiera della Liturgia delle Ore. La presenza di compaesani che trascorrono le loro ferie nel paese d’origine, insieme ad alcuni turisti, arricchisce la Comunità e stimola le relazioni.
In un modo o nell’altro, le Comunità sono provocate a fare dell’accoglienza e dell’ospitalità, un tratto distintivo che alimenta sani circuiti relazionali.

La figura di Marta, nel Vangelo di Luca, rivela il nostro sincero desiderio di accoglienza che solo in parte riusciamo a soddisfare. Facciamo il bene a metà: siamo capaci di slanci generosi e poi cadiamo sui dettagli. Serviamo a tavola, ma non riusciamo a tenere il sorriso, una smorfia rovina tutto. Marta, nel suo servizio è autocentrata, la dimensione profonda della relazione, fatta di gesti, sguardi e ascolto è soffocata da quell’eccesso che si esprime in un fare dissennato e talvolta maldestro.

L’anno pastorale appena concluso ci ha visti impegnati in incontri, decisioni, confronti, progetti ecc. ma forse, tutto questo ‘fare’ rischia di relegare sempre più ai margini ‘la dimensione contemplativa della vita’, fatta di silenzio, sguardi, ascolto, analisi e gratuità.
La vita parrocchiale rischia di diventare un cantiere dove le dinamiche delle due sorelle del Vangelo rischiano di inverarsi nelle nostre relazioni e rafforzare più la bella religione anziché alimentare la fede. La differenza è chiara: la religione invecchia e ci invecchia, rendendoci sterili, la fede rigenera, rinnova e feconda la vita.
Mi sollecita questa interpretazione: in un documento di preparazione all’Assemblea sinodale della Chiesa italiana (Lineamenta), al n. 8 si legge: “La missione nello stile della prossimità” vive la logica della profondità più che la logica dell’estensione, la cura della qualità più che la smania della quantità, il desiderio della relazione più che il rigore dell’organizzazione.

Nella risposta del Signore allo sfogo di Marta, siamo tutti richiamati ad uno stile di attenta e sincera prossimità. L’essenziale, la parte buona che non ci verrà tolta, è la vera ricchezza della vita, fatta di relazioni gratuite e sincere più che da forme di collaborazione e complicità che talvolta degenerano nella competizione e nel conflitto. L’efficienza organizzativa, anche in Parrocchia, inevitabilmente degenera.

Proviamo allora in questi mesi estivi a condividere non tanto programmi organizzativi, quanto, piuttosto, momenti di ascolto del Maestro che parla nel silenzio. Potrebbe sembrare una perdita di tempo mentre, in realtà è un prezioso investimento del tempo donatoci.

Ogni settimana, dopo cena, alle ore 21.15, in un giorno sempre diverso, saremo invitati a un tempo di ascolto del Maestro e della profondità del nostro cuore.
Il Signore ci assicura che della sua Parola, luce ai nostri passi, non saremo mai privati, soprattutto se ci disporremo a cercarla, in mezzo alle tante altre parole, ai tanti programmi, in mezzo ai tanti rumori, in mezzo alle troppe distrazioni. Fino a quando potremo ascoltarla finalmente dalla sua viva voce, ospiti nella sua casa, per sempre!

don Alessandro