Parrocchie Marrubiu

Vergine di Montserrat e Sant'Anna

Categoria: News

sabato 9 gennaio 2021
Rileggiamo insieme l'anno trascorso...
Riflessione al Te Deum di fine anno
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Maria,
da parte sua
custodiva tutte queste cose,
meditandole nel suo cuore
Lc 2,19
 

A conclusione di un anno alquanto drammatico ma visitato ugualmente dalla luce della fede, ci ritroviamo, come Comunità credente, per esprimere al Padre della vita il nostro Grazie.

Questa determinazione cosmica del 31 dicembre di ogni anno è un appuntamento convenzionale, in quanto, sappiamo bene, che tra qualche ora di fatto cambierà poco. Eppure, la consapevolezza del tempo che, inesorabilmente scorre, ci costringe a sostare per tentare sempre un bilancio.

La liturgia che stiamo celebrando, che di fatto chiude un anno e ne apre uno nuovo, ha un modo tutto suo per aiutarci a guardare gli eventi passati dalla giusta prospettiva, e cioè sotto la luce di Dio, principio e fine di tutto ciò che esiste. Sì, perché se dovessimo lasciarci andare al nostro naturale istinto di analizzare tutto sotto la sola nostra luce e personale prospettiva, rischieremmo di cogliere solo in parte la verità profonda di ciò che abbiamo vissuto in questo anno.

In questo tentativo di lettura e analisi dell’anno trascorso, la liturgia della solennità della Divina Maternità, e in particolare il Vangelo di Luca che abbiamo ascoltato, ci propone l’atteggiamento di Maria. Lei, nei racconti della Natività che stiamo ascoltando in questi giorni, appare sempre silenziosa ma attenta a tutto, e in special modo a quei particolari che nella vita rivelano il senso profondo delle cose e rifuggono da clamori e visibilità. Dio agisce nell’apparente insignificanza delle cose. Maria – dice il testo di Luca – custodisce e medita: due verbi chiave che ci invitano a non trascurare nulla di quanto accaduto nell’anno appena trascorso. Saremmo tentati di fare noi una scelta tra ciò che è servito ed è stato positivo da ciò che invece è stato pura disgrazia e non per il nostro bene.

Come credenti, ad imitazione di Maria, e grazie allo Spirito Santo, con quell’intelligenza spirituale che riconosce Dio come padre buono che veglia sul cammino dei suoi figli, siamo invitati a custodire tutto dell’anno trascorso, e a mettere insieme i giusti significati accanto agli eventi vissuti. La fede ci spinge sempre ad andare oltre la superfice degli eventi.

Siamo tutti tentati di classificare l’anno trascorso come fra i peggiori degli ultimi secoli: un anno impraticabile, saturo di dolori e afflizioni. Un anno che abbiamo la tentazione di interpretare come una grande disgrazia per tutto il mondo. Un anno che ci ha imposto una maschera sul viso, ma ne ha fatte cadere tante altre che nemmeno sapevamo essere maschere: le false sicurezze, il mito del progresso infallibile, l’idea di essere al riparo dalle grandi tempeste. E così, ci siamo scoperti vulnerabili ed esposti a rischi che non erano sotto il nostro controllo. Ci siamo scoperti impreparati al passaggio del tempo. La bufera che si è abbattuta ha imposto bruschi limiti ai luoghi e alle espressioni della vita. E abbiamo tutti, di nuovo, imparato a sillabare, più e più volte, parole come incertezza, distanza, fragilità, solitudine, paura.

Tuttavia, lo sguardo di Maria, sotto l’azione dello Spirito, guida i nostri occhi a guardare in profondità e allarga gli orizzonti angusti che ci impediscono di cogliere che Dio è in azione…perché Lui è il nostro custode: “non dorme, non prende sonno il custode d’Israele e sta alla nostra destra…” (sal 121).
Al fondo di ogni umana esperienza, anche nei momenti più dolorosi e drammatici, risuona una Parola più grande di noi. Essa è il motivo per cui esistiamo e che allo stesso tempo proietta negli angoli più bui e dolorosi quella luce che ci fa vedere vita e speranza dove ci sembra ci siano solo morte e disperazione.
Una luce capace di rianimare le nostre attese e ci permette di continuare a credere, nonostante tutto. Noi tutti, in questo frangente storico, vorremmo avere visioni nitide del futuro e garanzie assolute, ma Dio ripete a ciascuno di noi quella parolina così breve ma carica di pregnanza spirituale: non temere!
Noi vorremmo certezze, ma Dio ci chiede di continuare il cammino della vita come pellegrini nella fede, allenandoci a saper decifrare i suoi passaggi nella nostra vita e a saperci spogliare di tutto ciò che appesantisce il cammino.
Sotto la luce di Dio, non ci sarà difficile constatare che anche il 2020 è stato un anno di Grazia per chi ha uno sguardo attento e profondo. Quanti gesti d'amore ha moltiplicato! Quanta dedizione è venuta a contrastare la rimozione della speranza. Quanta fraternità e servizio hanno illuminato ogni solitudine umana. Anche nel mezzo delle privazioni e restrizioni imposte, quanti doni hanno fatto rifiorire vita e speranza. Nella severità di questo tempo, quante storie di dolcezza e germogli di speranza restano ancora da raccontare. Nella sconvolgente ora della prova, quante volte, pregando, abbiamo sentito, nella solitudine aspra del deserto, la presenza del Signore accanto a noi.
Un anno fa non sapevamo, non immaginavamo, non credevamo. Eccoci qui, un anno dopo,
più tristi senz’altro, ma profondamente grati a Dio, per tutto…
Fai risuonare o Dio, la lode dalle nostre labbra!
Pensando al dramma generale causato dalla pandemia, è istintivo il desiderio di archiviare frettolosamente un passato che brucia, anche se siamo consapevoli della fragilità del tempo presente e dell’illusione che come spesso si è banalmente ripetuto e scritto, “andrà tutto bene”. Non è stato così...
Ma tutto il dramma che si è abbattuto come una furiosa tempesta non ha ci ha impedito di cogliere meravigliosi squarci di luce.
Questo 2020 non è un anno da dimenticare ma da ricordare. Siamo andati a lezione di vita, una lezione più che mai "in presenza" anche quando avveniva a distanza, perché entrava nelle nostre carni, ci costringeva a guardare ciò che non avremmo voluto guardare.
Stiamo imparando molto.
Anche duramente, anche sulla nostra pelle o su quella dei nostri cari. Il coronavirus con la sua forza ha dimostrato la nostra fragilità, ha smantellato certezze dalle fondamenta deboli, ha ridimensionato i deliri di onnipotenza che, più o meno consapevolmente, avevamo coltivato, compresa la pastorale parrocchiale, dove, certamente non potremo continuare la vita di prima, fatta di scadenze di riti da celebrare e di poca consapevolezza per orientarci, invece, all' apertura di cuore e di spirito.
La grande lezione di quest’anno, e che il vangelo ripete spesso, è che noi non siamo padroni della nostra vita. Guardando ancora Gesù che nasce a Betlemme e che vuole continuamente rinascere nei nostri cuori, noi riusciamo a capire qualcosa solo se c’è questo riferimento a Lui, spogliandoci di ogni forma di orgoglio e superbia che ci impediscono di convivere in pace con la verità più profonda del nostro spirito. In questa viva relazione con Gesù, da chiedere come Grazia questa sera, noi saremo uomini di pace e strumenti di pace. Forse perennemente inquieti, ma di quella benedetta inquietudine che ci spinge ad una ricerca costante e ci immunizza da ogni mediocrità della mente, del cuore e dello spirito.
Guardando la grotta di Betlemme, contemplando in silenzio lo sguardo di Maria, con pazienza riusciamo a capire qualcosa di noi stessi e del tempo complesso che stiamo vivendo. Lo dice bene un salmo quando afferma: “alla tua luce vediamo la luce” (sal 35).
Così, l’unico bilancio autorizzato di questo anno lo possiamo fare solo guardando a Lui, e ricordandoci che per quanto possano sembrare, a volte, grandi le tenebre che abbiamo vissuto, esse non hanno vinto la luce che conta, unica capace di splendere nelle tenebre del mondo.
Guardando i numeri che ritmano i diversi momenti della vita parrocchiale, tutto risente del dramma della pandemia: non solo la scarsa e ridotta partecipazione alla vita comunitaria, ma anche l’impossibilità a celebrare i Sacramenti, in particolare le tanto attese prime Comunioni e le prime confessioni per i gruppi della catechesi Davide e Andrea in particolare, e il gruppo sperimentale Samuele. Anche la mancata celebrazione dei matrimoni ha reso l’anno più triste e desolato.
I Battesimi, nonostante le restrizioni, sono stati momenti di Grazia, a motivo degli otto bambini e bambine battezzate: 7 di Marrubiu e solo 1 di Sant’Anna.
L’anno oramai trascorso ci ha richiamati a condividere il dolore con tante famiglie visitate dal lutto, per la morte di 68 fratelli e sorelle che vivono in Dio, 64 di Marrubiu e 4 di Sant’Anna.

 Il nostro pensiero ancora per quanti soffrono il dolore di morti improvvise e premature e fra queste ultime non posso non fare memoria della cara Veronica Murgia che, conformata anche nel corpo alla Croce di Gesù, ha lasciato a me e ai suoi cari preziosi insegnamenti di vita evangelica con la testimonianza di una preghiera vissuta fino alle fine come comunione e affidamento totale a Dio.

Ma il nostro grazie a Dio, questa sera, perché possa essere espressione di un corpo, quello di Cristo in noi, non può fare a meno di condividere la gratitudine per il dono che siamo gli uni per gli altri. Voi lo siete per me… per me siete una famiglia… non siete destinatari di prestazioni religiose e vi chiedo perdono se spesso i miei modi o le mie inadempienze possono compromettere i miei desideri e i miei propositi di bene per voi.

Grazie a tutti per quello che siete, grazie a tutti i collaboratori che, seppur in questo tempo che vede anche una forte di riduzione dalla vita della Comunità, contribuite con fedeltà al vostro servizio a testimoniare la Chiesa viva di Gesù, consapevoli che vero artefice di tutto ciò che di bello e buono condividiamo in Parrocchia è lo Spirito Santo!

Lo Spirito, quest’anno, grazie al ministero del nostro vescovo Roberto,a motivo dell’impossibilitàda parte mia di seguire costantemente la parrocchia di Sant’Anna, ci ha fatto dono di don Ernest come vicario parrocchiale per la Comunità di Sant’Anna.

Fra in tanti doni di Grazia, dobbiamo anche riconoscere che questo virus sta raschiando in profondità la nostra vita, anche in relazione a quel lavoro personale che facciamo quando, illuminati dallo Spirito, tentiamo una seria verifica delle motivazioni profonde che stanno alla base del nostro impegno in parrocchia e anche nella vita. Fa pensare che la vita della Comunità parrocchiale, specialmente all’interno delle diverse ministerialità e servizi, si esprima spesso, in modo sproporzionato, più sui singoli servizi da svolgere che sull’effettiva condivisione della vita di fede nella Comunità. Il nostro fare deve essere sempre espressione di ciò che è essenziale e prioritario: la liturgia domenicale, l'ascolto della Parola, la testimonianza della carità tra di noi.

Grazie anche a voi cari ragazzi, per la vostra presenza… siete il futuro non solo del nostro paese ma anche di questa parrocchia nella quale potete fare esperienza che Gesù non è un mito o personaggio della storia ma una presenza viva, talvolta sconvolgente e drammatica ma garanzia di realizzazione della nostra umanità. Vi guardo con affetto e ammirazione e vi benedico, insieme alle vostre famiglie per quello che siete.

Il Signore, in questa sera, ascolti la nostra preghiera e per intercessione di Maria, nostra patrona massima, esaudisca i nostri desideri di bene per il nuovo anno. Amen.

Marrubiu, 31 dicembre 2020

don Alessandro

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